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Un report inglese racconta cosa accadrebbe se il matrimonio gay fosse riconosciuto

settembre 11, 2012 Benedetta Frigerio

Analisi di un consulente legale della corona: «La libertà di educazione dei genitori passerà in secondo piano, i preti saranno denunciati e gli insegnanti licenziati. O si rinuncerà a vivere o si rinuncerà a sposarsi col rito religioso

«Le chiese dovranno lavorare per proteggersi dalla possibilità di una tale controversia decidendo di non sposare più nessuno, fino a quando non ci saranno più denunce di discriminazione». Così Aidan O’Neill, alto consulente della Corona ed esperto di diritti umani, ha descritto le conseguenze paradossali dell’annunciata legalizzazione del matrimonio omosessuale.

I PRETI IN TRIBUNALE. A riportare i risultati del rapporto legale, commissionata dalla Coalition for Marriage (Coalizione per il Matrimonio), sulle conseguenze del sovvertimento di un istituto che ha segnato il diritto di tutti i paesi da millenni è il quotidiano inglese Telegraph di ieri. Si legge «che i genitori contrari all’insegnamento del matrimonio omosessuale non avranno diritto a chiedere l’esonero dei propri figli dalla lezione». Emerge che ogni decisione sulla ridefinizione del matrimonio «avrà conseguenze di enorme portata per le scuole, gli ospedali, il sistema delle adozioni e degli affidamenti e per gli uffici pubblici». Ma l’impatto maggiore sarà probabilmente avvertito «dai vicari e i preti che celebrano il matrimonio religioso e che potranno essere portati in tribunale per essersi rifiutati di amministrarlo».

LESA LA LIBERTA’DI EDUCAZIONE. La promessa del premier David Cameron di introdurre il cambiamento entro il 2015 ha scatenato la reazione negativa tra alcuni parlamentari e gruppi cristiani. Ma non solo. Anche la Chiesa cattolica è in prima linea. Con una lettera inviata a 500 parrocchie scozzesi, la Chiesa sprona ad «opporsi all’attentato». Il Telegraph riporta anche le parole di Sharon James, una portavoce della Coalition for Marriage, per cui la legge rappresenta un «attacco senza precedenti alla libertà di educazione dei genitori. Questo è un sentiero pericoloso a cui occorre resistere. La ridefinizione del matrimonio schiaccerà brutalmente i diritti di coloro che ritengono che il matrimonio possa essere solo fra un uomo e una donna, anche se la persona è un insegnante, un genitore, una persona affidataria o un celebrante».
O’Neill ha esemplificato immaginando uno scenario in cui a un insegnante sia richiesto di usare un libro titolato King&King, la storia di un principe che sposa un uomo, e di produrre uno spettacolo basato sulla favola: «Ogni rifiuto rappresenterebbe una giustificazione per il licenziamento», a causa dell’impedimento legale per cui il credo religioso non può essere usato dai professori «in modo da chiedere esenzioni lavorative». O’Neill ha anche sottolineato che il diritto dell’obiezione di coscienza non basterà: «Se il matrimonio omosessuale sarà introdotto, la scuola avrà il diritto di rifiutare la richiesta dei genitori, per il fatto che promuovere l’uguaglianza è diventato un dovere legale a qualsiasi costo».

DISOBBEDIENZA CIVILE. Nel report si spiega che ogni promessa del Governo di proteggere le Chiese o chiunque si opponga al matrimonio gay sarà inutile: «I ministri potranno essere denunciati per discriminazione». Per questo, secondo O’Neill, l’unica via d’uscita per far valere la libertà religiosa e di coscienza sarebbe quella assurda del non sposare più nessuno. Ma questo potrebbe comunque violare la libertà religiosa, di culto e di coscienza dei ministri religiosi e di un uomo e una donna che chiedano di ricevere il sacramento. Perciò, se la legge dovesse passare, l’unica azione che non violi la libertà di coscienza resta quella della disobbedienza civile.

