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La preghiera del mattino di Lodovico Festa

Vedremo presto chi uscirà più malconcio dallo scandalo Epstein

Di Lodovico Festa
19 Novembre 2025
Il travaglio dell’opposizione dem a Trump, tra campagne mediatiche che rischiano di risolversi in autogol, leader deboli e spaccature nel partito. Rassegna ragionata dal web
Un furgone davanti alla Casa Bianca rinfaccia a Donald Trump l’amicizia con Jeffrey Epstein: «Certo che sapeva delle ragazze», recita la dichiarazione dell’imprenditore condannato per abusi sessuali e traffico di minori riportata sulle pareti del veicolo (foto Ansa)
Un furgone davanti alla Casa Bianca rinfaccia a Donald Trump l’amicizia con Jeffrey Epstein: «Certo che sapeva delle ragazze», recita la dichiarazione dell’imprenditore condannato per abusi sessuali e traffico di minori riportata sulle pareti del veicolo (foto Ansa)

Su Politico Jonhatan Martin scrive:

«By the old rules of Democratic nominations, Newsom fits neatly in the tradition of Jimmy Carter, Bill Clinton and Barack Obama: younger, outsider candidates who could credibly run fresh campaigns against the Washington status quo of both parties while claiming enough insider credentials to reassure party mandarins who care about such things.

The San Franciscan has never lived a day outside of California, presents younger than 58 because of his hair and genes and has endeared himself to his party rank-and-file by criticizing Democratic leaders for not fighting harder before leading by example to confront Donald Trump. Newsom also attended and scribbled notes at the first Clinton Global Initiative meeting in 2005 and has to be the only first-term lieutenant governor to have Bill Clinton, Michael Bloomberg and Arianna Huffington blurb his book».

Le sconfitte dei repubblicani nel voto di New York, del New Jersey, della Virginia e dei referendum californiani hanno ridato fiato ai democratici e hanno dato centralità al governatore della California Gavin Newsom – così scrive Politico – come candidato dell’Asinello nel 2028. Newsom, sia sulle questione della politica gender sia nel rapporto con le grandi imprese tecnologiche, ha dato prova di grande flessibilità tattico-strategica rimediando ai limiti “woke” della politica innanzi tutto obamiana. Basterà per far vincere un progressista californiano da sempre in difficoltà nel decisivo Midwest americano?

* * *

Sul Sussidiario Nicola Berti scrive:

«L’“operazione Epstein” – peraltro non imprevedibile – darà filo da torcere a Trump, ma difficilmente salverà la vecchia guardia dem, i Clinton e gli Obama, responsabili della disastrosa campagna presidenziale dell’anno scorso e prima ancora di aver puntellato fino all’ultimo Joe Biden, anche se divenuto “unfit” alla Casa Bianca».

Nelle prossime settimane vedremo quanto lo scandalo Epstein conterà nella politica americana: noi italiani conosciamo abbastanza gli effetti di scandali simili, avendo passato anni a discutere dei “bunga bunga” berlusconiani. L’aver usato però argomenti principalmente scandalistici invece che politici sin dal 2016 contro Donald Trump ha in parte assuefatto l’opinione pubblica statunitense a molti degli shock trumpisti etico-morali e la manipolazione anti Donald di un’istituzione un tempo professionalmente sacra come la Bbc, poi, non aiuta la campagna sul caso Epstein.

D’altro canto, però, un danno alle tesi trumpiane deriva dall’inettitudine del presidente americano stesso a rispettare con cura il ruolo della libera stampa in uno Stato e in una società liberi e democratici: questa mancanza di rispetto la si coglie anche, per esempio, nei recenti insulti a una giornalista di Bloomberg. Alla fine le questioni di forma diventano anche questioni di sostanza: è tempo che qualche amico lo spieghi chiaramente al Donald.

* * *

Su Formiche Gianluca Zapponini scrive:

«La decisione di Trump è stata poi salutata con favore dal mondo dell’industria italiana. “Accogliamo con favore questa notizia, che rappresenta un’iniezione positiva e un’opportunità di rafforzamento in un mercato di primo piano a livello globale. È un segnale di distensione che incoraggia gli investimenti e crea nuove opportunità di crescita, migliorando la marginalità e accelerando le opportunità di sviluppo negli Stati Uniti”, ha commentato Cristina Scocchia, ad di illycaffè. Scocchia ha specificato che “per quanto ci riguarda confermiamo la nostra volontà di valutare una produzione dedicata in loco, perché il mercato americano è per noi strategico e merita strutture e operations specifiche”».

Forse ben più pericolosa del caso Epstein, per l’attuale inquilino della Casa Bianca, è la questione inflazione, in parte prodotta da una campagna sui dazi condotta più propagandisticamente che con una visione insieme politica e strategica.

* * *

Sulla Nuova Bussola quotidiana Stefano Magni scrive:

«La situazione si era sbloccata già domenica, proprio a causa della spaccatura dei senatori dem, un gruppo dei quali ha proposto il compromesso con la maggioranza repubblicana, capendo che non avrebbe ceduto per prima. Otto senatori democratici si sono uniti a quasi tutti i repubblicani nel votare a favore, consentendo al disegno di legge di procedere dopo oltre una decina di votazioni fallite da settembre, consentendo di raggiungere la maggioranza qualificata.

Politicamente parlando, il Partito democratico ha perso questa battaglia. Si è impuntato su una estensione di sussidi che non ha ottenuto. E si è diviso sul voto che ha posto fine a questa crisi.

Ha funzionato la linea intransigente dell’amministrazione Trump. L’ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso, e indotto i democratici a cedere, è stata la sospensione dei sussidi per l’assistenza alimentare, ordinata sabato 8 novembre dal dipartimento dell’Agricoltura. […] Il Wall Street Journal rivela che i centristi fossero già d’accordo con i repubblicani a rompere con la linea dei dem, in un incontro segreto che si era tenuto a fine ottobre».

Intanto la gestione da parte dei senatori democratici dello shutdown (cioè la paralisi del bilancio americano con annesso blocco di ampi settori della spesa pubblica) è terminata con una secca divisione delle forze di opposizione a Trump tra oltranzisti e trattativisti. Questa divisione ci parla di come la saldatura tra moderati e radicali nel partito dell’Asinello sia ancora un problema aperto e non proprio facile da risolvere.

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1 commento

  1. maria patrizia sturiale

    Bravissimi e credibilissimi!!!!

I commenti sono chiusi.