Contrappello per la più grande Italia

Articolo tratto dal numero di Tempi inĀ edicolaĀ (vai alla pagina degli abbonamenti) ā Sabato scorso sulla pagina OFF de Il Giornale, spin-off del webmagazine che ho fondato 4 anni fa, ilgiornaleOFF.it, il direttore Giuli ha scagliato una volta ancora la nostra sfida alle stelle, come avrebbe detto FT Marinetti. Parlando di un irripetibile allineamento di pianeti, ha esortato il mondo della cultura, dellāarte, del giornalismo non conforme al pensiero unico (ex āde sinistraā ora globalista) a federarsi in una nuova realtĆ capace di fare sistema, di interagire e proporre un nuovo modello culturale. Lo stavo quasi per abbracciare! PerchĆ© ĆØ la nuova ardita scommessa che in queste settimane ho lanciato dalle pagine de ilgiornaleOFF.it con la Rete #CulturaIdentitĆ . Un nuovo gruppo trasversale di intellettuali, artisti, associazioni, imprenditori che credono che il rilancio del nostro paese debba ripartire dal patrimonio artistico-culturale che ci invidia tutto il mondo.

Non ĆØ una pratica da sbrigare
Cultura IdentitĆ , due parole che il progetto di globalizzazione mondiale vorrebbe cancellare dal vocabolario. Due parole sulle quali invece si reggono le migliaia di cittĆ più o meno piccole, con le loro straordinarie tradizioni e opere dāarte, che formano il nostro stivale. E dentro queste cittĆ , migliaia di associazioni culturali formano piccole comunitĆ che, nella maggior parte dei casi in silenzio o in punta di piedi, portano avanti nobili battaglie. A loro vuole dare voce la nostra Rete, a loro che organizzano ā con lāelemosina delle casse dei loro Comuni spesso bloccati dallo scellerato Patto di StabilitĆ ā mostre, convegni, festival, presentazioni di libri e tutte quelle attivitĆ culturali che potrebbero avere un effetto moltiplicatore su molti comparti della nostra economia. A loro che non si sono fatte inglobare dalle Arci di turno, a loro che non hanno mai seguito il gregge che chiedeva sostegno economico in cambio della militanza nellāex Pc-Ulivo-Pd-Sel-AntifĆ e compagnia bella, a loro che sono la maggioranza, anche per qualitĆ , ma non hanno mai avuto una rappresentanza politica ā tantomeno nellāarea di centrodestra ā a loro va la nostra attenzione.
CāĆØ bisogno insomma di un immaginario simbolico nuovo, in unāarea vasta come una prateria. Per questo raccolgo la provocazione di Alessandro Giuli che giustamente ha ammonito che non basterĆ mettere qualche titolato professore a sbrigare la āpratica culturaā come Berlusconi fece nel 1996. Ci sono molti artisti come me lontani da sempre dal coro del āpoliticamente correttoā che hanno bisogno di un punto di riferimento nuovo che aggreghi e sia credibile per qualitĆ e proposta. Insomma, niente più nani e ballerine o gente col cuore a sinistra e il portafogli a destra, che per un incomprensibile complesso di inferioritĆ chi ha governato a destra ha messo in posizioni di comando. E a molti degli intellettuali (dissidenti) che dovrebbero cominciare con noi a diventare sorridenti, propongo di superare quel clichĆ©, ormai polveroso, dellāindividualismo che porta solo a un nichilismo inconcludente.
Nel nome di mia figlia
Assonanze a parte, la novitĆ sarebbe nel difendere la bellezza della nostra Italia, cominciando dai nostri figli, la classe dirigente del futuro. Sperando che crescano con una sensibilitĆ culturale che oggi in Parlamento (e quindi nel paese) ĆØ merce rara. Mia figlia lāho chiamata Luce, in onore dellāultima figlia del fondatore del Futurismo, Luce Marinetti. Lei, della quale sono stato amico fino alla sua morte nel 2009, negli anni Settanta rilanciò il movimento del padre dallāUniversitĆ di Yale grazie allāaiuto dellāeditore ebreo Robert Strauss. Lei, che mi raccontava quando spiava bambina dalle tende della casa di piazza Adriana a Roma il padre discutere e creare con Balla, Depero e Luigi Russolo, ĆØ stata un modello di forza e tenacia, un esempio da seguire.
āĆ una battaglia persa⦠ma chi te lo fa fare?ā. Ć la frase più ricorrente che mi sento ripetere. Lo faccio per mia figlia, perchĆ© il suo nome ha per me un significato profondo. Luce la figlia del Futurismo o, se preferite, la Luce, quella del Caravaggio. La Luce che deve tornare a splendere sulla nostra bella Italia. Non possiamo dimenticarci chi siamo, da dove veniamo, cosa abbiamo creato e cosa potremmo creare ancora di stupefacente. Facciamolo per i nostri figli, senza aspettare più Godot.
Foto Ansa
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!