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Scuola applica alle tredicenni impianti contraccettivi senza dirlo ai genitori. «Inorriditi»

febbraio 10, 2012 Leone Grotti

È successo nella contea di Hampshire, a Southampton, dove una scuola ha installato sotto pelle alle ragazzine l’Implanon, un bastoncino contraccettivo di 4 centimetri. Lo scopo era abbattere il problema delle gravidanze delle giovanissime. Una madre: «Siamo inorriditi, come possono accadere certe cose? Siamo andati troppo oltre».

Nel 2009 la città di Southampton, nel sud dell’Inghilterra, ha guardato i dati sulle gravidanze delle giovanissime e si è preoccupata. Tra il 2001 e il 2003, infatti, 136 ragazze tra i 13 e i 15 anni sono rimaste incinte. Il governo ha così pensato e trovato una soluzione: inserire con una semplice operazione chirurgica sotto la pelle delle braccia delle ragazzine uno strumento contraccettivo. I politici locali hanno incaricato le scuole di portare a termine queste operazioni. Nella contea di Hampshire sono stati piuttosto zelanti e hanno applicato lo strumento a molte tredicenni, senza però avvisare i genitori. I quali sono insorti contro la scuola, il governo e i responsabili della sanità, dopo aver dovuto ispezionare palmo a palmo le braccia delle figlie.

Il metodo contraccettivo utilizzato si chiama Implanon ed è un sottile bastoncino di 4 centimetri che si inserisce sottopelle nei primi cinque giorni del ciclo e libera gradualmente un ormone che blocca l’ovulazione e riesce a fermare l’ascesa degli spermatozoi. La sua efficacia comincia dopo 24 ore dall’innesto e dura circa tre anni. I ricercatori affermano che gli effetti secondari come acne, cefalea e tensione mammaria scompaiono dopo appena sei mesi.

Norman Wells, direttore del Family Education Trust, si è fatto carico di rappresentare la protesta dei genitori e ha denunciato un impianto che ha il solo scopo di incoraggiare la promiscuità dando alle ragazzine un motivo in più per fare sesso prematuro: «Mezzi come questo porteranno inevitabilmente i ragazzi a insistere con le ragazze per fare sesso. Ora potranno dire: “Basta che vai alla clinica della scuola per farti inserire un impianto, così non dovrai preoccuparti di rimanere incinta”. I genitori mandano i loro figli a scuola per ricevere una buona educazione e non perché degli operatori sanitari diano alle ragazzine dei contraccettivi tenendo all’oscuro le famiglie». E aggiunge: «Le autorità sanitarie dovrebbero capire come scoraggiare il sesso prematuro e non incoraggiarlo con strumenti che minacciano i genitori, la legge e i principi morali più elementari».

Una madre di una ragazzina di 13 anni a cui hanno applicato l’impianto si è sfogata con il Daily Telegraph: «Sono davvero arrabbiata. Non solo è moralmente sbagliato ma la scuola non ha neanche consultato il medico di famiglia. Io sono d’accordo che insegnare ai giovani l’educazione sessuale e la contraccezione sia importante, ma qui siamo andati troppo oltre». Il processo è semplice: la scuola consegnava alle ragazze un questionario da riempire sulla loro storia clinica, organizzava loro un colloquio con un esperto sanitario e si passava infine all’applicazione dell’impianto. «Come si può eseguire a scuola una procedura chirurgica, per quanto minima, senza avvisare i genitori?» continua una madre. «In più, quante tredicenni sono al corrente della propria storia clinica? Ho parlato con molti famiglie che mandano i figli alla scuola e sono rimasti inorriditi da quanto successo. E loro ora non sanno neanche se le loro figlie hanno subito lo stesso trattamento».

Mentre i politici locali si sono mossi per verificare la legalità della procedura, i responsabili della sanità l’hanno difesa a spada tratta affermando che le famiglie erano state avvisate nel 2009 quando il servizio è stato lanciato e che spettava alle scuole informarle di nuovo prima di applicare l’impianto alle studenti. In più, hanno tirato fuori dei dati secondo cui le gravidanze sono diminuite del 22%. Un successo, dunque. Un portavoce del servizio sanitario nazionale del distaccamento di Southampton ha dichiarato: «Noi abbiamo il dovere di assicurare che le ragazze giovani possano accedere a programmi adeguati di sicurezza sessuale. Questo le aiuta ad evitare gravidanze indesiderate e a proteggersi da infezioni che si trasmettono sessualmente». E spiega: «Noi offriamo un servizio alle scuole con esperti che informano gli studenti e li aiutano. Inoltre, realizziamo esami per la clamidia, distribuzione di preservativi, test di gravidanza e consigliamo un range di metodi contraccettivi e molto altro. E questo è completamente legale». Tutto legale dunque, ma una madre commenta laconica: «Non riesco neanche a immaginare come possano accadere certe cose».
twitter: @LeoneGrotti
 

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1 Commenti

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