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«Sì al bipolarismo con il modello spagnolo. Non ascoltiamo Casini: vuole il comando senza i voti»

febbraio 8, 2012 Massimo Giardina

Intervista a Giuseppe Calderisi (Pdl), esperto di sistemi elettorali: «Esistono sistemi a base proporzionale come in Spagna, che con esiti maggioritari consentono un ottimo funzionamento del bipolarismo. Il sistema non deve permettere unioni solo a scopi elettorali. Casini vuole una legge che gli permetta di fare l’ago della bilancia senza avere i voti».

Silvio Berlusconi, nell’intervista rilasciata a Libero, non lascia dubbi sulla priorità politica nell’agenda del Pdl: la riforma elettorale. L’argomento interessa anche al Pd, che dai suoi vertici strizza l’occhio all’ex premier. Entrambi i partiti dell’attuale maggioranza sanno bene che le scelte di oggi condizioneranno la prossima legislatura e che i ruoli di Terzo polo, Idv, Lega, e Sel (attualmente fuori dal Parlamento) dipenderanno dalle decisioni del Parlamento nei prossimi mesi. L’onorevole Pdl Giuseppe Calderisi, esperto di sistemi elettorali, ne ha parlato con tempi.it.

Calderisi, tra le tante riforme varate nell’ultimo periodo, è il momento definitivo anche per la legge elettorale?
Ho paura che la crisi dell’attuale bipolarismo, basato su coalizioni forzate e poco omogenee, porti a commettere due gravi errori.

Quali?
Una cosa è modificare il tipo di bipolarismo, un’altra è abbandonarlo. Io sono favorevole alla prima soluzione, ma contrario alla seconda.

È un’apertura al proporzionale?
Esistono sistemi a base proporzionale come in Spagna, che con esiti maggioritari consentono un ottimo funzionamento del bipolarismo. L’errore nasce quando si concepisce un sistema che permette coalizioni messe insieme solo per scopi elettorali: alleanze a volte non coerenti e non omogenee. Così facendo la maggioranza di governo non è supportata da basi programmatiche e rischia quindi di cadere. In Italia abbiamo un governo tecnico anche per questa ragione. Però da qui a far cadere il criterio del bipolarismo ce ne corre.

Qual è il secondo errore?
Partiamo da un esempio positivo. In Spagna, come dicevo prima, c’è un meccanismo proporzionale basato sul riparto di pochi seggi per ogni circoscrizione che favorisce la nascita di grandi partiti a vocazione maggioritaria e di conseguenza di un sistema bipolare. Non è facile introdurre un sistema del genere, ma nella Spagna post-franchista questo metodo elettorale ha consentito di avere solo sei primi ministri dalla nascita della democrazia. Inizialmente c’erano delle formazioni a dimensioni più piccole che si sono poi aggregate per necessità nei grossi partiti. Per intendersi, in Spagna se prendi il 6 per cento ottieni più o meno 11 seggi. L’errore, per noi italiani, sarebbe nell’adottare un metodo tedesco.

Cosa ci sarebbe di sbagliato in quel modello?
Il sistema tedesco fa solo una fotografia: se si è sopra il 5 per cento si può entrare in Parlamento con un numero elevato di parlamentari. In Germania questo va bene perché è un paese bipolare nel suo Dna e non ha partiti di piccole dimensioni. In Italia sarebbe un sistema aggirabile.

In che senso e da chi?
Il terzo polo vorrebbe avere una posizione di prestigio grazie alla somma delle percentuali dei piccoli partiti di cui è composto. Con un 10 per cento avrebbe già una posizione di privilegio. Questo è sbagliato perché non ci si può unire con il solo scopo elettorale per poi rimanere separati. Se si vuole comandare bisogna costruire un grande partito. Quali interessi ha Casini? Vuole costruire una vera forza politica o mira a obbiettivi  personali come la Presidenza della Repubblica? Casini, se vuol contare crei un partito di maggioranza. La verità è che vuol comandare con una forza politica che racimola pochi voti, per questo motivo vuole una legge in cui gli sia permesso di fare l’ago della bilancia.

C’è quindi un optimum, una situazione ideale verso cui orientarsi?
Se le scelte venissero fatte non solo per risolvere una situazione contingente, ma orientate a un funzionamento che possa andare bene anche fra dieci anni, sarei contento. Una legge elettorale non è una scelta ideologica, ma un fatto empirico. Costruire un sistema che vada anche al di là del contingente mi sembra un’esigenza da non sottovalutare. Per questo il sistema spagnolo mi sembra un buon esempio da seguire con circoscrizioni di tre o quattro candidati. Sulle preferenze mi sono già espresso altre volte in modo molto critico (ascolta intervista a tempi.it): ormai nei paesi democratici non vengono più usate.
Twitter: @giardser
 

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