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Il Trentino è il laboratorio per la sperimentazione e la diffusione dell’ideologia di genere?

gennaio 7, 2015 Giancarlo Cerrelli

Depositato in Senato un disegno di legge per l’introduzione del gender a scuola. Nella Regione alcune sentenze sposano la cultura dell’indifferenziazione sessuale

Pur nell’incoscienza dei più, viviamo in una democrazia totalitaria.

Questo regime, perché tale si può definire quello in cui siamo posti, non ammette posizioni che siano contrarie alla vulgata politicamente corretta.

Appare, ormai, non solo fuori luogo parlare pubblicamente di famiglia naturale, ma quando e se si tenta di farlo si viene linciati massmediaticamente e definiti  retrogradi e oscurantisti; ne è prova il vergognoso clamore mediatico che sta suscitando il convegno che si terrà nei prossimi giorni sul tema della famiglia naturale a Milano.

È in atto, oggigiorno, un tale offuscamento della ragione, che tende a legittimare, in una società ormai senza punti di riferimento, qualsiasi emozione e desiderio facendoli assurgere a diritto da tutelare.

Si è portati erroneamente a cedere all’assunto, che l’uguaglianza tra le persone implichi necessariamente l’uguaglianza tra le situazioni affettive e richieda, pertanto, una convalida sociale e un conseguente trattamento giuridico di queste.

Viene da chiederci: da cosa è provocato un tale oscuramento del buon senso?

Un osservatore attento sa che tali istanze ideologiche sono sostenute da lobby culturali, politiche e finanziarie che promuovono una ideologia, detta di genere, che ha l’intento di giungere all’indifferenziazione sessuale, propizia il depotenziamento della famiglia naturale con la promozione e la tutela delle più variegate situazioni affettive.

Tale ideologia condiziona fortemente la nostra cultura e favorisce, in modo generalizzato, un trasbordo ideologico inavvertito a favore di comportamenti (matrimonio e adozione gay, fecondazione artificiale, utero in affitto etc.) che fino a qualche tempo fa erano considerati, dai più, contro natura; ma intento dell’ideologia gender è proprio quello di superare i concetti di natura e normalità che sono considerati mere costruzioni culturali.

Nel nostro Paese, tale ideologia è promossa, già dai banchi di scuola, da agenzie culturali e politiche.

È indicativo, a tal proposito, che, pochi giorni fa, sia stato depositato presso il Senato della Repubblica, un disegno di legge dal titolo: Introduzione dell’educazione di genere e della prospettiva di genere nelle attività e nei materiali didattici delle scuole del sistema nazionale di istruzione e nelle università, che, sottoscritto da 40 senatori.

Tale disegno di legge è volto a eliminare dai libri di testo delle scuole, gli stereotipi di genere, ma anche di promuovere l’adozione di una strategia condivisa, in collaborazione con le amministrazioni locali, i servizi socio-sanitari, gli altri soggetti del sistema di educazione e di formazione e i centri per l’impiego, a favore della prospettiva di genere nel piano di percorsi e di servizi che accompagnano il minore.

E’ fatto riferimento, tra l’altro, alla Risoluzione del Parlamento Europeo del 12 marzo 2013 che sulla base di indirizzi pedagogici largamente condivisi, ha affermato che la nozione di uguaglianza può essere instillata nei bambini sin dalla più tenera età e che un’educazione basata sul riconoscimento della parità è la strada da percorrere per il superamento degli stereotipi di genere.

In tale contesto, una vera sorpresa è quella che sembra identificare la regione del Trentino come un laboratorio per la sperimentazione e la diffusione dell’ideologia di genere. Sarà certamente un caso, ma è indicativo che in tale regione sia perseguita, seppur su fronti differenti, la promozione di iniziative che sono antesignane verso lo stesso fine: il superamento degli stereotipi di genere.

Un primo fronte è attuato a livello didattico, l’altro è perseguito per mezzo della via giudiziaria.

Per ciò che concerne il primo fronte, la regione alpina ha il “privilegio” di ospitare l’unico istituto di ricerca e sperimentazione didattica ancora attivo in Italia, l’Iprase, che – come apprendiamo dal quotidiano la Repubblica – ha lavorato in una scuola elementare per due anni a una ricerca sperimentale, coinvolgendo anche i bambini, con l’obiettivo di individuare gli stereotipi di genere trasmessi a scuola attraverso i libri di testo, libri di lettura, le circolari scolastiche, i comportamenti del personale, il linguaggio formale e informale.

