Il Paese dei Normali

Alberto

Di Fabio Cavallari
06 Settembre 2026
«Se vuoi venire a casa mia, impara a tagliare il formaggio. Se no, quella è la strada». Lo diceva senza alzare la voce
Foto di Alexander Maasch su Unsplash

Alberto non guardava come gli ospiti bevevano il vino ma come prendevano in mano il coltello per tagliare il formaggio. Se vedeva qualcuno affondare la lama nel pecorino senza pensarci, lo fermava subito.

«Se vuoi venire a casa mia, impara a tagliare il formaggio. Se no, quella è la strada».

Lo diceva senza alzare la voce. E soprattutto senza sorridere.

La sua casa, sulle colline della Romagna, era sempre piena di persone. Sotto il grande gelso passavano contadini, medici, professori, imprenditori, studenti e amici arrivati da lontano. Si mangiava quello che offriva la stagione, si beveva il vino delle sue vigne e si restava a tavola fino a quando il buio cancellava l’ultima riga dell’orizzonte.

La terra non sopporta la fretta

Molti lo prendevano per un uomo burbero. Alberto diceva che le persone si riconoscono dai gesti piccoli. Da come spezzano il pane, versano il vino agli altri, prendono in mano un coltello.

Dal padre aveva imparato che la terra non sopporta la fretta. Una vite produce buon vino solo se viene rispettata, un grappolo non matura prima perché glielo ordini e un formaggio ha una forma che non puoi ignorare senza rovinarlo. «Le cose fatte bene», ripeteva, «vogliono essere capite prima di essere usate».

Quando gli ultimi ospiti se ne andavano, Alberto rimetteva a posto i bicchieri, copriva il formaggio con un canovaccio e restava qualche minuto sotto il gelso a guardare le vigne scendere verso il mare.

Per capire una persona non gli faceva domande. Gli metteva un coltello in mano e un pezzo di pecorino sul tavolo.

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