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Wilders non vince, ma Rutte non convince

marzo 16, 2017 Rodolfo Casadei

Se anziché i titoli dei giornali si guardano i numeri e i seggi si capisce meglio il risultato delle elezioni olandesi. Il voto ha accentuato la frammentazione del panorama politico

“Stamattina nei talk show tutti specialisti di politica olandese!”, commenta ironico un amico sulla sua pagina Facebook. Noi non siamo esperti di politica olandese, ma alcune cose a commento dei risultati delle elezioni politiche possiamo provare a dirle. La prima è che i sospiri di sollievo, o le grida di giubilo, per lo scampato pericolo di una vittoria del Partito per la libertà (Pvv) anti-islam e anti-Ue di Gert Wilders sono decisamente sproporzionati. Nei sondaggi prima del voto in alcuni momenti la formazione della destra radicale è stata indicata come potenziale vincitrice delle elezioni, ma mai con più del 20-25 per cento dei suffragi, che in un sistema elettorale proporzionalista com’è quello olandese non bastano ad accedere al governo, perché avrebbero permesso di occupare al massimo 40 dei 150 seggi del parlamento olandese. E poiché nessuno dei partiti tradizionali di destra o di centro-destra olandesi si è mai dichiarato disponibile a costituire una maggioranza con Wilders dopo l’esperimento fallito nel 2002 (quando fu il leader del Pvv a mettere fine dopo pochi mesi a un’esperienza di governo), è sempre stato chiaro che il suo eventuale successo sarebbe stata una vittoria di Pirro. Dunque il partito spauracchio semplicemente migliora il suo precedente risultato classificandosi secondo (cinque anni fa era arrivato terzo) e aumentando di 5 seggi la sua presenza parlamentare.

Che il primo posto dei liberali del premier uscente Mark Rutte rappresenti una vittoria dell’europeismo, come ha dichiarato il vincitore e come hanno ripetuto i giornali mainstream di tutta Europa, e addirittura l’espressione di una “rivolta contro la xenofobia” come ha scritto Repubblica, è molto discutibile. Il governo europeista uscente, di grande coalizione alla tedesca, era formato dal Vvd di Rutte e dal partito laburista (PvdA). Pur uscendo dalle elezioni di ieri come primo partito, il Vvd ha perso 8 dei 41 seggi di cui disponeva, mentre i laburisti hanno subito un tracollo, scendendo da 38 a 9 seggi! I due partiti del governo uscente sono i partiti che hanno perso più seggi in queste elezioni. Ciò significa che Rutte dovrà rinunciare a riproporre la grande coalizione, che non dispone più della maggioranza per governare, e dovrà mettere insieme quasi certamente un’alleanza pentapartito per avere una maggioranza parlamentare, pescando fra i partiti di centro e di centrodestra. Il voto ha accentuato la frammentazione del panorama politico: in parlamento sederanno deputati non più di 11 ma di 13 partiti. Ci vorranno probabilmente mesi per mettere insieme un nuovo esecutivo.

Un altro commento sopra le righe è quello che parla di “trionfo” (Repubblica) della GroenLinks, cioè i Verdi di sinistra. È vero che si tratta del partito che ha guadagnato più seggi, passando dai 4 della passata legislatura ai 14 conquistati nel voto di ieri. Ma il partito del 30enne leader Jesse Klaver, la cui foto campeggia a commento del risultato elettorale olandese sull’edizione online del Corriere della Sera, è in realtà arrivato solo sesto, dietro al Partito socialista olandese, che in Europa si identifica con le posizioni del greco Tsipras, ai liberal-radicali di D66, ai democristiani del Cda affiliati al Ppe, al Pvv di Wilders e al Vvd di Rutte.

Infine i giornali evidenziano il relativo successo di Denk, partito filomulticulturalista e antirazzista, creato da due deputati turco-olandesi fuoriusciti dal partito laburista, che ha conquistato 3 seggi. Dimenticano però che il Forum per la democrazia, una nuova formazione euroscettica, ideologicamente prossima al Pvv, ha conquistato a sua volta 2 seggi. Dimenticano pure che Denk non si esprime sulla questione del genocidio armeno, e si limita a chiedere una «indagine internazionale indipendente», 102 anni dopo i fatti. Qual è allora la verità sul voto olandese del 15 marzo? Che Rutte ha limitato i danni e recuperato voti su Wilders perché ha cacciato dal paese i ministri turchi che volevano fare campagna referendaria fra gli immigrati e ha fatto sparare coi cannoni ad acqua contro i manifestanti filo-Erdogan a Rotterdam.

Foto Ansa

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