Tale istituto ha, per giunta, recentemente stilato un piano strategico per il triennio 2015-2017, indirizzato a chi opera nella scuola e nella formazione, prevedendo che l’azione dell’istituito sarà svolta con flessibilità e determinazione per garantire un efficace servizio nelle scuole volto a favorire una cultura dell’innovazione che deve essere coltivata e alimentata, tra l’altro, con azioni mirate a superare le “differenze di genere”.

Questo fronte di divulgazione dell’ideologia di genere ha come destinatari i formatori, ma soprattutto i bambini, ai quali dovrà essere istillata con cura una cultura che faccia credere che le differenze uomo-donna siano soltanto oppressioni normative, stereotipi culturali e costruzioni sociali che bisogna decostruire per raggiungere la parità tra uomo e donna. Tutto ciò per pervenire, infine, a una “indifferenziazione dei sessi” che più palesemente è denominata “neutralità sessuale”.

L’altro fronte, invece, è attuato, come detto, per mezzo della via giudiziaria.

In Trentino, nell’ultimo anno, ben due Tribunali hanno espresso decisioni in materia di rettificazione di attribuzione di sesso, che evidenziano una tendenza originale e significativa a favore  dell’ideologia di genere.

Un primo provvedimento è stato emesso dal Tribunale di Rovereto il 3 maggio 2013 che ha deciso il caso di una persona di sesso maschile, che volendo diventare donna, è riuscita a raggiungere, a suo dire, grazie a una terapia ormonale che si è protratta per cinque anni, un equilibrio fisico, psicologico e sociale tra il proprio corpo e la propria identità sessuale, tanto da decidere di non sottoporsi all’intervento chirurgico. Questa persona ha, così, richiesto rettificazione degli atti anagrafici, prescindendo dall’esecuzione degli interventi demolitivi e ricostruttivi degli organi sessuali primari, condizione questa, ai sensi della legge 14.04.1982, n. 164, oggi, necessaria per la rettificazione dei dati anagrafici;il Tribunale di Rovereto, sorprendentemente e contrariamente all’indirizzo giurisprudenziale dominante ha accolto la richiesta.

Sulla stessa linea, si pone, costituendo, senz’altro, un salto di qualità nella prospettiva dell’attuazione dell’ideologia di genere nel nostro ordinamento, l’ordinanza del Tribunale di Trento n. 228/2014, resa pubblica qualche giorno fa.

Alla base della vicenda vi è una donna che sin dall’infanzia si è sentita un uomo e così ha deciso di richiedere al Tribunale la rettificazione di attribuzione di sesso ai sensi dell’art. 1, primo comma, della legge 14.04.1982, n. 164, mediante ordine all’ufficiale di stato civile del comune di residenza, di modificare l’atto di nascita, in modo che risulti quale genere quello maschile e quale prenome uno dello stesso tipo. La signora ha, tra l’altro, richiesto – pur non ritenendolo necessario – di essere eventualmente autorizzata a compiere in futuro gli interventi medico-chirurgici necessari alla normoconformazione del suo corpo in senso ginoandroide, anche tramite isterectomia, mastectomia e falloplastica.

Ora – com’è noto e pur trascurando le importanti considerazioni di tipo etico – per la legge 14.04.1982, n. 164, il cambiamento dei propri caratteri sessuali (quindi dell’apparato genitale), è una condicio sine qua non per ottenere il cambiamento di identità sessuale anagrafica.

Il Tribunale di Trento, tuttavia, ha ritenuto che il sottoporsi a un intervento chirurgico sia assolutamente delicato e pericoloso per la salute della persona, ma anche in stridente contrasto con gli articoli 2, 3, 32 e 117, comma 1 della Costituzione.

Il Tribunale, pertanto, è giunto a ritenere che l’articolo 2 della Carta Costituzionale e l’articolo 8 Cedu (Convenzione europea dei diritti dell’uomo) riconoscano e tutelino il diritto all’identità sessuale nel senso che ogni persona ha il diritto di scegliere la propria identità sessuale, maschile o femminile, a prescindere dal dato biologico.

