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Vatti a fidare del Pd. A Bologna, per paura dei grillini, ora pensano di astenersi sul referendum anti scuole paritarie

marzo 4, 2013 Redazione

Il Pd, contrario al referendum contro le scuole non statali sostenuto dalla sinistra e dal M5S, pensa di lasciare libertà di coscienza. Una mossa pilatesca sulla pelle di 1.700 bambini

Bologna. Solo qualche giorno fa il capogruppo grillino in consiglio comunale, Massimo Bugani, aveva lanciato il sasso. «Mi aspettarno dei segnali» dal Pd perché esistono alcuni temi su cui «invertire la rotta». E il sindaco dei democratici, Virginio Merola, non aveva chiuso la porta: «Sul merito ci siamo sempre confrontati – aveva spiegato – e credo dovremo continuare a farlo soprattutto sul bilancio». Quali segnali? Quale rotta? Più passano i giorni, più diventa chiaro. Si tratta del referendum anti-scuole paritarie, sul quale i grillini hanno investito molto e che, finora, era stato apertamente osteggiato dal Pd. Finora, appunto.

Ma ora, dopo i risultati elettorali – deludenti per il Pd ed esaltanti per il M5S – qualcosa è cambiato. A due mesi e mezzo dall’assurdo referendum sui fondi pubblici alle materne private, il fronte del “no” all’abolizione dei finanziamenti comunali si assottiglia. Il Pd, infatti, cerca di sfilarsi dalla battaglia che lo vedrebbe accanto alla Curia e al centrodestra e contro gli agguerriti grillini e l’ala oltranzista della sinistra. Così – sebbene Merola neghi – pare sempre più probabile che il Partito democratico opterà per una scelta pilatesca, lasciando libertà di coscienza agli elettori (sul referendum non c’è quorum).

Nella fila del Pd solo Tommaso Petrella e Raffaella Santi Casali hanno avuo il coraggio di venire allo scoperto: «Ci mancherebbe che il Pd si sfilasse da una battaglia che è della giunta, perché il referendum è stato promosso contro la giunta. Questa è la mia dichiarazione». Ma la linea del partito sembra ormai essere un’altra, tanto che la responsabile nazionale istruzione del Pd, Francesca Puglisi, dopo avere detto che l’esito del referendum è «scontato» e dato la colpa dell’empasse ai ministri Gelmini e Profuma, non ha smentito il disimpegno del suo partito.

Così la presidente della commissione Affari generali, Valentina Castaldini (Pdl), ha attaccato: «Voglio capire cosa fa il Pd. Qui si parla solo di temi nazionali, ma si tratta di decidere cosa succederà a settembre nelle nostre scuole. Servono parole chiare e ferme, se lavoriamo tutti insieme bene. Altrimenti prendiamo atto che il Pd fa marcia indietro. Ormai gli unici che hanno a cuore le scuole paritarie siamo noi, neanche più la giunta». A rimetterci saranno i 1.700 bambini che frequentano le 27 scuole paritarie bolognesi.

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2 Commenti

  1. Enrico says:

    I fatti sono più eloquenti di tanta propaganda, Bologna Giusta!!!

  2. Filippo says:

    Il referendum è solo consultivo e quindi teoricamente non avrà effetti pratici almeno nell’immediato, il PD poi a Bologna non ha bisogno dei voti dei grillini. Inoltre essendo a maggio non dovrebbe essere difficile fargli avere una bassa affluenza. Un 99% di no al finanziamento ma con un’affluenza sotto il 50%, avrebbe poco significato. All’indomani della vittoria del No il sindaco Merola direbbe che senza paritarie al momento non riesce a dare un posto scuola a tutti e tutto andrebbe avanti come prima. Resterebbe il problema culturale, che però chiamerebbe in causa prima di tutto i cattolici adulti del PD e qui sarebbe utile che Caffarra iniziasse a stanarli.

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