Tentar (un giudizio) non nuoce
Carlo Lucchina, un uomo che ha servito realmente il bene comune
La Provincia di Varese, insieme con Varese per l’Oncologia, ha organizzato una giornata in memoria di Carlo Lucchina, intitolata “L’uomo oltre il manager”.
Carlo Lucchina è stato un grande uomo! Per dieci anni, dal 2003 al 2013, Direttore Generale della Sanità lombarda; prima, dal 1999, Direttore Generale dell’Azienda ospedaliera di Varese e, prima ancora, Direttore Generale e storico dirigente della Ragioneria della Provincia di Varese.
Ho avuto il privilegio di conoscere Carlo Lucchina 35 anni fa, quando ero giovane Assessore al Bilancio nel Comune di Induno Olona, dove abitavo allora, e lui era già un riferimento per tutti in Provincia. Poi ho avuto tante occasioni per incontrarlo quando era Direttore dell’Ospedale di Varese e ancor più da colleghi in Regione, a cominciare dalla volta in cui fui inviato a chiedergli se fosse disponibile a lasciare la direzione generale della Provincia per assumere quella dell’Azienda ospedaliera. Già lì mi colpì la sua risposta: «Solo per la sanità potrei lasciare la mia amata Provincia». Così cominciò il suo percorso nella sanità lombarda, di cui Lucchina è stato un pilastro fondamentale per tantissimi anni, anche dopo la fine del suo incarico come Direttore Generale, come ben testimoniato dall’attuale Assessore Guido Bertolaso e dal Presidente Fontana, con riferimento in particolare al contributo di Lucchina nella gestione dell’emergenza Covid e della campagna vaccinale. Se la Lombardia è stata un modello nella sanità per tanti anni, ed è riuscita a farlo con i conti sempre in ordine e il bilancio in pareggio, il merito è stato in gran parte suo.
Un burbero con un grande cuore
Lucchina è stato un uomo delle istituzioni, servitore autentico del bene comune. Ma anche un uomo a tutto tondo, di straordinaria umanità: un grande amico, un padre e un marito innamorato della sua famiglia, un incallito fumatore, un appassionato cercatore di funghi, che mai e poi mai avrebbe rivelato ad alcuno i suoi posti buoni, e tante altre cose.
Soprattutto, un grande manager pubblico, capace di motivare e coinvolgere moltissime persone, che con lui hanno reso il sistema sanitario lombardo, in quegli anni, un’eccellenza mondiale. Un uomo pragmatico e diretto, sempre orientato al risultato, estremamente competente e capace di rispondere ai problemi che gli venivano posti perché lavorava e studiava continuamente.
Sotto la superficie burbera di un carattere forte nascondeva un grande cuore e uno straordinario senso del lavoro, del dovere, del servizio dentro le istituzioni, accompagnati da una rettitudine e da una determinazione che lo hanno reso capace di raggiungere obiettivi che sembravano impossibili. Moltissimi lo hanno testimoniato durante la giornata a lui dedicata. Soprattutto coloro che hanno lavorato più vicino a lui e hanno fatto parte della sua squadra, che lui riuniva tutti i lunedì alle 8.30 per affrontare insieme i problemi e per dare, ma anche condividere, le indicazioni operative.
La preferenza è una cosa seria.
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Il caso Englaro
Carlo aveva una stella polare nel suo lavoro: il servizio alla persona umana, quella vera e concreta, non l’umanità astratta e ideologica. Il suo cruccio più grande è sempre stato che anche un solo cittadino potesse non ricevere le cure necessarie dal servizio sanitario.
Che cosa ha ricevuto Carlo Lucchina in cambio di questo servizio? Purtroppo, oltre un decennio di ingiustificata persecuzione giudiziaria, legata in particolare al caso di Eluana Englaro, con processi conclusi tutti con la piena assoluzione e con il pieno riconoscimento dell’assoluta correttezza delle procedure seguite, ma anche con richieste di risarcimento per centinaia di migliaia di euro da parte della magistratura contabile, che certamente hanno minato la sua serenità e la sua salute e contribuito alla sua prematura scomparsa. Proprio perché Carlo era di un’onestà e di una moralità indefesse, figlie anche del suo essere un autentico uomo di fede e, per questo, un autentico “civil servant”, l’accusa di essersi comportato in modo improprio e strumentale a interessi particolari lo ha scavato dentro.
Se la grandezza di un uomo si misura da quello che lascia dopo la sua scomparsa, oggi le tantissime testimonianze, dai suoi amici d’infanzia fino al ministro Giorgetti, hanno confermato la formidabile eredità di insegnamenti ed esempi che Carlo ci ha donato, inclusa la dignità con cui ha affrontato i processi.
Grazie Carlo, amico mio! Saremo capaci di essere degni ogni giorno del tuo esempio?
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