Tale ordinanza, tuttavia, trova la sua reale importanza nel fatto che fornisce una definizione dell’identità di genere, come forse poche altre volte è accaduto in una decisione emessa dai tribunali italiani. È affermato, infatti, testualmente dalla sentenza:

«Il dato fondamentale non è più il sesso biologico o anagrafico, ma il genere, che si può definire quale “variabile socio-culturale”, vale a dire “qualità della persona in base alla quale della stessa si può dire che è maschile o femminile”. Il genere – continua il Tribunale di Trento – può discostarsi dal sesso biologico e cambiare col tempo in varie declinazioni e direzioni, nel qual caso si può parlare di “espressione” o “ruolo” di genere. Quando vi è una “percezione” di non collimazione tra il genere assegnato alla nascita (sulla base del sesso “biologico”) e il genere cui la persona acquista la consapevolezza di appartenere, tale mutamento opera sul piano dell’identità di genere».

A fronte di queste considerazioni il Tribunale di Trento ha chiesto alla Consulta di pronunciarsi sull’illegittimità costituzionale dell’articolo 1, comma 1, della legge 164/1982 in cui prevede il necessario mutamento dei caratteri sessuali per cambiare identità anagrafica; in altre parole il Tribunale di Trento auspica che la Corte Costituzionale decida che il transessuale debba essere libero di poter scegliere la propria identità a prescindere dall’aspetto sessuale che lo caratterizza.

Tale ordinanza si pone in quell’alveo giurisprudenziale che ritiene doveroso sposare la cultura “gender”, la quale esalta il desiderio individuale e l’autodeterminazione permettendo a ciascuno di costruire la propria identità e mutarla in funzione delle fluttuazioni dei propri orientamenti nel corso della vita.

La Cassazione, peraltro, da parte sua è intervenuta di recente, sul tema del transessualismo, con una “ordinanza interlocutoria”, depositata il 6 giugno 2013, con la quale ha richiesto alla Corte Costituzionale di “verificare” la conformità alla Costituzione, della legge nr.164/82, nella parte in cui prevede la contestuale “annotazione” sui Registri del provvedimento con il quale si dispone la “rettifica sessuale” di un soggetto e l’effetto, immediato e successivo, che comporta l’automatica “cessazione degli effetti civili del matrimonio” a prescindere, cioè, dalla richiesta di una delle parti.

In poche parole siamo in presenza di un processo culturale che si concretizza, anche, per mezzo di pronunce giudiziarie e che mira a mutare le basi antropologiche della nostra società e in primis, quelle dell’istituto familiare, svuotandolo della sua finalità e dei suoi elementi costitutivi, primo tra tutti la differenza sessuale.

Nulla di tutto ciò, comunque, è irreversibile.

È necessario, pertanto, con coraggio mettere al bando complessi d’inferiorità di fronte a una tale cultura artificiale e in definitiva contro l’uomo, così da propiziare una resistenza che miri a evocare la bellezza dell’umano, mediante la riscoperta del buon senso.

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18 Commenti

  1. recarlos79 scrive:

    in italia è scomparso il anti sono i colpevoli(politici, il popolo cinico e baro, i preti che non sono più pastori…). nelle regioni a statuto speciale, oltre alla autonomia fiscale (giusta ma sovrafinanziata) si è dato il diritto a deleghe su questioni che riguardano il popolo come comunità(invece che richiamare all’unità), anticipando quella relativizzazione che oggi permea tutti gli aspetti della nostra società (e tra poco pure la dottrina cristiana). aspettiamoci altri 19 casi trentino.

  2. recarlos79 scrive:

    Errata corrige: “è scomparso il..senso di comunità, tanti sono i…”

  3. Paolo scrive:

    Boicottare il Trentino!!……più niente turismo……
    (ce ne sarebbero allora di cosa da boicottare….)
    boicottiamo boicottiamo…dai!!

    • Menelik scrive:

      Boicotta sto ciufolo !!
      Piuttosto votare Salvini o Meloni.
      Io, il salto dal PD l’ho fatto: ci ho messo una pietra sopra.

  4. Filomena.... scrive:

    Il fatto è che oltre alla maggior parte delle amministrazioni locali, anche il resto dell’Europa ha adottato queste linee, per cui potete andare a fare i turisti solo in Russia!!!?

    • Menelik scrive:

      La maggior parte cosa?????
      Non è la maggior parte.
      Finora avete avuto congiunture politiche favorevoli, ma Obama e Hollande sono a termine.
      Obama anche se è ancora presidente, non può fare quasi più niente.
      Le congiunture internazionali reclamano altro tipo di governi.
      Basta solo arrivare alle prossime elezioni e la maggior parte di chi comanda adesso non comanderà più.

