Milano, la sicurezza da riconquistare

Di Davide Amata
17 Settembre 2026
Alla tavola rotonda, il dialogo sulla sicurezza ha fotografato la situazione reale della città e suggerito i passi per migliorare la vivibilità dei quartieri

«Ci immaginiamo Milano come la nostra casa, desideriamo vivere senza la paura di prendere i mezzi pubblici, o di circumnavigare un parco la sera tornando a casa. Quando un posto non è più vissuto smette di essere un bene per tutti, per questo la sicurezza è un bene comune». Pietro Giuliani, tra i responsabili dell’Associazione LabOra introduce la serata, moderata da Luca Boldetti, che ha visto protagonisti Marco Lombardi, professore ordinario di Sociologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore, Matteo Forte, consigliere di Regione Lombardia e Tullio Mastrangelo, presidente Anivp.

«Questo è il primo di un ciclo di incontri che attraverseranno la città di Milano. Il tema di stasera tocca tutti noi, la sicurezza» aggiunge Luca Boldetti di Labora, davanti ad una folta platea di giovani milanesi e di professionisti, tra cui insegnanti, commercialisti, avvocati e pensionati accorsi con vivo interesse.

La realtà e il percepito

«Milano certamente non è totalmente insicura, tuttavia ha una serie di problemi da affrontare, le rapine sono cresciute del 63 per cento nell’ultimo triennio. I numeri mostrano una sicurezza che presenta diverse criticità in particolare le rapine, le frodi, le violenze sessuali, sono gli atti criminosi più frequenti in città. Le criticità sono concrete, bisogna chiedersi di cosa hanno paura i cittadini milanesi?» Marco Lombardi, si interroga sullo scenario urbano e lo approfondisce «Una ricerca rilanciata dall’Ansa nel 2025 afferma che il 26 per cento dei milanesi percepisce un aumento della microcriminalità, e quasi la metà, il 49 per cento, ha paura di uscire la sera. Tutto questo ci dice che ci sono criticità oggettive da affrontarle. Non serve una linea di propaganda sulla sicurezza, com’è condotta da alcune parti politiche, i cittadini spesso si fanno guidare dalla percezione, una percezione che è concreta nei suoi effetti. Questo deve preoccupare la politica, deve lavorare sulla percezione dei cittadini, la percezione produce effetti reali, ed è grave che quasi metà dei milanesi non esce la sera. I problemi non vanno enfatizzati troppo tuttavia bisogna predisporre degli interventi specifici». Il pubblico in sala condivide l’analisi proposta da Lombardi, che indirizza il dialogo sul ruolo attivo del cittadino e sul suo contributo alla sicurezza urbana.

Allo Stato la sicurezza

«La sicurezza urbana è quel sistema che garantisce la qualità della vita del cittadino, la sua libertà di poter prendere un tram, andare in un parco. Il tema della percezione non si può liquidare, va affrontato» sottolinea Tullio Mastrangelo, già capo della Polizia locale dal 2009 al 2016, che puntualizza: «Alcuni fatti incidono maggiormente sulla percezione della sicurezza, a Milano le rapine ci sono sempre state, ma prima colpivano le banche, le poste e le gioiellerie. Oggi si compiono rapine per il nulla, a Rozzano un giovane di 32 anni è stato ucciso mentre tornava a casa dal lavoro per delle cuffiette di 14 euro, a livello di malavita oggi c’è un abbassamento notevole degli obiettivi, così come la violenza gratuita delle bande dei maranza».

Il punto secondo Mastrangelo è che al lavoro egregio delle forze di polizia sul territorio, va affiancata la pianificazione: «C’è troppa emotività, vanno invece analizzate le specifiche criticità del territorio. Già Letizia Moratti mi aveva chiesto di costruire un sistema di monitoraggio, Nel medio e lungo periodo bisogna lavorare sulle cause socio-territoriali che sono alla base della sicurezza. Compito dell’ordine pubblico dello Stato è quello di contrastare i reati, la municipalità deve intervenire su quello che è la materia socio-territoriale, come il design dei quartieri e la presenza di esercizi pubblici o commerciali contro la desertificazione».

