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«Spero che Albertini prosegua in Lombardia il lavoro per la parità scolastica»

novembre 1, 2012 Chiara Rizzo

Maria Grazia Colombo (Agesc): «Mi auguro porti avanti l’esempio positivo della Lombardia, dove si dà libera scelta nell’educazione alle famiglie»

Maria Grazia Colombo ex presidente dell’associazione dei genitori scuole cattoliche (Agesc): personalmente ha deciso di sostenere l’appello dei 100 per la candidatura di Albertini alle prossime elezioni regionali lombarde.

Colombo, perché ha aderito? Cosa secondo lei potrebbe fare Albertini, per le famiglie e per la scuola cattolica?
Preciso che il mio è un sostegno a titolo personale: sono però certamente anche una persona attenta alla questione educativa, della famiglia e della scuola. Leggendo l’appello, mi sono ritrovata nell’esperienza positiva del governo regionale di Formigoni, nel senso che ho ritrovato una sintonia con le richieste che noi politicamente avanziamo e l’esperienza lombarda vissuta sin qui. Nell’appello, in più punti, viene rimandata la questione della libertà e della libera iniziativa che ha molto a che fare con la scuola e il pluralismo scolastico. In questi anni, la Regione Lombardia si è presa carico in modo sussidiario delle mancanze dello Stato, ad esempio introducendo il buono scuola che ha dato le possibilità a molte famiglie di scegliere nel campo scolastico opportunità altrimenti non contemplabili. Mi auguro di non sbagliarmi in questo riconoscimento di continuità.

Formigoni è stato spesso accusato di favorire “troppo” le scuole private. Ci spiega perché lei si augura che questa esperienza al contrario possa continuare?
La spiego così: a livello nazionale la nostra associazione affronta diverse situazioni e quasi sempre incontra un sistema nazionale dell’istruzione che, sia per le paritarie sia per le statali, resta ingessato. L’autonomia è solo sulla carta e si interpreta questo tema solo ideologicamente, etichettandolo come favoritismo delle private. Ma il pluralismo scolastico è il futuro della scuola. Anche il ministro Francesco Profumo insiste su due punti cardine: autonomia e valutazione. Questi due punti, se messi in atto, scatenano un meccanismo innovativo e i genitori, che sono i primi ad averne diritto, hanno la possibilità di scelta tra le istituzioni e le offerte formative della singola istituzione. Da questo punto di vista, abbiamo toccato con mano in Lombardia questa possibilità di scelta per i genitori. Ho un grande timore che si faccia ora un passo indietro, e che si pensi che questa differenziazione tra le scuole porti ad uno squilibrio nei confronti delle scuole statali. Al contrario, porta una sana competizione tra il sistema statale e quello privato, e bisogna semmai risolvere il problema dei finanziamenti alla scuola in generale che sono sempre più esigui. Tutte le scuole sono pubbliche, private e statali, lo dice la legge Berlinguer del 2000, non lo sosteniamo noi o Formigoni. L’esempio della Lombardia ha solo reso giustizia ai genitori. Come Agesc stiamo preparando un ricorso alla Corte costituzionale per risolvere una volta per tutte il problema nei confronti dei cittadini: le scuole dell’obbligo statali sono pagate con le tasse e le finanziarie, per quelle paritarie alle tasse bisogna aggiungere anche la retta. Non è giusto, e non per i genitori delle scuole cattoliche, ma per tutti i cittadini. Questa è un’idea di politica che non sia al servizio di qualcuno, come privilegio, ma che dia giustizia ed equità.

Pensa che Albertini abbia la forza di raccogliere consensi sufficienti in un momento in cui il Pdl è sempre più in crisi?
Non so esprimermi su questo: la nostra associazione è anche apartitica, ognuno ha la propria idea. Mi piace parlare per conto delle famiglie, che sono un soggetto politico oltre che sociale: è vero che noi famiglie, di fatto, facciamo la politica dando un voto. Ma guardo ad Albertini cercando anzitutto di capire cosa posso fare io che sono società civile e non un partito, e quindi ho prima di tutto il compito di rilevare le indicazioni della società a cui il politico deve guardare. Possiamo aiutare la politica ad essere più seria in questo momento fragilissimo: abbiamo bisogno di dare vivacità alle persone, che in questo momento sono molto sfiduciate nei confronti della politica.

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