  5. Filomena^^^ scrive:

    Menelik, questi processi sono inarrestabili. Possono subire degli arresti momentanei ma la storia insegna che i diritti civili basati dell’uguaglianza delle persone vanno comunque avanti, per fortuna. E poi si vedrà come andranno le prossime elezioni, non cantare vittoria prima del tempo!!!

    • ochalan scrive:

      Sono imarrestabili in forza della stupidita, non del diritto.

    • Menelik scrive:

      Io non canto vittoria né sconfitta.
      Non canto proprio.
      Ti rendi conto che il mondo sta scivolando verso un acuirsi dei conflitti armati?
      Sicuramente la guerra in Medioriente sarà destinata ad aumentare, non so se si espanderà, ma lo scontro militare sarà destinato ad acuirsi, e ci sarà un afflusso di truppe dall’Occidente ed anche un maggiore sostegno militare ai Curdi ed alleati, tra cui i Cristiani delle formazioni che fiancheggiano i peshmerga.
      In questo senso l’era del “premio Nobel della pace” è finita, perché potrà solo ratificare quello che gli sottopone il congresso, che è del partito opposto.
      Hollande ha da fare i conti con Le Pen figlia prima di arrivare alle elezioni.
      Il mondo sta andando verso una guerra aperta.
      Questo cambierà le carte in tavola anche in Europa.
      L’epoca delle democrazie e del benessere del dopoguerra è davvero finita.

  6. LULULULULULULULULULU scrive:

    Spero proprio di no. IO amo il Trentino e vederlo asservito alla deleteria e mortifera dittatura del gender mi addolorerebbe moltissimo.

  7. rosalba scrive:

    Ma cosa dite! quante sciocchezze!
    E’ dal 1985 che in Trentino, positivamente, si fa educazione sessuale e ricerca pedagogico/didattica nelle scuole e si lavora contro gli stereotipi: di genere, di razza, di portafoglio ecc.!! Cioè contro ogni tipo di STEREOTIPI e PREGIUDIZI.
    Eppure questo non influisce sulla salute mentale, sessuale, etica delle persone trentine! Dalle statistiche NON RISULTA che la percentuale di LBGB sia maggiore che nelle altre regioni d’italia. La criminalità è al minimo ecc. In Trentino ci si vive bene, e Trento la prima città italiana quanto a qualità della vita stando alla recentissima statistica.

    • Menelik scrive:

      Dilla tutta fino in fondo:
      in Trentino si vive meglio che nelle altre parti del Triveneto perché E’ UNA REGIONE A STATUTO SPECIALE.
      Significa che di tutto il denaro raccolto dalle tasse, UNA PARTE MINORE VA VERSO IL CENTRO, E UNA PROPORZIONE MAGGIORE RISPETTO AL RESTO DEL VENETO, RESTA IN TRENTINO.
      In Trentino si vive un pochino peggio del Bolzanino, e anche qui la ragione è assai semplice ed elementare: Bolzano, oltre ad essere parte di Regione autonoma, ha anche gli Altoatesini di lingua tedesca, i quali è rinomato, lo sanno anche i gatti, hanno anche altri finanziamenti oltre a quelli come il Trentino.
      In sostanza, se ogni 10 euro di tasse raccolte a Verona, Vicenza, Padova, si e no 1 torna indietro come liquidità o fondi per opere, a Trento…non so quanti, più del Veneto “plebeo”, e Bolzano, più ancora di Trento e a maggior ragione più delle altre provincie venete.
      Perché Asiago qualche anno fa ha voluto indire un referendum per lasciare Vicenza e andare sotto Trento?
      Se sei trentina, tu lo sai perché.
      Qualcosa di simile, ma in minor misura, è col Friuli-Venezia Giulia.
      Infatti, Portogruaro voleva lasciare Venezia e andare con Pordenone.
      Non per amore, ma PER I SCHEI.

  8. Tommasodaquino scrive:

    Sono solo macchinazioni di teorie fallite che cercano di adeguare la realtà all’ideologia. Che siamo maschi e femmine è scritto NEI GENI. Anche se si cambiano gli organi sessuali si resta ciò che I GENI ed il DNA rivela, ovvero uomo/donna. La natura non ha previsto altre possibilità. Sappiamo la fine che ha fatto la torre di babele. Auguri vivissimi.