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19 Commenti

  1. Roberto scrive:

    Gentile Signora Frigerio,
    Dire no al matriminio omosessuale non chiude ma apre alla questione.
    Più volte ho letto i suoi articoli sui gay (meglio dire oersone omosessuali), è un argomento che l’appassiona particolarmente. Le racconto una storia.
    C’era un bambino, avrà avuto 6-7 anni quando, dopo la scuola, si fermò a guardare un compagno che se ne stava tornando a casa, osservandolo con particolare interesse; quel ricordo è ancora fisso nella memoria. Non si coinvolgeva nei giochi che appassionavano gli altri bambini. Passò solo qualche anno e fece una riflessione niente affatto banale: “perchè io sono io?” e ancora: “sento di essere diverso”, naturalmente senza comprenderne la portata. Questo sarà evidente in seguito.
    Poi iniziarono alcuni “giochi”, con un compagno, che si protrassero fino all’età di 18 anni. Questi poi andò a lavorare fuori e il ragazzo soffrì la solitudine, sprofondando nella disperazione. Mancando questo amico incominciò a porsi tanti interrogativi. Quale era la sua natura, quale il suo posto nel mondo, quale affetto poteva colmare il suo bisogno di non essere solo. “Non è bene che l’uomo sia solo”. Intorno a sé vedeva tutti gli altri fidanzarsi, i più grandi incominciavano a sposarsi, formarsi una famiglia. Quel ragazzo ascoltava in quel periodo la canzone di Catherine Spaak: “Tutti i ragazzi che han la mia età hanno tutti qualcuno d’amar…un giorno anch’io avrò qualcuno d’amar”. E sognava di poter realizzare questo bisogno, comune a tutti, di amare e di essere amati.
    Allora contattò un medico il quale gli prescrisse (sic!) delle pillole per superare la “difficoltà”.
    Un amico aveva incontrato delle ragazze al mare e invitò anche lui. Una di queste, evidentemente attratta, incominciò ad accarezzarlo e questi si eccitò. Ma, proprio in quel momento, gli venne alla mente il volto della mamma, e tutto “svani”. La mamma di questo ragazzo aveva una concezione della sessualità (mutuata da una visione della Chiesa, almeno di un tempo) che considerava l’unione coniugale quasi una violenza, un peccato “necessario” perché il mondo potesse continuare. In definitiova un male.
    C’è voluto Giovanni Paolo II che ha beatificato due persone in quanto coniugi. ANCHE LA CHIESA HA BISOGNO DI TEMPO E DI UN PERCORSO DI APPROFONDIMENTO.
    Questa ragazza poi invitò il giovane e un altro a casa sua per una festa e, ballando, si aggrappava al ragazzo aspettando una corrispondenza, un trasporto. Ma non ci fu alcuna “reazione”. Poi incontrò un’altra ragazza per una ulteriore verifica. Questa alla fine gli disse che gli voleva bene ma “come un fratello”. Il ragazzo, ormai giovane, fece un ultimo tentativo con una prostituta. Ma tralscio l’esito.
    Questo giovane ormai viveva nella totale solitudine, l’unico impegno e sostegno era il lavoro.
    Confidarsi, chiedere, parlarne? E a chi? E come?
    Alla fine la mamma, si accorse del disagio e gli chiedeva perché non uscisse, perché non presentava ai suoi qualche fidanzata. Queste domande diventavano sempre più insistenti.
    Finché…
    una sera, in un clima di insostenibilità, piangendo, le disse che ne avrebbe parlato col parroco il quale, sperava, avrebbe fatto da tramite per far comprendere. Andò da questo parroco, incominciò a raccontare, si può immaginare con quale stato d’animo. Era andato per ricevere accoglienza, fu cacciato, come si può scacciare uno spirito immondo. Aveva cercato delle braccia che l’accogliessero, e invece…
