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Pizzaballa: «Gaza non deve essere dimenticata»

Di Giancarlo Giojelli
25 Giugno 2026
Mentre la Striscia esce dall’agenda mediatica, i patriarchi di Gerusalemme tornano tra le macerie a portare aiuto e denunciare il limbo terribile in cui vivono due milioni di persone. Una clinica, un asilo e la sfida di ricominciare dall’umano
A sinistra, Teofilo III, patriarca della Città Santa di Gerusalemme con il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, a Gaza
A sinistra, Teofilo III, patriarca della Città Santa di Gerusalemme con il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, a Gaza (foto Ansa)

Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, e Sua Beatitudine Teofilo III, patriarca greco-ortodosso, entrano insieme nella parrocchia di Gaza, la parrocchia dove i cristiani qui sono e vivono come una cosa sola da tre anni. Condividono i dolori, i lutti, le privazioni, le sofferenze di tutte le persone chiuse nella morsa della Striscia, da dove non si esce e non si entra se non con speciali permessi e lunghe trattative. Gaza, le sue decine di migliaia di morti (70 mila è la stima dei caduti sotto i bombardamenti), i raid e le battaglie sul terreno, il milione e mezzo di sfollati, le tendopoli precarie tra le macerie sotto le quali ci sono corpi insepolti: è una tragedia che sembra quasi dimenticata. Soffocata da altre tragedie, da altre urgenze nell’agenda dei media. Il Board of Peace che doveva portare pace e prosperità non ha disarmato Hamas, non ha fermato Israele. Non c’è traccia del progetto di ricostruzione e non c’è traccia, soprattutto, della forza m...

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