Cinema Fortunato

Grande ritorno di “Shaun”, la commedia muta che sa dire moltissimo

Di Simone Fortunato
06 Novembre 2026
La Aardaman manda nelle sale il suo lungometraggio migliore. Non banale “Primetime”, anche se difficile. Nel biopic su Pino Daniele manca proprio la musica. Terribile “Quando c’era lui… caro lei!”. I film della settimana
Fotogramma del film di animazione “Shaun, vita da pecora: Operazione Z.U.C.C.A”

Il testo che segue è tratto dalla puntata settimanale di “Cinema Fortunato”, la newsletter di recensioni cinematografiche riservata agli abbonati di Tempi. Abbonati per riceverla ogni giovedì.

Legenda: ★★★★ pazzesco | ★★★ ci sta | ★★ ’nzomma | ★ imbarazzante

Shaun, vita da pecora: Operazione Z.U.C.C.A ★★★★

Di Steve Cox e Matthew Walker
Dove vederlo: al cinema

La Aardman Animations torna alla commedia muta, dove nessuno parla e tutto passa per i corpi di plastilina, per i tempi comici e per l’ironia diffusa. Meno male: è questo il loro lungometraggio migliore, che riprende il ritmo scatenato degli episodi televisivi. È un gioco che ha più a che fare col mimo antico che con la sitcom: l’equivoco, l’inseguimento, la paura che si scioglie in risata o addirittura nel surreale. Soprattutto, quello che convince di più della Aardman – che negli anni, oltre a Shaun, ha portato al cinema Wallace & Gromit, Galline in fuga e il bello ma sottovalutato Pirati! Briganti da strapazzo – è l’idea che si possa sorridere dei difetti di chiunque, dal fattore, qui protagonista assoluto e buffissimo, alle varie pecorelle, senza per forza scadere nella volgarità o nel sarcasmo feroce e un po’ fine a se stesso.


Fotogramma del film “Primetime” di Lance Oppenheim con Robert Pattinson

Primetime ★★★

Di Lance Oppenheim
Dove vederlo: al cinema

Dopo vari buoni documentari, Lance Oppenheim esordisce nella finzione con un film passato in concorso a Venezia, prodotto dalla sempre intelligente A24. Lo sguardo del documentarista si riconosce subito: l’attenzione ai volti, la pazienza davanti ai personaggi, una messa in scena precisa e che riporta lo spettatore agli albori di internet e agli show televisivi dei primi anni Duemila. È anche il limite del film, perché la narrazione non sempre sostiene l’ambizione e il ritmo procede a strappi, alternando sequenze di forte impatto emotivo ad altre che non trovano una direzione. Però rimangono dei momenti molto alti: dalla recitazione nevrotica di Robert Pattinson, sempre più in gamba, alla riflessione non banale sul meccanismo televisivo. Non è un film facile, anche perché non c’è nessun personaggio per cui parteggiare.


Fotogramma del film “Je so’ pazzo” di Nicola Prosatore con Massimiliano Caiazzo nei panni di Pino Daniele

Je so’ pazzo ★★

Di Nicola Prosatore
Dove vederlo: al cinema

Il biopic su Pino Daniele attraversa l’infanzia nel quartiere del Porto, segnata dall’abbandono, l’ascesa musicale e il concerto del 1981 davanti a duecentomila persone. Massimiliano Caiazzo si sottopone a una trasformazione fisica notevole ed è la cosa migliore di un film che va un po’ troppo a strappi e appare indeciso sulla strada da percorrere, quella del biopic tradizionale oppure la via più stretta e antispettacolare del documentario. Qualche passaggio a vuoto in sede di sceneggiatura lo rende più vicino a una fiction che al vero cinema. Certo, la ricostruzione della città e dell’ambiente è buona, così come è funzionale il coro di personaggi che accompagna il bravo Caiazzo. Quello che manca, paradossalmente, è la musica, che Daniele ha reinventato con un impasto di blues, jazz e tradizione partenopea e che forse avrebbe avuto bisogno di più spazio in un film che vuole dire troppe cose in meno di due ore.


Fotogramma del film “Quando c’era lui… caro lei!” di Giancarlo Santi con Paolo Villaggio

Quando c’era lui… caro lei! ★

Di Giancarlo Santi
Anno di uscita: 1978
Dove vederlo: Prime Video

Farsa terribile, comparsa all’improvviso nei cataloghi Prime Video. Un benzinaio (Paolo Villaggio) riconosce in un’auto blu due vecchi amici: un ex camerata, oggi questore, e un ex anarchico, oggi senatore. I due lo trascineranno in una lunga, delirante carrellata di ricordi in camicia nera. Le intenzioni erano quelle di criticare il Potere negli anni Settanta e ridicolizzare i fascisti di un tempo e quelli attuali. Ma è tutto così terribilmente buttato in caciara. Villaggio fantozzeggia senza copione, il cast è assurdo (Gianni Cavina, Hugo Pratt che firma anche i fondali, il povero Mario Carotenuto che fa il Papa, Orietta Berti che fa la massaia Rachele Mussolini). Tutto tirato per i capelli, sketch slegati: l’unica cosa davvero simpatica è Vittorio Emanuele III interpretato da un nano.

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