    Il giovane poi gli ha anche perdonato. Tragedia in famiglia, disperazione.
    Questo giovane fu portato da un endocrinologo per accertare “eventuali anomalie”. Naturalmente niente di tutto questo. Il dottore disse: posso dargli “qualcosa per un maggiore appetito sessuale” (proprio così!).
    Il giovane gli fece capire che non era certo quello di cui aveva bisogno.
    Fu portato allora da uno psicologo (questi persona seria e professionale).
    Fece prima accomodare il fratello fuori e sottopose il giovane ad una serie di domande, alla fine fece entrare il fratello e disse: “Suo fratello agisce coerentemente col suo sentire. Agisce con un metro diverso dal mio e dal suo, ha solo un metro differente. Se le dicessi che per “modificare il suo agire” si rendessero necessarie una serie di incontri, terapie con i relativi costi, la sua famiglia certamente sarebbe disponibile anche con sacrifici. Ma, mentre ora suo fratello è equilibrato, inserito nel mondo del lavoro e nella società, dopo rischieremmo di farne un disadattato e allora non basterebbero tutti i soldi per restituirgli la serenità”. (Questo anche a proposito delle cosiddette “terapie riparative”).
    Alla fine il giovane trovò serenità semplicemente “riconoscendo e accettando una realtà” che si trovava addosso, CONDIZIONE CERTAMENTE NON SCELTA.
    La storia potrebbe continuare, parlare della sofferenza che ha provato, le angosce, le insonnie, il pianto, la solitudine.
    Nturalmente lei conosce certi stati d’animo, il vissuto di queste persone! O MI SBAGLIO?
    Questo giovane, crescendo, ha cercato di capire, leggere, confrontarsi, anche con sacerdoti e vescovi.
    Ha studiato tutti i documenti della Chiesa. E ha concluso che questa realtà non la si conosce o, forse, si ha paura di conoscerla. Ci si ferma generalmente a quanto appare, a certe rivendicazioni; quando poi ci si confronta personalmente col vissuto della gente, forse allora cambia anche il giudizio. Il confronto diventa più riflessivo e prudente.
    Le racconto un’altra storia.
    Una donna spesso passava davanti ad una salumeria, il cui proprietario era una persona omosessuale, apostrofandolo con quei “belli e usuali appellativi” di cui spesso si fa sfoggio. Questa donna poi ha avuto un figlio ed è omosessuale. Secondo lei passando davanti a quella salumeria quale sarà stato il suo atteggiamento? Che giudizio ne dà oggi?
    Confrontarsi con la realtà senza alcun pre-giudizio, anche morale, fa cambiare visione.
    OGNI GIUDIZIO DEVE PARTIRE SEMPRE DAL VISSUTO DELLE PERSONE, QUANDO SI PARTE DAL GIA’ SAPUTO, CODIFICATO, SI PRECLUDE OGNI POSSIBILITA’ DI CONOSCENZA.
    C’è solo una cosa su cui si può riflettere ed è chiedersi: come una persona che si trova in questa “condizione non scelta” puù viverla in pace con se stesso senza sentirsi in colpa, accolto e rispettato nella Chiesa e nella società.
    Allora c’era un ragazzo che voleva fortemente costruirsi una famiglia, gioire dei figli, ma non gli è stato dato, ora quell’uomo cerca di vivere con dignità la sua condizione.
    SI CONFRONTI CON LE PERSONE REALI, si faccia raccontare le loro storie, E’ UN CONSIGLIO CHE MI PERMETTO SUGGERIRLE.
    Cordialmente, Roberto

