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Ritratto di Georg Ratzinger, l’uomo che ha visto il fratello minore diventare Papa

giugno 29, 2011 Angela Ambrogetti

Georg Ratzinger, 87 anni, è il fratello maggiore di Benedetto XVI. Con lui oggi ha festeggiato i 60 anni di sacerdozio. Per celebrare l’occasione ripubblichiamo un’intervista che padre Ratzinger ci rilasciò cortesemente qualche mese fa, in cui parla del suo rapporto con il papa, della loro passione per la musica e per i gatti

La Girandola di fuochi a Castel Sant’Angelo, un pranzo per 200 poveri offerto dalla diocesi, gli auguri del sindaco. Così Roma ha festeggiato i 60 anni da sacerdote di papa Benedetto XVI il 29 giugno festa dei Santi Pietro e Paolo. Ma la festa più bella è sicuramente quella che Joseph ha vissuto nei suoi appartamenti nel Palazzo Apostolico con il fratello Georg, ordinato sacerdote con lui a Frisinga in Baviera. Da molti anni i due fratelli vivono distanti. Georg dopo aver diretto il coro più famoso della Germania, i “Passerotti” del Duomo di Ratisbona, vive ritirato in una casa fuori città. Nell’autunno scorso ho avuto la meravigliosa opportunità di incontrarlo durante un suo soggiorno romano. La musica sacra è anche oggi una occasione per avvicinarsi al mondo della musica in assoluto.  Il fratello di papa Benedetto XVI lo scorso 25 ottobre è stato insignito del Premio “Fondazione pro musica ed arte sacra”, legato al Festival internazionale di Musica ed Arte sacra dedicato a papa Benedetto nel V anno di Pontificato.

Georg Ratzinger viene spesso a Roma. «E’ sempre un momento molto festoso e solenne quando si scende dall’aereo  – racconta – e poi c’è sempre un’accoglienza gioiosa da parte delle memores, i segretari, suor Christine, che rendono l’accoglienza molto bella. Poi vado a visitare mio fratello nella sua stanza. Quello è il nostro primo incontro, ed per me è tornare a casa, quando ci raccontiamo le ultime novità. La casa è l’incontro con mio fratello dovunque sia. E sento che qui la famiglia del papa è diventata anche la mia famiglia. Si parla di Regensburg, dei vicini, delle persone che conosce da tempo, dei compagni di studio. Ogni mattina il mio pensiero per lui è che possa avere la salute e la forza, di cui ha bisogno per compiere la sua missione». Nei giorni scorsi è stato operato alle ginocchia ed ora affronta con il solito buon umore e disciplina la terapia riabilitativa, preparandosi a tornare a Roma appena possibile per rivedere il fratello.
 

 

Un legame profondo quello tra i due fratelli. Qual è il primo ricordo del “fratellino”? «E’ difficile rispondere e ricordare. Della nascita ricordo poco, eravamo piccoli e anche al battesimo non ero presente perché è stato battezzato subito, e noi fratelli più grandi non siamo andati perchè era tanto freddo. Poi nella vita quotidiana è arrivato questo bambino tanto piccolo… Poi quando siamo un po’ cresciuti eravamo due maschi e abbiamo giocato molto e fatto tante cose insieme. Certo all’inizio ero legato più a mia sorella perché eravamo i due figli maggiori in casa, però con gli anni si è costruito un contatto più intenso con il fratello piccolo. Noi due costruivamo insieme il presepe, e poi tra i giochi più frequenti c’erano giochi per così dire spirituali, noi lo chiamiavamo il “gioco del parroco” e lo facevamo noi due, nostra sorella non partecipava. Si celebrava la messa e avevamo delle casule fatte dalla sarta della mamma proprio per noi. E uno volta a turno eravamo il ministrante o il chierichetto».

 

Poi il seminario, e la passione per la liturgia, la musica, lo studio…
«E’ stato uno sviluppo continuo. Fin da piccoli abbiamo vissuto con un crescente amore per la liturgia e questo è proseguito via via nel seminario. E poi è arrivata la  musica…». In quegli anni e da ragazzi, aveva preoccupazione o timori o speranze per il fratello più piccolo che seguiva la sua stessa strada? «Non c’era nessun motivo di preoccuparsi. Mi sono sempre interessato di quello che faceva dei suoi progetti, ma serenamente». Dopo la prima messa? «Per tre anni siamo stati separati perché nel 1947 Joseph è andato a Monaco e nel 1950 ci siamo ritrovati a Frisinga. Dopo l’ordinazione dal novembre del 1951 a ottobre 1952 eravamo in parrocchie confinanti e c’era in mezzo solo un parco a Monaco. Io avevo la chiesa di San Ludwig e Joseph era al Preziossismo Sangue. Joseph poi accettò di diventare professore a Bonn, anche per essere di aiuto alla famiglia. Nel 1955 i nostri genitori si sono trasferiti da lui a Frisinga e nel 1956 si è aggiunta anche nostra sorella, e quando io ero libero li raggiungevo volentieri. Il fratellino era il riferimento per tutti».

