L’ovazione del Meeting per Leone XIV

Di Emanuele Boffi
23 Agosto 2026
L'entusiasmo dei ciellini per la visita del Papa a Rimini è segno di una gratitudine per una storia che, in ottant'anni, ha cambiato la vita a molti
Papa Leone XIV al Meeting di Rimini, 22 agosto 2026
Papa Leone XIV al Meeting di Rimini, 22 agosto 2026 (Foto Ansa)

Come si spiega l’entusiasmo del popolo ciellino per la visita di Leone XIV al Meeting di Rimini? I “viva il Papa”, le urla, i bambini protesi pericolosamente oltre le balaustre di contenimento per ricevere una carezza sono immagini che conosciamo, le vediamo ogni volta che il vicario di Cristo appare in qualche piazza, in Italia e nel mondo. Sono fotografie cui siamo abituati, certo. Ma ci sono momenti in cui una storia sembra convogliare in un attimo di tempo. Ieri, nei padiglioni della fiera, è stato uno di quei momenti, e rimarrà indimenticabile nella memoria di molti che sono stati segnati dall’incontro col carisma di don Giussani.

I ragazzi che videro il prete di Desio tuonare nelle aule del liceo Berchet, ormai sessant’anni fa, ieri c’erano. I lontani, arrivati da uno degli ottanta Paesi in cui il movimento ha attecchito, ieri c’erano. Donne e uomini che hanno dato alla propria vita la forma di una memoria di Cristo, ieri c’erano. Ragazzi, ragazzini, bambini a frotte, giessini tatuati e universitari con una corona di orecchini, ieri c’erano. Manager e casalinghe, professori e imprenditori che hanno rinunciato alle ferie per andare – gratuitamente e per una settimana – a spazzare i saloni della fiera, spillare birre, dare indicazioni ai visitatori in polverosi parcheggi, ieri c’erano. Anche quelli che nessuno reputerebbe degni di una qualche considerazione, quelli dell’undicesima ora, gli sbagliati, i cattolici dai facili costumi, ieri c’erano.

Una storia fatta di opere, eventi, politica, giornali, aziende, scuole. Una storia lunga quasi ottant’anni, nel luogo in cui, da quasi mezzo secolo, questa storia si esprime, si mette gagliardamente in mostra, sfida il mondo con la sfacciataggine di intruso impertinente. Questa storia, ieri, in un pomeriggio di metà agosto, ha salutato Leone XIV con un entusiasmo e una gioia che raramente si può vedere tributata a una sola persona.

Papa Leone XIV al Meeting di Rimini, 22 agosto 2026
Papa Leone XIV al Meeting di Rimini, 22 agosto 2026 (Foto Ansa)

Eredità viva

Certo, come ha detto il Papa rivolgendosi ai bambini: «Gli applausi più forti devono essere per Gesù Cristo: siamo tutti discepoli di Gesù!». Non si potrebbe dirlo con altre parole. Ma entusiasmo e gioia non si possono esprimere se non concretamente come affetto verso colui che quella discepolanza è chiamato incessantemente ad accompagnare e a confermare. «Cari amici, amate sempre la Chiesa!», ha ripetuto due volte il Papa. Ecco come si spiega tanto entusiasmo: è la gratitudine per una vita e per una storia che quotidianamente riempie il cuore. Si applaude il papa come forma di riconoscenza per quel che s’è ricevuto.

«Ringraziamo il Signore – ha detto il papa – per questa eredità viva, che vi dà una grande responsabilità storica, nella comunione più grande della Chiesa, a servizio di un’umanità che ha fame e sete di giustizia».

Non c’è eredità senza un compito. Non c’è storia senza un popolo.

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