    • Anonimo scrive:

      Ciao Alex, bella storia!

    • Kan63 scrive:

      L’articolo parla INNANZI TUTTO del fatto che in inghilterra se passasse la legge sul matrimonio omosessuale verrebbe lesa la libertà dei preti di esercitare il proprio ministero secondo la loro fede, i genitori di educare i figli secondo le proprie convinzioni, gli insegnanti di educare secondo i propri valori.
      Ancorchè possa essere argomento di discussione (io per esempio non la penso come lei) il matrimonio omosessuale, in questo articolo il cuore è non l’accettazione ma l’imposizione del matrimonio omosessuale.
      Comunque succederebbe lo stesso in Italia se passasse una legge specifica sull’omofobia, il giorno dopo sicuramente qualche radicale denuncerebbe il primo laico/prete/vescovo che si dichiarasse contrario ai matrimoni omosessuali!

      • Cagliostro scrive:

        E perché allora non succede lo stesso con la legge sulla “cristianofobia” che è già in vigore?

  2. Cagliostro scrive:

    Purtroppo ci sono ancora molte cose che non riesco a capire…….
    Infatti non riesco a capire come si possa prospettare una situazione tanto catastrofica nonostante – se non sbaglio – ancora non sia stato presentato neanche il disegno di legge sul matrimonio omosessuale.
    Ciò nonostante la Coalition for Marriage prevede che le coppie omosessuali vorranno sposarsi in Chiesa e per farlo si appelleranno alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e – per far valere il loro diritto – si rivolgeranno alla Corte europea dei diritti dell’uomo che – sempre secondo previsioni – gli darà ragione condannando preti e vicari.
    Questo nonostante nei sei paesi UE in cui già esiste il matrimonio omosessuale non sia successo nulla di quanto paventato da questa specie di report.

    • Alberto scrive:

      Non sarà forse perché gli anglicani non hanno per capo il Papa (il cui magistero se ne strafrega delle leggi dei governi) ma sua maestà la Regina d’Inghilterra, e che dunque oltremanica non esiste una vera separazione tra Stato e Chiesa, anzi sono un tutt’uno? Non Le pare, esimio Alessandro Cagliostro del Panino al Pollo Omofobo, che l’Arcivescovo di Canterbury avrà dei problemi non lievi a far collimare la legge dello Stato (di cui è praticamente un dipendente) e la Legge di Dio di cui dovrebbe essere servitore? Lo sa, vero, che questo contrasto ha causato un vero e proprio esodo di anglicani verso la Chiesa Cattolica?

      • GiuX scrive:

        e chi le dice Sign. Alberto che i vescovi anglicani siano così contrari??? O devono esserlo per accontentarla?

        • Alberto scrive:

          Dove ho scritto che i vescovi anglicani sono “così contrari”?
          Vedo dalla foto che sei lodevolmente impegnato a far ridere il prossimo… Sarà meglio che tu ci metta più impegno la prossima volta, perché la tua “osservazione” non desta affatto ilarità, anzi, fa pena.

          • GiuX scrive:

            vedo che se mancano gli argomenti si passa ad offendere …. lei ha detto

            “l’Arcivescovo di Canterbury avrà dei problemi non lievi a far collimare la legge dello Stato (di cui è praticamente un dipendente) e la Legge di Dio”

            da per scontato che i vescovi anglicani siano così contrari alle unioni omosessuali.
            I vescovi anglicani che ho modo di conoscere personalmente non sono assolutamenti contrari, anzi sono impegnati nella lotto contro l’omofobia.

            • Alberto scrive:

              Tu, invece, quando ti mancano gli argomenti, te li inventi: “l’Arcivescovo di Canterbury avrà dei problemi non lievi a far collimare la legge dello Stato (di cui è praticamente un dipendente) e la Legge di Dio” non significa IN ALCUN MODO che i vescovi anglicani sono “contrari” al matrimonio omosessuali.
              Significa invece che contraria a tale abominio è la Parola di Dio.
              L’arcivescovo di Canterbury e i vescovi anglicani, dal canto loro, sono stati messi lì apposta, dalla regina e dal capo del governo, per far collimare la parola di Dio con la ragion di Stato. Teologicamente parlando, tale operazione è spesso impossibile, ma viene compiuta lo stesso dagli anglicani nel rispetto della volontà di quelli che essi considerano i loro padroni. Ma non tutti gli anglicani sono disposti a seguire la Regina su questa e molte altre strade perverse, e ciò spiega il continuo esodo di intere comunità anglicane verso il cattolicesimo.
              Insomma, se vuoi commentare l’articolo fallo pure, però, per favore, senza partire da pretestuose interpretazioni delle mie parole.
              E il fatto che tu, nonostante il abito e nomignolo da comico, non faccia ridere, non è un’offesa, ma una constatazione.