Il compito del Comune

Matteo Forte conferma il contesto tracciato da Mastrangelo illustrando il quadro normativo: «Compito dello Stato è combattere i reati. Il Decreto Caivano del 2023 ha introdotto elementi importanti di deterrenza, è stata abbassata l’impunibilità a quattordici anni, ed è stata riconosciuta anche una responsabilità penale dei genitori che non mandano i figli a scuola. La pena ha un valore di deterrenza, lo ha affermato anche Roberto Di Bella, presidente del Tribunale dei minori di Catania, rappresenta infatti uno strumento per intervenire in modo tempestivo sui giovanissimi e affidarli a dei contesti più sicuri. Il questore di Milano, nella comunicazione dei dati ci dice che purtroppo su cinquanta arresti, venti coinvolgono minori. La Regione può dare ai comuni degli strumenti per dotare la Polizia Locale».

L’analisi di Matteo Forte, tiene dentro anche dolorosi fatti di cronaca che rappresentano una cartina tornasole della situazione milanese: «L’11 agosto 2025, la signora Cecilia De Astis uscendo di casa è morta a Gratosoglio investita da un auto rubata da tre ragazzini minori che abitavano nel campo nomadi di Via Selvanesco, oggi quei ragazzi vivono in comunità. Se fossero stati intercettati da un educatore di strada forse tutto ciò non sarebbe successo. Il mio amico Filippo Boscagli a Lecco, nel vincere le elezioni ha proprio lavorato sul tema dell’educatore di strada, nell’Ottocento questo lo facevano santi come San Giovanni Bosco. Attraverso delle reti di educatori i ragazzi possono tornare a scuola».

Un ulteriore area problematica della città, trascurata dalle ultime giunte, è il parco di Rogoredo per la presenza endemica di spacciator. Matteo Forte suggerisce un cambio di approccio: «Non serve l’ideologia green ma più sostenibilità umana e sociale, occorre costruire comunità vive, presenti nei parchi. Per questo bisogna lavorare sull’urbanistica, il modo stesso di immaginare la città migliora la sicurezza. Il Comune può lavorare sulla prevenzione, nella mia commissione stiamo cercando di aggiornare la legge regionale sulla sicurezza urbana».

La cooperazione tra Stato, istituzioni e cittadini

Marco Lombardi riassume la suddivisione dei compiti che può contribuire a migliorare il quadro della situazione attuale: «La sicurezza non può essere delegata solo allo Stato, la vivibilità di una città dipende dalla qualità delle relazioni, anche chi filma un reato senza intervenire o segnalarlo ha una parte di responsabilità. La sicurezza è una condizione di vita che si costruisce nella collaborazione tra cittadini e istituzioni. Il cittadino deve aver fiducia nelle istituzioni, è inoltre necessaria una corresponsabilità tra le molteplici istituzioni della città, come la scuola e la famiglia, le comunità locali e le stesse associazioni commerciali. La prevenzione sta nella repressione delle cause, certamente oggi il disprezzo della vita umana è diventato in molti casi spaventoso da parte delle bande di minori. Servono risposte rapide e al tempo stesso un lavoro sulle cause del lungo periodo».

Tullio Mastrangelo arricchisce la visione proposta da Marco Lombardi a partire dalla sua esperienza sul campo: «Il privato è già di supporto alle forze di polizia in una serie di attività di controllo, ad esempio negli aeroporti il controllo ai varchi è tenuto dalle guardie giurate. Negli stessi ospedali sono presenti operatori privati, così come negli stadi con il presidio degli steward, anche nella Galleria Vittorio Emanuele ci sono dei vigilanti privati sul tetto, a Milano inoltre circolano mediamente quattrocento pattuglie di guardie giurate di notte. È presente un buon partenariato tra pubblico e privato, stiamo cercando di replicarlo nei piccoli comuni. L’obiettivo è una sicurezza integrata, partecipata e sussidiaria».

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