Chi pensa di trovarsi di fronte a un libro di nostalgica memorialistica, rimarrà sorpreso. Zola sceglie la fortunata formula delle lettere al «padre nella fede» per raccontare di sé con un tono e una libertà sorprendenti
Luigi Giussani, fondatore del movimento Comunione e Liberazione, in una foto del 1981 (foto Ansa)
Questo è un libro che merita di essere letto. Non solo perché Peppino Zola è senza dubbio tra le persone più titolate a parlare del servo di Dio don Luigi Giussani – fu tra i primi a seguirlo, sin da giovanissimo –, ma anche per l’acume di alcune sue osservazioni, che ne fanno un suo degno discepolo (verrebbe quasi da dire che Zola, per temperamento, passione e decisione, è un “giussaniano al cento per cento”, avendo completamente introiettato il modo di vedere e sentire del fondatore di Comunione e Liberazione).
Chi pensa di trovarsi di fronte a un libro di nostalgica memorialistica, rimarrà sorpreso. Zola sceglie la fortunata formula delle lettere al «padre nella fede» per raccontare alcune sue entusiasmanti esperienze giovanili, ma anche per commentare fatti assai più recenti (la morte dell’amata moglie Adriana, la lettera di papa Francesco a Davide Prosperi, l’approvazione dello statuto del movimento) con un tono e una libertà sorprendenti.
Vita degna di essere vissuta
Nell’invito ...
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