              • paolo delfini scrive:

                Alberto, sono d’accordo con Lei,in Inghilterra ormai vige la dittatura del politicamente corretto, altro che “faro di democrazia”.

      • Cagliostro scrive:

        Vero. Gli anglicani non hanno per capo il Papa ma “Her majesty the Queen” ma cosa c’entra? Se Stato e Chiesa in Uk fossero un tutt’uno forse questi (falsi) problemi non ci sarebbero. Se il mondo religioso britannico sta esprimendo delle perplessità significa che – sebbene non siano indipendenti formalmenti – nei fatti sono autonomi.
        Ad ogni modo tutto questo c’entra poco o niente.
        Le situazioni paventate nel report proverrebbero dai comportamenti (immaginati) di singole coppie omosessuali che richiederebbero di sposarsi in Chiesa: purtroppo – come affermano anche ong cattoliche – non è mai successo nei Paesi UE in cui il matrimonio omosessuale esiste da tempo.
        E’ quasi comico che un cattolico critichi che l’unione formale tra Stato e Chiesa esistente in UK: visto che la laicità (fattuale e non solo formale) è una gran bella cosa?

        Ps: il magistero della Chiesa se ne può fregare – come dice lei – delle leggi dei governi fintanto che non entra in contrasto con le leggi stesse. In caso contrario sono i governi (ed i cittadini) a strafregarsene del magistero.

        • Alberto scrive:

          Vedo che ancora mostra di non comprendere la peculiarità giuridica dell’anglicanesimo come “religione di Stato”. Se il vicario è un dipendente dello Stato, egli può essere costretto ad applicare la legge dello Stato ai matrimoni.
          D’altra parte è lei stesso a smentire la sua ipotesi secondo cui i rischi paventati dallo studio oggetto dell’articolo sarebbero insussistenti, proprio quando nel poscritto scrive: “l magistero della Chiesa se ne può fregare […] delle leggi dei governi fintanto che non entra in contrasto con le leggi stesse. In caso contrario sono i governi (ed i cittadini) a strafregarsene del magistero.”
          Il fatto è, caro signore, che a differenza degli Anglicani, i cattolici hanno un Papa a Roma, e pertanto si son sempre potuti permettere di strafregarsene delle leggi di qualunque Stato, anche a costo di lasciarci la pelle.

          • Cagliostro scrive:

            Più che d’accordo. Nel momento in cui una legge dello Stato dovesse prevedere espressamente che i preti sono obbligati a sposare le coppie omosessuali allora i rischi espressi nel report avrebbero fondamento.
            Considerato che Cameron ha affermato (e non ci sono motivi di dubitarne) che è una legge che riguarda solo i matrimoni civili ed i preti saranno liberi di rifiutarsi, questi dubbi non sussistono ed è solo pretestuoso paventare quanto riportato.
            Infatti nel report si sono dovuti inventare che una coppia omosessuale potrebbe rivolgersi alla Corte Europea dei diritti dell’uomo (a sua differenza ho letto il report originale in inglese) e sono arrivati ad affermare che la Corte Europea gli darebbe ragione: pura fantasia.
            I cattolici si sono sempre potuti permettere di strafregarsene delle leggi di qualunque Stato? Rasentiamo l’istigazione a delinquere: provi a fregarsene di una legge dello Stato e poi voglio vedere cosa dice al tribunale.
            Ma per favore…..si rasenta il ridicolo: bah…..

