Educare le ragioni: la vera risposta al vuoto dei giovani
Caro direttore, facciamo fatica ad abituarci alle immagini televisive che ci mostrano i manifestanti di Milano intenti ad assaltare un supermercato. Si vedono ragazzi che si guardano intorno incerti e poi, in quattro o cinque, iniziano a saltare sul tetto di un furgone parcheggiato davanti al supermercato. Altri prendono d’assalto le vetrine del negozio, frantumandole. Quindi entrano nel locale, rovesciano il primo scaffale che incontrano facendo cadere a terra la merce. Qualcuno prova a forzare le casse, ma poi desiste deluso. I ragazzi sembrano vagare tra le corsie, quasi incerti sul da farsi. Uno esce in strada con due bottiglie in mano, probabilmente alcolici o superalcolici.
Mi chiedo: cosa avrebbe potuto fare un passante o cosa avrei fatto io in quella situazione? E cosa avrebbero potuto fare gli agenti di polizia se si fossero trovati in quella situazione? Fatico a trovare una risposta convincente…
Quelle immagini continuano a tornarmi in mente. Potremmo essere i genitori o addirittura i nonni di quei ragazzi. Cosa si può fare?
Penso che, innanzitutto, dobbiamo chiedere alle forze politiche di esprimere un giudizio chiaro sulle “non ragioni” di gesti come quelli. Cioè dobbiamo fare il contrario di quello che hanno fatto Beppe Sala e Mario Calabresi, che hanno condannato la violenza, ma anche aggiunto di comprenderne le ragioni. Ma se una “ragione” è tale, essa implica un’azione adeguata, non un atto vandalico. Guardando quei ragazzi, tanti giovanissimi, vedo un confuso brancolare nel vuoto. Non stanno protestando contro qualcuno o per qualcosa. Di quali “ragioni” parlano Sala o Calabresi? Sicuramente non sono le loro. Chi ha responsabilità di governo di un Paese o chi si candida ad amministrare un Comune deve aver chiaro che gesti tali non possono avere ragioni condivisibili. Se si scende in piazza occorre affermare in modo chiaro perché si protesta. Altrimenti si finisce per essere strumentalizzati.
Mentre penso a queste cose, ragionando con alcuni amici durante una cena, mi vengono in mente le immagini della giornata della Colletta Alimentare che ogni anno vede protagonista un popolo: immagini di giovani, di studenti di tante scuole, di universitari, di insegnanti, di gente normale che dona un po’ del suo tempo per andare in un supermercato, senza nascondersi dietro un passamontagna, ma mettendo la propria faccia per chiedere un aiuto per le famiglie bisognose, per chi non ce la fa nemmeno a mangiare. Questi ragazzi mettono bene in ordine i pacchi, suddividendoli per generi alimentari, li caricano su un furgone, li portano a quelle famiglie che, spesso, nemmeno riescono a mettere in tavola il necessario per cenare.
Eccole le ragioni! Sono queste che potrebbero animare i nostri giovani a vivere un gesto di solidarietà pieno di azioni sensate e adeguate alla crisi economica che una fetta della nostra popolazione subisce sulla sua pelle. Sono queste le “ragioni” che dovrebbero essere condivise anche da chi ha responsabilità politiche.
Le ragioni vanno educate, sempre. In modo instancabile. Lo fa il popolo italiano con questo meraviglioso gesto della Colletta Alimentare. E lo fanno tutte le migliaia di realtà che continuano a proporre ai nostri giovani una strada piena di ragioni.
Mi piacerebbe che questi mesi, anziché riproporre il rito stanco delle occupazioni, diventassero un’occasione di operosità e di costruzione di luoghi in cui l’umano sia accolto e non strumentalizzato. Lo saranno, se i giovani troveranno adulti che fanno loro proposte sensate e non autolesionistiche. Lo saranno, se la politica e i sindacati favoriranno spazi di libertà e incontro. E lo saranno se anche la Chiesa non smetterà di costruire luoghi di educazione per quella Magnifica Humanitas di cui ognuno di noi ha bisogno per ricominciare.
Carlo Tellarini
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