Il peccato originale, questo sconosciuto

Di Peppino Zola
18 Giugno 2026
Molte persone, giovani, adulte e anziane, appaiono sgomente di fronte al male così prepotentemente presente in tutto il mondo. Oltre alle decine di atroci guerre che si combattono in tutto il mondo, veniamo a conoscenza tutti i giorni di omicidi, femminicidi, violenze, rapine che vengono commessi in ogni luogo e in ogni Paese. Insomma, siamo […]
Bombardamento aereo di guerra
Foto Depositphotos

Molte persone, giovani, adulte e anziane, appaiono sgomente di fronte al male così prepotentemente presente in tutto il mondo. Oltre alle decine di atroci guerre che si combattono in tutto il mondo, veniamo a conoscenza tutti i giorni di omicidi, femminicidi, violenze, rapine che vengono commessi in ogni luogo e in ogni Paese. Insomma, siamo circondati da un male che non risparmia nessun luogo, nessun Paese, nessun continente di questo povero mondo. Anche in forza del pervasivo sistema di comunicazioni, tutti veniamo a conoscenza, in qualsiasi momento, di questa tragica situazione. C’è un terribile male nel mondo, che interroga tutti e scandalizza tanti, che si chiedono perché. Perché tanto male quando sarebbe più bello e anche più conveniente vivere in pace, nel rispetto reciproco e nel dialogo perenne?

Un perché c’è e, come al solito, lo spiega persuasivamente la Chiesa cattolica, nella quale, come ha scritto il grande Chesterton, tutte le verità, comprese le contraddizioni, si sono date appuntamento. E lo spiega con uno dei suoi più comprensibili dogmi, quello indicato con le parole “il peccato originale”, di cui, peraltro, tanti cristiani non parlano mai. Questo dogma è stato inspiegabilmente silenziato: non se ne sente mai parlare. Eppure esso spiega perché c’è tanto male dentro ciascuno di noi e intorno a noi. Esso ci dice che ogni uomo e ogni donna nasce con una sorta di impossibilità ad essere completante buono e retto, perché l’umanità intera ha subito una “caduta” che misteriosamente segna ogni essere umano. Soprattutto i santi cattolici hanno coscienza di questa situazione e vivono la loro vita e operano per chiedere la liberazione dalle conseguenze di tale caduta. Un grande santo come san Paolo è arrivato a dire che noi vediamo il bene, ma finiamo col fare il male. Tutta la Chiesa, all’inizio di ogni liturgia, ci invita, innanzi tutto, a chiedere perdono dei nostri peccati. Questa “caduta” originale riguarda tutti, uomini, donne, giovani, anziani, politici e commercianti, artigiani e industriali, capi di Stato e umilissimi cittadini: insomma, proprio tutti. Il male nel mondo, compreso quello più atroce rappresentato dalle guerre, quindi, non è presente per un puro caso: è presente perché c’è, all’origine, una fragilità, frutto di un tradimento, che ci rende così difficile fare il bene.

Se le cose stanno così (ed è sotto gli occhi di tutti che stiano così), penso che, innanzi tutto, occorra tornare a proclamare tale verità, senza della quale tutto sarebbe solo una micidiale assurdità. Ed in questo hanno una grande responsabilità i cristiani. E da questa verità penso che possano derivare alcune considerazioni ed alcune conseguenze di comportamento. La prima considerazione, mi pare sia quella di non scandalizzarsi del male che vediamo intorno a noi, perché ciascuno di noi potrebbe commetterlo. È quello che Gesù ha fatto nell’episodio che ha riguardato l’adultera. Al suo invito a lanciare la prima pietra, nessuno ha risposto, perché, evidentemente, tutti hanno avuto la coscienza che i primi peccatori erano ciascuno di loro. Non scandalizzarsi, ma operare perché si torni sulla strada del bene come ha fatto Gesù dicendo all’adultera di non peccare più. Noi, invece, come ci comportiamo? Come vediamo un male compiuto da altri, ci stracciamo, ipocritamente, le vesti, condannando, invece che cercare umilmente (perché coscienti del proprio male) i rimedi per sanare la situazione. Siamo prontissimi ad urlare i nostri slogan di condanna, come se noi fossimo immacolati e, quindi, siamo chiusi ad ogni possibilità di dialogo per trovare i rimedi. E ciò vale sia a livello personale, sia a livello sociale, sia a livello dei più vasti e globali problemi mondiali. Una seconda considerazione dovrebbe indurci ad abbandonare ogni atteggiamento irenico e sentimentale e utopico, in attesa di un’era in cui regnerà solo l’armonia come ipotizza il terribile testo della canzone “Imagine” (musica bella, testo ipocrita e ingannatore). Dobbiamo renderci realisticamente conto che, fino alla fine del mondo, un’era così non ci sarà. E mai potrà esserci, vista la ferita che ogni essere umano porta con sé. Sotto questo profilo, occorrerà pur sottolineare l’ingenuità drammatica di alcuni aspetti di certo pacifismo a senso unico. Occorre operare realisticamente per creare le condizioni di un vero dialogo tra tutti, il che comporta un grande e faticoso lavoro, che vada oltre la prassi delle marce più o meno urlate.

Personalmente ritengo che quanto scritto finora ci debba indurre anche a ragionare pacatamente su di un argomento che spesso viene sottoposto a importanti discussioni di principio. Azzardo una ipotesi di lavoro: se è vero che comunque il peccato originale esiste e che, quindi, è ragionevolmente possibile che vi sia qualcuno che, indipendentemente da tutto, voglia fare del male ad altri, se è vero tutto ciò, penso che non si possa non ritenere giusta la legittima difesa, come afferma anche Leone XIV nella grandiosa enciclica “Magnifica Humanitas”. Del resto, la Chiesa ha sempre sostenuto il principio della legittima difesa, proprio perché sa che nessuno è buono fino in fondo e che la violenza ingiusta da parte di terzi è sempre possibile.  Tutta l’enciclica parte dalla considerazione che l’uomo, dalle potenzialità enormi e “magnifiche”, può sempre volgersi al male, anche di fronte ad una possibile risorsa positiva, come potrebbe essere l’IA, il che mette in luce la responsabilità di ciascuno di noi.

Tutto quanto scritto finora riguarda i comportamenti che dovremmo tenere personalmente e socialmente una volta che abbiamo ripreso coscienza dell’esistenza del peccato originale. Non posso non concludere questa nota senza dire che il vero problema di fondo è un altro. La vera urgenza è un’altra. A fronte del mistero così evidente del peccato originale, la vera urgenza è quella di convertirsi a Cristo, che è venuto tra di noi proprio perché mosso dalla misericordia verso questa nostra situazione. Ed è venuto per condividerla fino a morirne, mostrandoci la via della salvezza. La conversione a Cristo appare sempre più come la strada per inaugurare rapporti nuovi e costruttivi, attraverso la preghiera, le opere buone e la fedele vita di comunità, che ci educa a non far vincere il peccato originale, che da sempre si esprime anche con l’arroganza della forza. Convertirsi a Cristo nella Sua Chiesa, piuttosto che preoccuparci di allungare l’elenco delle “regole” a cui non possiamo sempre obbedire, visto, appunto, l’esistenza di questo grande dimenticato, che chiamiamo peccato originale.

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