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A lezione di tirannia con René Girard

Di Carlo Marsonet
08 Settembre 2026
Così il grande intellettuale francese smascherò l’ipocrisia di una umanità che non vuole ammettere di «essere segretamente solidale con quelli che sterminano per preservare la nostra sicurezza»
Ambrogio Lorenzetti, “Allegoria del cattivo governo” (particolare), 1338-1339, Siena, Palazzo Pubblico
Ambrogio Lorenzetti, Allegoria del cattivo governo (particolare), 1338-1339, Siena, Palazzo Pubblico

I lettori tempisti più affezionati si stanno probabilmente godendo, anche nel caldo estivo, il focus attuale di Lisander dedicato alla figura e al pensiero di Peter Thiel. Un personaggio certamente molto interessante, non facile da inquadrare. Gli interventi che finora si sono succeduti ne hanno messo a fuoco facce diverse, contribuendo a far emergere l’enigma, se così di può dire, Thiel. Del resto, proprio il suo maestro, René Girard (1923-2015), è stato anch’egli un pensatore estremamente complesso e stimolante a un tempo, da leggere, studiare e meditare (come si può ben capire da un’intervista di 25 anni fa a Tempi). Lo testimonia, fin da subito, la estrema difficoltà di etichettarlo: filosofo? Antropologo? Sociologo? Psicologo? Forse tutte le cose insieme, a dimostrazione di come il sapere non possa essere rinchiuso entro angusti, arbitrari e ottusi confini disciplinari.

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