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«Qui in Iraq se non ci pensa la Chiesa alla povera gente non lo farà nessuno»

maggio 19, 2017 Redazione

Come sta procedendo il Piano Marshall per la ricostruzione delle case dei cristiani nella Piana di Ninive saccheggiata dall’Isis. «Ci vorrà del tempo ma siamo ottimisti»

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Articolo tratto da Acs Non è raro che un sacerdote debba improvvisarsi in altri ruoli. In Iraq, nei territori fino a poche settimane fa occupati dallo Stato Islamico, molti sacerdoti si vedono oggi impegnati come ingegneri, architetti e geometri. Non appena celebrata la messa, padre Georges Jahola smette i paramenti e prende immediatamente il cellulare per ricominciare a coordinare i lavori.

Il sacerdote caldeo è membro del Nineveh Reconstruction Committee (NRC), un organismo creato da Aiuto alla Chiesa che Soffre per coordinare la ricostruzione dei villaggi della Piana di Ninive distrutti da ISIS. «Qui in Iraq se non ci pensa la Chiesa a far fronte alle necessità di questa povera gente non lo farà nessuno».

Nel villaggio di Qaraqosh le case dei cristiani da ricostruire sono 6.727, 115 delle quali totalmente distrutte. La ricostruzione è stata attentamente pianificata. «Abbiamo classificato le diverse abitazioni e cominceremo a ricostruire da quelle parzialmente danneggiate, così da permettere alle famiglie di rientrarvi al più presto», dichiara ad ACS padre Jahola. La Chiesa ha coinvolto 40 ingegneri volontari e oltre 200 operai. «Ci vorrà del tempo ma siamo ottimisti».

Il costo del Marshall Plan varato da ACS per la ricostruzione della Piana di Ninive è stimato in oltre 250 milioni di dollari e la Fondazione ha già messo a disposizione un contributo iniziale di 450 mila euro che permetterà di ricostruire le prime cento case. «Ci stiamo concentrando sui villaggi che sono stati per meno tempo nelle mani dello Stato Islamico», spiega padre Salar Boudagh, vicario generale della diocesi di Alqosh e membro dell’NRC. “A Telskuf e Bakofa la ricostruzione richiederà meno tempo, al contrario di Badnaya, dove oltre l’80 percento delle case è stato distrutto».

Il sacerdote riferisce come prima dell’arrivo di ISIS, 1450 famiglie vivessero a Telskuf, 110 a Bakofa, 950 a Badnaya, più di 700 a Telkef e 875 a Karemles. «La prima condizione per il ritorno di queste famiglie è la sicurezza e fortunatamente quest’area è pattugliata dalla Zeravani, una milizia cristiana di cui ci fidiamo ciecamente».

Accanto alla sicurezza, il piano di ricostruzione non può prescindere da un importante impegno economico. Le case sono state suddivise in base ad un “coefficiente di danno”. Per riparare una casa incendiata servono 25mila dollari, mentre per una totalmente distrutta ne occorrono almeno 65mila. «Preghiamo Dio – afferma padre Boudagh – affinché i benefattori di ACS continuino a sostenerci e permettano alle famiglie cristiane di tornare nella terra dei profeti».

Dal marzo 2016, Aiuto alla Chiesa che soffre è ormai l´unica organizzazione ad occuparsi regolarmente degli sfollati interni iracheni e per far fronte alle loro necessità. Dal 2014 ad oggi ha donato oltre 30 milioni di euro.

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