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Vorrei bersagliarvi di multe, ciclisti alla milanese che non siete altro

ottobre 11, 2017 Filippo Facci

Milanesi fighetti in bicicletta, voi ostentate il vostro status da superiori/inferiori e vi sentite in diritto di ogni cosa

bikesharing-ansa

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – «Nel centro di Milano siete voi fighetti e benestanti a usare la bicicletta, siete voi che scassate l’anima perché ogni giorno scoprite che Milano non è Amsterdam, siete voi che potete permettervi di pedalare senza abbruttirvi sugli orridi mezzi pubblici che premono dalla periferia, maledicendo i pendolari, i motorizzati, i normali, noi.

Siete lì, ostentate il vostro status da superiori/inferiori e vi sentite in diritto di ogni cosa, ondeggiate pericolosamente e caracollate in mezzo alla strada come a dire che l’errore sono gli altri, siamo noi che ci limitiamo a correre e a brigare come Milano fa da sempre.

Sarebbe ora di bersagliarvi di multe orrende perché siete degli impuniti, andate sui marciapiedi (odiati più dai pedoni che dagli automobilisti) o ve ne fregate dei semafori, imboccate sensi unici, andate con le cuffie, state al cellulare, svoltate senza segnalare, fate correre il cane, vi mettete uno accanto all’altro, andate senza mani, rallentate il traffico più di un Tir: e intanto avete pure quell’espressione insofferente genere “cazzo volete, sono un ciclista”.

Vi credete la soluzione. Qualche donnetta pedala perché non ha mai imparato a usare uno scooter, che “è pericoloso” anche se lo è infinitamente meno di certe biciclette che danzano tra pavé e rotaie, tra incroci e precedenze, e mettono ansia solo a guardarle. Proponete che i mezzi motorizzati non possano oltrepassare i 30 all’ora, dico, i 30 all’ora: dopodiché, magari, abbatteremo anche i palazzi e distribuiremo retini per farfalle. Che razza di idioti.

Citate Copenaghen ma Milano resta Milano, è un cuore pulsante, una sala macchine, non è Bolzano e neppure Pesaro o Ferrara. Le vostre piste ciclabili sono maledette da migliaia di ordinari non-ciclisti, e benedette solo da centinaia di mamme fancazziste che stanno correndo a casa a prendere il suv di otto metri da piazzare davanti alla scuola inglese del figlio.

Quindi io me ne strafotto del bikesharing e dei fighetti con le bici supertecniche, quelle con la sella di cuoio o diciannove cambi sequenziali o il cestino di vimini col fiocchetto, io me ne strafotto di voi che santificate la bicicletta dalle prime pagine del Corriere della Sera e tuonate in pratica contro la casta dei pendolari, quelli che si ammassano nei treni puzzolenti o si accodano per ore sulla tangenziale o in metropolitana, voi giornalisti alla milanese che per spostarvi da via Solferino alla periferia pretendete un ponte aereo».

Foto Ansa

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