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La preghiera del mattino di Lodovico Festa

Rispetto per la Segre, ma anche lei può dire sciocchezze

Di Lodovico Festa
21 Maggio 2024
I commenti impropri sul premierato della senatrice a vita, la necessità di una onesta dialettica tra conservatori e progressisti, le insensate accuse della Corte internazionale di giustizia contro Israele. Rassegna ragionata dal web
Liliana Segre
Liliana Segre (Ansa)

Su Politico Europe Eddy Wax e Barbara Moens scrivono: «On Thursday, Valérie Hayer, a French Mep who leads the liberal Renew Europe bloc in the European Parliament, expressed “total disapproval” following the announcement of a four-party Dutch coalition deal that includes both Wilders’ party (Pvv) and Rutte’s People’s Party for Freedom and Democracy (vvd). She suggested that the matter will be discussed at the first post-election meeting of the Renew group. A Vvd Mep, Malik Azmani, is Hayer’s second-in-command».

Su Politico si scrive che la Hayer, capolista dei macroniani per le elezioni europee del 9 giugno e già oggi capogruppo di Renew Europe a Strasburgo, è contraria alla formazione del governo olandese decisa dai liberali di Mark Rutte con la destra di Geert Wilders. Su questa linea il neomacroniano Matteo Renzi condanna i rapporti di Giorgia Meloni con Marine Le Pen.

Dietro queste prese di posizione c’è il rifiuto di prendere atto della realtà: sta emergendo nel Vecchio Continente un’area di conservatori radicali man mano convergenti con i conservatori moderati. Questi “radicali” vanno depurati da razzismi, sciovinismi, putinismi, omofobie e quant’altro, ma poi se “risanati” vanno inseriti nel quadro democratico. I sonni consociativi di quell’imbrogliona di Angela Merkel e le velleità tecnocratiche di Emmanuel Macron sono ormai manifestamente falliti, bisogna ricostruire una politica fondata su un’onesta dialettica tra conservatori moderati/radicali e progressisti liberal-socialisti.

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Su Formiche Marco Mayer scrive: «Le opzioni sono molteplici, ma un punto deve essere chiaro: chiunque prenda in mano l’amministrazione civile di Gaza, il disarmo delle milizie armate di Hamas dovrà essere effettivo. La Striscia non è il Sud del Libano dove la missione Unifil delle Nazioni Unite “convive” da molti anni con le milizie armate di Hezbollah. La smilitarizzazione di Gaza appare l’unica strada per mitigare il conflitto israelo-palestinese e riaprire la strada alla soluzione diplomatica dei due Stati».

La guerra a Gaza va avanti tra mille contraddizioni: Israele non può in alcun modo mettere da parte la strage del 7 ottobre 2023, Joe Biden è in piena campagna elettorale e tende a essere ancora più indeciso del solito, la politica ebraica è come da tradizione molto divisa, egiziani e sauditi vogliono l’isolamento di Hamas ma senza tensioni emotive che risveglino l’”arab street”, i più responsabili europei (non parliamo quindi di quell’avventuriero di Pedro Sánchez con il suo Josep Borrell) vogliono difendere Israele ma cercano anche una soluzione che convinca Africa e Medio Oriente. In questo contesto è importante cercare le vie per la pace ma senza mai dimenticare quel che scrive Mayer: una Palestina che permetta l’esistenza di un’organizzazione armata di fanatici terroristi non è un’opzione accettabile.

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Su Atlantico quotidiano Stefano Magni scrive: «Chi e con che criteri amministra la giustizia internazionale? Gli alter-mondialisti e i difensori dei dittatori criminali negli anni Novanta (allora erano soprattutto Saddam Hussein e Slobodan Milosevic) temevano che la Corte Internazionale di giustizia si sarebbe ben presto trasformata nel braccio legale della Nato. Già il fatto che gli Usa non avessero aderito, avrebbe dovuto suggerire altrimenti, ma trent’anni fa si pensava ancora che a comandare fosse il gruppo delle democrazie liberali. Invece sta realizzandosi il contrario. Stanno prevalendo le dittature, soprattutto grazie ai loro numerosissimi complici, consapevoli e non, che nelle nostre democrazie occupano anche posizioni apicali. Possiamo ben prevedere un futuro in cui saranno le dittature a giudicare le democrazie liberali? È possibile. Questo è solo il primo assaggio».

Magni riflettendo sulle insensate accuse della Corte internazionale di giustizia contro il governo d’Israele, si concentra sia sulle questioni di legittimità di questa istituzione nata per garantire diritti universali e invece sempre più condizionata da regimi dittatoriali liberi dalle “formalità” degli stati democratici, sia sul merito delle contestazioni allo stato ebraico. Sul “merito” delle accuse della Corte internazionale a Benjamin Netanyahu e Yoav Gallant, chi ha vissuto in Italia gli anni Settanta e ricorda il misto di viltà, stupidità e irresponsabilità di chi si dichiarava né con lo Stato né con le Br, è meno sorpreso.

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Su Huffington Post Italia Ugo Magri scrive: «Per quello che hanno visto i suoi occhi, per la storia che ha attraversato, Liliana Segre va ascoltata con tutto il rispetto. Questa voglia di sventolare bandiere, di imporre posizioni e punti di vista, fa temere un Nuovo Fascismo a chi del peggio ha la memoria viva. Ma non sono i premi di maggioranza e le tecniche elettorali a connotare un sistema, a renderlo dittatoriale o meno».

Magri riconosce alla Segre (e magari anche a un suo “alto” suggeritore) l’autorevolezza e l’opportunità di vigilare su qualsiasi tentazione autoritaria. Ma ritiene, pure, che sostenere che il potere di un presidente del Consiglio di far sciogliere le Camere (così avviene senza alcun dramma per esempio in Gran Bretagna, in Grecia o in Spagna) sia segno di un’incipiente dittatura, è una sciocchezza.

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