  9. Filomena.... scrive:

    Tanto per chiarezza i percorsi formativi messi in atto in Trentino, non hanno nulla a che vedere con l’omosessualità e riguardano invece l’educazione ad avere la consapevolezza che uomini e donne devono avere pari opportunità nella vita e insegnano giustamente ad abbattere le differenze di ruolo nella società. Di seguito riporto i percorsi attivati.
    “I percorsi di educazione alla relazione di genere hanno come finalità comune la diffusione di strumenti necessari a comprendere la costruzione sociale delle differenze e degli stereotipi di genere e si rivolgono alle istituzioni scolastiche e formative provinciali e paritarie di ogni ordine e grado della provincia di Trento (di seguito istituti scolastici), coinvolgendo direttamente gli studenti/le studentesse, i/le docenti e/o i genitori.
    I percorsi formativi sono i seguenti:
    1. Trasformare gli stereotipi di genere: un approccio narrativo nella scuola primaria.
    L’obiettivo formativo destinato alla scuola primaria è fornire agli/alle insegnanti un set di strumenti teorici ed educativi per lavorare in classe con bambini e bambine sullo scardinamento delle rappresentazioni stereotipate del maschile e del femminile, con particolare riferimento alla letteratura per l’infanzia e ai libri di testo.” i contenuti sono:
    Il significato di identità e differenze di genere
    Gli stereotipi sul maschile ed il femminile nella società contemporanea
    Il ruolo delle narrazioni (libri di testo, favole, narrativa contemporanea) nella costruzione dell’identità e degli stereotipi;
    Le metodologie didattiche attive per progettare e realizzare percorsi educativi su differenze di genere e stereotipi nella scuola elementare”.
    Il percorso prevede 4 incontri di 2 ore e mezzo ciascuno di taglio laboratoriale condotti da una docente esperta in pedagogia della differenza. I primi due incontri avranno un taglio maggiormente teorico con l’obiettivo di fornire alle/gli insegnanti gli strumenti necessari per inquadrare dal punto di vista socio-culturale e pedagogico le questioni di genere; i successivi due incontri avranno un taglio operativo con l’obiettivo di progettare ed implementare delle attività da svolgere in aula con bambini e bambine. Oltre al percorso formativo, si prevede una forma di supporto e monitoraggio delle attività in itinere alle insegnanti nel corso del lavoro in aula.

    2. Differenze e stereotipi di genere: incontri scuola famiglia.
    L’obiettivo formativo, indicato per la scuola secondaria secondaria (di primo e secondo grado) e gli istituiti di formazione professionale, è fornire ai genitori uno spazio di confronto guidato sulle differenze e gli stereotipi di genere e sul loro ruolo nel processo di crescita con particolare attenzione per la pre-adolescenza e l’adolescenza.” I contenuti sono:
    Il significato di identità e differenze di genere
    Gli stereotipi sul maschile ed il femminile nella società contemporanea
    Le differenze di genere nel processo di crescita
    L’influenza degli stereotipi nelle scelte formative e relazionali di ragazze e ragazzi
    L’Organizzazione del percorso prevede 2 incontri di 2 ore ciascuno nell’orario più congeniale per la scuola e le famiglie (incluso l’orario serale). Gli incontri prevedono sia momenti di seminario tradizionale in cui ai genitori verranno forniti alcuni concetti base per orientarsi nel dibattito sulle differenze di genere che momenti di forum/discussione per discutere in maniera guidata a partire dalle proprie esperienze, opinioni e paure.”

    3. Laboratorio di educazione al genere: identità, differenze e stereotipi.
    L’obiettivo formativo generale è fornire a studenti e studentesse gli strumenti necessari per comprendere la costruzione sociale delle differenze di genere e mettere in discussione i principali stereotipi sul maschile ed il femminile. È anch’esso indicato per scuola secondaria di primo e secondo grado ed istituti di formazione professionale e ha i seguenti contenuti:
    Il significato di identità e differenze di genere
    Gli stereotipi sul maschile ed il femminile nella società contemporanea
    Le rappresentazioni del maschile e del femminile nei media
    Le discriminazioni di genere e le pari opportunità
    L’organizzazione del laboratorio prevede 9 ore di lavoro in aula con studenti e studentesse ed un incontro preliminare con il/la docente referente per raccogliere i bisogni educativi specifici della classe coinvolta ed organizzare il calendario didattico. Sotto il profilo metodologico, i laboratori verranno condotti da formatrici e formatori esperti in pedagogia della differenza attraverso modalità didattiche non frontali quali il lavoro di gruppo, il role-playing, il metodo narrativo, l’utilizzo di materiali video e nuove tecnologie, il cui obiettivo è stimolare la partecipazione critica e attiva di studenti e studentesse.

