Contenuto riservato agli abbonati

Fanno il deserto e lo chiamano pace. Ma da Oriente è sorta una luce

Di Renato Farina
26 Agosto 2026
Sapevano i contabili del blocco che affamava i bambini dell’Artsakh, sanno i giudici militari che scrivono sentenze, sanno i cancellieri d’Europa che firmano contratti sul gas
Ruben Vardanyan, ex capo del governo della regione separatista della Repubblica del Nagorno-Karabakh, partecipa a un'udienza preliminare del processo penale presso il Tribunale militare di Baku, in Azerbaigian.
Ruben Vardanyan, ex capo del governo della della Repubblica del Nagorno-Karabakh, partecipa a un'udienza preliminare del processo penale presso il Tribunale militare di Baku, in Azerbaigian, il 17 gennaio 2025 (foto Ansa)

Cari amici italiani, so che parecchi di voi leggeranno queste righe a Rimini, nei giorni del vostro Meeting. Ve ne porto una manciata dal Caucaso, con un po’ di collera in omaggio. Qui, grazie a Dio, non si versa sangue. Ma attenti alla parola pace. Tucidide aveva fissato la legge del mondo: i forti fanno quello che possono, i deboli patiscono quello che devono. Cinque secoli dopo Tacito mise in bocca a un capo dei britanni il giudizio definitivo sugli imperi: «Fanno il deserto e lo chiamano pace». In mezzo era accaduto qualcosa che nessuno dei due seppe: Cristo era risorto. Una luce era sorta a Oriente, tremolante e irresistibile. È la stessa che arde oggi nel cuore armeno, custodita dalla fede di un piccolo grande resto. Il deserto lo fabbricano gli imperi. La luce no: quella non la fabbrica nessuno, arriva. Due fatti di questa estate Due fatti di questa estate. Il primo. Israele ha riconosciuto il genocidio armeno. Dopo più di un secolo di silenzio calcolato, il governo di Gerusalem...

Contenuto riservato agli abbonati Digitale e Full
Digitale
Il quotidiano online
+ il mensile digitale
Full
Il quotidiano online
+ il mensile digitale e cartaceo
Tempi capisce, colpisce. Abbonati subito. Scopri l’offerta

Articoli correlati