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Record di vittime civili in Afghanistan nel 2011? Per l’Onu i responsabili sono i talebani

febbraio 7, 2012 Leone Grotti

È quanto messo in luce dal rapporto sulle vittime civili 2011 dell’Onu. Gli attacchi dinamitardi e kamikaze dei talebani hanno provocato la morte del 77 per cento delle 3.021 persone rimaste uccise in Afghanistan l’anno scorso. Il governo si rivela sempre più incapace di difendere la popolazione e gli Usa hanno annunciato che entro la metà del 2013 si ritireranno.

Non è un record di cui andare fieri quello che è stato registrato in Afghanistan nel 2011: le vittime civili hanno raggiunto quota 3.021. Secondo il rapporto annuale dell’Onu, rispetto al 2010 i morti sono cresciuti dell’8 per cento, seguendo un’escalation costante dal 2005. Ma il principale responsabile non sono le truppe della Nato o le forze di polizia afghane: sono i talebani a colpire la loro stessa gente.

Secondo il rapporto, infatti,  il 77 per cento delle vittime è stato causato dagli attacchi dinamitardi e kamikaze dei talebani, in crescita rispetto al 2010. Al contrario, il numero di civili uccisi dalla Nato e dall’esercito afghano scende a 410. I talebani, attraverso il loro leader, Mullah Omar, hanno ripetutamente assicurato di non volere danneggiare i civili e di fare di tutto per difenderli. Ma guardando i numeri, si possono nutrire ragionevoli dubbi sulle intenzioni dei terroristi.

La situazione che viene descritta dalle 39 pagine del rapporto dell’Onu è sempre meno rosea per gli abitanti dell’Afghanistan: nel 2011, 185 mila civili risultano sfollati a causa degli attacchi dei talebani e degli scontri a fuoco con le truppe della Nato. In più, se il numero di civili rimasti uccisi durante sparatorie con le forze internazionali è sceso, è aumentato quello delle morti accidentali provocate dalle forze di sicurezza afghane: 41 civili nei mesi che vanno da giugno a dicembre, quasi il doppio del 2010.

Come se non bastasse, il segretario alla Difesa statunitense Leon Panetta, in occasione della visita al quartier generale Nato a Bruxelles, ha recentemente annunciato che gli Stati Uniti ritireranno le truppe impegnate in Afghanistan entro la metà del 2013. È una pessima notizia per il paese, data la difficoltà dimostrata dal governo afghano a proteggere la popolazione dagli attacchi dei talebani. Per questo aumenta la paura della gente. «Quel giorno ero in ritardo per andare al lavoro e ho perso il pullman. Una bomba è esplosa su quel mezzo, uccidendo tutti» spiega un membro della polizia che lavora all’aeroporto di Herat, riportata nel rapporto Onu. «Non erano solo miei colleghi, erano miei amici. È difficile essere una donna nel corpo di polizia e quelle donne erano tutte mie amiche». Poi aggiunge: «Mi figlia di 9 anni, tutti i giorni, quando esco di casa per andare al lavoro piange e mi dice: “Mamma, non andare. Io non ho bisogno di mangiare».
twitter: @LeoneGrotti

 

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