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Si può ancora essere padri (e figli) nell’era del trionfo di Antigone?

febbraio 16, 2015 Renato Farina

La figlia di Edipo era la pretesa di esistere senza alcuna dipendenza originaria ed è diventata un’eroina criminale. Oggi orribilmente vittoriosa in occidente

the-road-mccarthyLa sparizione dei padri è un fenomeno che dovrebbe mobilitare la lega per la protezione degli animali, visto che gli uomini sono animali. La cultura dello scarto, denunciata da Francesco, ha la sua espressione massima in questo dato ormai misurabile come la diminuzione delle tigri del Bengala.

Proprio papa Bergoglio, pur di suscitare attenzione sul fenomeno, ha invocato che se c’è ancora la paternità batta un colpo, magari anche sul sedere dei bambini, con una «sculacciata». Scandalo, reprimende, non si fa, non si deve. Oramai i padri non sono nemmeno odiati. Non c’è bisogno di ucciderli. Non esistono. Non devono esistere. E i padri, invece di essere obbediti, hanno obbedito a questo imperativo: di non esistere più come padri. Guai a sculacciare.

In senso molto alto tutto questo è frutto del prevalere di Antigone. Ella è la ragazza in cui a vincere sono le ragioni del cuore, la legge interiore che viene prima di quelle scritte. E perciò si pone contro Creonte, lo zio e re. È figlia di Edipo, Antigone, ma è la prima e unica creatura al mondo a non avere il complesso di Edipo, a non avere il problema del rapporto con il padre.

Queste idee non sono mie, non sono così profondo. Me le affidò in un’intervista per Il Sabato Giacomo B. Contri, certo un genio. Disse – ed era il 1991 –: «Avere il complesso di Edipo vuol dire invece essere strutturalmente figli. Antigone è la prima figura della storia dell’umanità che non è edipicamente centrata sul padre. Antigone non è una figlia!». La “fraternité” della Rivoluzione francese e dell’illuminismo è questa esaltazione dell’essere fratelli, senza che questo sia conseguenza dell’essere figli.

Questo che sembrava nel 1991 un paradosso gustoso, troppo sottile per palesarsi nella vita quotidiana, si manifesta oggi come nichilismo: non importa in alcun modo avere padre o madre, basta esistere. Non è necessario in nessun senso avere un padre, tant’è vero che, come hanno stabilito i giudici di Londra, è legale avere tre genitori, e guai a specificare chi sia padre o madre dei tre.

Insomma, la post-modernità ha portato a compimento nel campo giuridico e dell’ingegneria genetica quello che nella modernità illuminista pareva un dato sentimentale. Chi non ha amato il coraggio di Antigone? Era la pretesa di esistere a prescindere da qualsiasi legame col padre. Il rifiuto della dipendenza originaria. E questo l’ha fatta essere un’eroina criminale. Oggi orribilmente vittoriosa in occidente.

C’è un riflesso sociologico nell’Italia di oggi di questa assenza paterna. L’Istituto Giuseppe Toniolo (che è l’Ente fondatore dell’Università Cattolica) ha pubblicato pochi giorni fa La condizione giovanile in Italia presso il Mulino (19 euro). C’è un capitolo che riguarda “Le figure di riferimento dei giovani in Italia”, curato dalla professoressa Rita Bichi. La domanda, rivolta ad un campione vastissimo di giovani tra i 19 e i 31 anni, era questa: «Se dovessi pensare a una figura di riferimento nella tua vita, quella con cui ti confronti più spesso per parlare di te, chi diresti?». Il padre è indicato da 9 ragazzi su 100. La madre da 33. Se poi si va più nello specifico del sesso e delle differenti appartenenze regionali, viene fuori questo. Che solo 6 giovani donne su 100 indicano il padre. Stupisce la differenza territoriale: chi ha maggior legame con la figura paterna è il ragazzo settentrionale con circa l’11 per cento. Al Centro siamo al 6,5, e al Sud l’8 per cento.

Io dico però questo: sarebbe un guaio dare la colpa alla deriva culturale nichilista. In realtà esiste sì il trascinamento devastante del pensiero collettivo ma c’è la libertà. C’è la possibilità di essere umilmente, poveramente padri. E per i figli di accorgersene.

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7 Commenti

  1. Lela scrive:

    Ma cosa c’entra tutta questa riflessione con Antigone?

  2. paolab scrive:

    in questo articolo amicone mi pare abbia dimostrato di non sapere scrivere (non si capisce proprio cosa intenda dire) e nemmeno leggere. forse dovrebbe andarsi a rileggere la tragedia. infine il complesso di edipo non si dà nelle femmine. si rilegga anche freud.

    • Gio scrive:

      A chi accusa Amicone di non saper scrivere consiglierei di imparare almeno a leggere, dato che l’articolo è firmato da Renato Farina

  3. To_Ni scrive:

    Concordo con la sostanza dell’articolo, anzi sono d’accordo con chi sostiene che si è voluto estirpare la figura del padre quasi per uccidere una esperienza che ci rimanda al Padre di tutti.
    Ma prendersela con Antigone, che rappresenta proprio la reazione di fronte ad una legge umana che mira a sovvertire le leggi non scritte presenti in tutti noi (incise degli dei). L’idea di una natura umana scritta in tutti. Proprio l’esatto contrario di quello che sostengono i tizi che vengono qui per difendere leggi come aborto eutanasia ed altre bellezze, frutto dei Creonti odierni.

    • Franzi scrive:

      Ma….non ho capito… questo articolo vuole unire queste nuove sperimentazioni scientifiche approvate in inghilterra (tre genitori), alla figura di Antigone?
      Poi quello che non ho ben capito….su cosa è basata l’affermazione che il padre non esiste? Su una statistica che dice che i giovani non rispondono che il loro modello di vita è il padre?
      non si capisce

  4. Mappo scrive:

    Scusate, ma trovo demenziale accostare la figura di Antigone alla purtroppo attualissima crisi della paternità. Antigone è l’esatto contrario di quello che dice Contri e a cui Farina si adegua. Mi domando come sia possibile prendere una cantonata così epocale.

  5. Renato Farina scrive:

    Anch’io ci misi un po’ a digerire la tesi di Giacomo B. Contri. Era una di casa nel mio cuore, una di famiglia, Antigone. Mi ha fatto bene scorgere che anche in Antigone c’è il peccato originale. Si può discuterne. Ricordo che venticinque anni fa, nella Berlino appena liberata, discussi di Antigone con una freudiana anarchica. Mi voleva cavare gli occhi. Poi mi scrisse di averci pensato e che la tesi di Contri era profonda e purificatrice.
    Di certo Antigone è un mito. Ma si dimentica che è la protagonista di una tragedia, e perciò alla fine irrisolta.
    Solo Cristo risolve le tragedie trasformandole in drammi di libertà. Nel rinascimento e nel post-rinascimento Antigone è stata trasformata in emblema di fraternità senza bisogno del padre.
    Quanto a sostenere che Contri non abbia letto Freud ce ne vuole, essendo il massimo psicoanalista e lettore freudiano che c’è in Italia. Renato Farina

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