            • Alberto scrive:

              Ogni cinque minuti un cristiano viene ucciso a causa della sua fede e lei se ne esce fuori con questa bellissima e profonda affermazione:”I cattolici si sono sempre potuti permettere di strafregarsene delle leggi di qualunque Stato? Rasentiamo l’istigazione a delinquere: provi a fregarsene di una legge dello Stato e poi voglio vedere cosa dice al tribunale.”
              Ecco il punto, cosa dire al tribunale?
              Perché non ci dà un consiglio, lei che di balle se ne intende?
              Sì, perché uno che spaccia per vera la balla galattica del famoso panino “God hates fags”, ha certamente tutte le “competenze” per definire “pura fantasia” le ragionevoli previsioni di un alto consulente della Corona esperto di diritti umani!

              • anonimo scrive:

                è rilassante leggere le solite supercazzole, ma senza insulti e parolacce.
                bravo alex, continua così.

  3. Giuseppe Lo Presti scrive:

    In questo articolo sono evidenti tre cose:
    1) la riproposizione di un vecchio metodo della gestione del potere di questo genere di cattolicesimo: terrorizzare e contemporaneamente fare del vittime del terrore. A questo meccanismo, spesso utilizzato in modi molto più sofisticati di questo, molti menti deboli soccombono: cosa si può opporre alla paura se non si ha voglia o non si riesce a capirne il perchè? e poi… come non provare empatia con le vittime del terrore se si è a propria volta terrorrizzati? Classico, i preti sono proprio degli specialisti in questo,
    2) la capacità di portare alle estreme conseguenze una ipotesi traendone però delle conseguenze con gli occhiali dell’ideologia. Esempio: la frase: «Se il matrimonio omosessuale sarà introdotto, la scuola avrà il diritto di rifiutare la richiesta dei genitori [l’obiezione di coscienza], per il fatto che promuovere l’uguaglianza è diventato un dovere legale a qualsiasi costo». Ecco. La coercizione starebbe nell’impossibilità di fare obiezione di coscienza, ovvero nel rendere noto ai propri figli che esisterebbe una legge dello Stato (e si sa che, nel sottotesto dei pensieri di questo tipo di cattolici, la religione e la morale viene sempre prima della legge dello stato, o al massimo la asseconda). Ecco. La traduzione in legge di diritti alle persone omosessuali sarebbe un’uguaglianza a tutti i costi, alla quale non sarebbe più possibile opporsi: ecco l’idea dei diritti di questo genere di cattolici, i loro diritti sono più diritti di quelli degli altri (e i loro a questo punto non si chiamerebbero più diritti ma privilegi), la loro morale – non una morale condivisa ma solo la loro – può decidere cosa sono diritti e cosa sono immoralità da non codificare.
    3) un’idea del mondo teorica, vissuta sulle supposizioni, i conflitti e le suddivisioni: in tutti questi articoli che parlano di questione omosessuale, non c’é traccia di umano. Non ci sono sentimenti, non si parla di amore. Un motivo c’é: non c’é nessun interesse alle persone, la motivazione che spinge a proporre esclusivamente articoli a tesi predefinita è ideologica.

    • giovanna scrive:

      Io voglio poter continuare dire ai miei figli che il matrimonio è tra uomo e donna e un bambino nasce dall’unione di un uomo e una donna .
      Ho letto in un altro blog la bacchettata ad una giornalista, pur molto ideologizzata, ma non ottusa, che aveva osato parlare del padre del figlio di due lesbiche: sostenevano che non era corretto, il loro figlio non aveva un padre, loro insegnavano a questo povero bambino che aveva due madri e guai a chi fiata.
      Una roba del genere mi terrorizza, pura ideologia, di quella che atterra le persone.
      Ancora lo posso dire.

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