    4. Per una cittadinanza condivisa: affetti e differenze.
    L’obiettivo formativo è quello di educare alla condivisione della cittadinanza, nella convinzione che la parola e l’immagine, quali fondamenti della cultura, siano l’antidoto alle violenze e il nutrimento della democrazia. Il percorso affronta il tema cruciale dell’educazione sentimentale, a partire da una riflessione sulle rappresentazioni stereotipate delle identità individuali e collettive, declinate secondo differenze di genere e differenze razziali, sociali e culturali ad esse intersecate. Con i docenti esamina forme di rappresentazione alternative agli stereotipi linguistici, discorsivi e concettuali e fornisce strumenti e materiali utili per gestire criticamente e arricchire i programmi disciplinari. Con gli studenti favorisce l’espressione creativa delle relazioni affettive attraverso parole, immagini, suoni mirati al superamento degli stereotipi identitari.” I contenuti sono:
    Uso della lingua e rappresentazioni delle identità di genere individuali e collettive in contesti multiculturali
    Rappresentazioni del femminile e del maschile nei materiali didattici: stereotipi ed esempi virtuosi
    Educazione sentimentale e affettività fuori dagli stereotipi identitari: esempi letterari, storico-filosofici, artistici
    Metodologie didattiche, materiali, fonti per un’educazione interculturale e di genere.
    Per quanto attiene all’organizzazione il percorso si articola in due parti:
    La prima (4 ore) è condotta con modalità seminariale ed è rivolta a docenti,
    La seconda (6 ore) ha modalità laboratoriale ed è destinata a studenti.
    La parte seminariale con docenti ha lo scopo di definire i materiali specifici del contesto di lavoro e discutere le metodologie. La parte laboratoriale con studenti riguarda la produzione attiva e indipendente di rappresentazioni non stereotipate a sostegno di una cittadinanza condivisa. Seminari e laboratori sono condotti da docenti esperte/i in pedagogia di genere e intercultura, attraverso modalità didattiche collaborative basate sulla partecipazione.”

    • Luke scrive:

      Mi sembra un programma bellissimo che, se condotto con intelligenza e sensibilità, non può che arricchire i destinatari.
      Chi si oppone in modo talebano alla riflessione sul superamento degli stereotipi di genere rischia di creare irrigidimento anche sulla più delicata questione sulla tutela della famiglia naturale.

      • Raider scrive:

        Mi sembra un programma folle, in ossequiosa esecuzione di una pianificazione dall’alto dell’indottrinamento di masse e individui, tanto più insidioso perrché rivolto a bambini da sosttoporre ala lavaggio del cervello, sottraendole alle famiglie naturali per spingerli a considerarsi il risultato di una prevaricazione di genere o al più, un prodotto di nicchia di cui i signori e padroni hanno decisoche possono fare a meno.
        Una cosa è certa: nessuno disturberà mai queste manifestazioni. Contrariamente ai talebani come Luke & compagni/e/* nick e tic vocalici e consonantici al seguito, che vanno a aggredire le Sentinelle In Piedi e vorrebbero educare alla tolleranza gli altri.

      • Raider scrive:

        Mi sembra un programma folle, in ossequiosa esecuzione di una pianificazione dall’alto dell’indottrinamento di masse e individui, tanto più insidioso perché rivolto a bambini da sottoporre aa lavaggio del cervello, sottraendoli alle famiglie naturali per spingerli a considerarsi il risultato di una prevaricazione di genere o al più, un prodotto di nicchia di cui i signori e padroni del Brave New World hanno deciso che possono fare a meno.
        Una cosa è certa: nessuno disturberà mai queste manifestazioni. Contrariamente ai talebani come Luke & compagni/e/* nick e tic vocalici e consonantici al seguito, che vanno a aggredire le Sentinelle In Piedi e vorrebbero educare alla tolleranza gli altri.

  10. Filomena... scrive:

    Ma non Raider dove ha visto in concreto tutte queste insidie ai minori in un programma come questo?

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