 

E quando è divenuto vescovo e cardinale? «Prima siamo stati separati mentre Joseph era a Bonn, a Münster e Tubinga. Poi alla fine ci siamo ritrovati a Ratisbona, io a dirigere i Domspatzen e mio fratello all’università.  E’ stato un periodo molto bello ed intenso, noi tre fratelli eravamo riuniti. Certo con la nomina e il trasferimento a Monaco, ma la distanza non era tanta, era piuttosto la mancanza di tempo che ci teneva lontani perché Joseph era impegnato come vescovo e cardinale». E  il trasferimento a Roma? «In effetti è stato un po’ come subire una perdita, anche perché sapevo che mio fratello andava incontro a una grande responsabilità e che di conseguenza avremmo avuto pochi contatti. Tre volte l’anno io andavo a Roma, soprattutto l’estate, a Natale i miei fratelli venivano da me, stavamo nella sua casa a Pentling, un posto che amava e che sentiva suo. Avevamo comunque degli appuntamenti fissi, come per esempio l’Ascensione, periodo in cui Joseph veniva a Pentling per il ritiro spirituale e si tratteneva qualche giorno. Ad agosto andavamo in vacanza insieme, a Bad Hofgastein, a Bressanone, a Linz».

 

 

C’è un episodio particolare che vuole raccontare? «Il momento più bello era l’arrivo del cardinale nel suo paese d’origine. Atterrava a Monaco, lo andava a prendere il sig. Künel, e quando ero ancora direttore del Coro, veniva per una cena solenne. Questo segnava l’inizio delle vacanze. Dopo la pensione la cena si svolgeva nella Lutzgasse, dove vivo tuttora. Era un vero rito di accoglienza anche se non c’era una esibizione del coro. E si faceva sempre una cena con cibo che a lui piaceva particolarmente». E ora il papa come lo accoglie a Roma? C’è un rito ?
«E’ sempre un momento molto festoso e solenne quando si scende dall’aereo. All’aeroporto mi vengono a prendere con la macchina sotto la stiva, con le auto della polizia. Tutti sono molto gentili, e in quei momenti mi viene da pensare a tutte le persone che devono trovare un mezzo pubblico o che hanno problemi con le valigie…». Qualche altro aneddoto del passato? «Maria completava il trio. Da quando non c’è più, il trio non esiste. Naturalmente la sua presenza richiamava anche la presenza dei nostri genitori. Lei è sempre stata la persona che ci faceva pensare a loro.

 

 

Quando ha saputo la notizia che il fratello è diventato papa? «Durante il conclave non ho mai pensato che mio fratello potesse diventare papa. Anche altri me lo hanno chiesto, ma io ero sempre convinto che non fosse possibile perché era troppo anziano ormai. Mi ricordavo di papa Giovanni XXIII che era anche un anno più giovane, e poi il collegio dei cardinali si era assottigliato. Poi quando è arrivata la notizia la primissima reazione è stata di tristezza, perché ero consapevole del fatto che come papa sarebbe stato portato via dalla sua vita privata e personale. Ma non sapevo invece che si può mantenere un rapporto molto personale con il papa e incontralo come faccio adesso, con tutti i privilegi che ho ricevuto per arrivare e ripartire. Ho tutte le agevolazioni per incontrare comunque il papa in qualità di parente».

 

 

Parlate della Baviera, c’è nostalgia  per la terra di origine? Non c’è una vera e propria nostalgia. Si cresce e si matura. Naturalmente lui si interessa di Regensburg, dei vicini, delle persone che conosce da prima, compagni di studio e così via. Questo gli interessa molto». C’è una curiosità che abbiamo in molti, il papa ha ancora dei gatti? «Noi adoriamo i gatti, quando ci siamo trasferiti a Hufschlag avevamo dei gatti nostri, assieme ad altri che passavano nel giardino. Ora però ci sono solo i mici della casa di Pentling». Qual è il suo pensiero più frequente per suo fratello? Il mio pensiero per lui è che ogni mattina possa avere la salute e la forza, di cui ha bisogno per compiere la sua missione». Torniamo a parlare di musica: Suonate insieme ora? «Non insieme perché non riesco più a leggere la musica, posso solo suonare a memoria». Nonostante i suoi 87 anni e gli occhi stanchi, Georg Ratzinger conserva il fresco entusiasmo di un ragazzo quando si parla di musica e quando gli chiedo se il fratello oggi pontefice suona bene, risponde «Certo ha molto talento!» E si dispiace di non poter più suonare insieme a lui.
 

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