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Quando la mondanità prevale su Cristo. L’allarme lanciato da papa Francesco e don Giussani

gennaio 4, 2014 Redazione

«La mondanità spirituale uccide le persone e la Chiesa». Il richiamo del Papa e quello di Giussani nel 1967: «Quando si dimentica che Cristo è la chiave di tutto, il cristianesimo diventa zero»

«Spogliarsi della mondanità spirituale che uccide l’anima, le persone e la Chiesa». Questo è sicuramente uno dei richiami più usati da papa Francesco in questo 2013. Ne ha parlato la prima volta a inizio marzo, davanti alla congregazione generale dei cardinali; l’ultima volta è stata ad Assisi, nella sala della Spogliazione di san Francesco, un luogo che mai un papa aveva visitato prima.

DE LUBAC E DON GIUSSANI. Un pericolo, quello della mondanità spirituale, già denunciato da Henri De Lubac, e che ha segnalato più volte anche don Luigi Giussani. Lo riporta Alberto Savorana nel suo libro Vita di don Giussani: «Nel febbraio del 1967 Giussani accusa un’inerzia e una conseguente riduzione dell’esperienza cristiana vissuta dagli amici del Péguy: “Gesù Cristo diventa lo strumento con cui mettere a posto le cose, e la comunità diventa compattezza sociologica, il regno di Dio diventa una nostra opera”. Questo è il rischio più grande da evitare, perché “il regno di Dio avviene in noi, non è una nostra opera”. Giussani si domanda come mai si verifichi questa alterazione dell’esperienza originale: “Quando si dimentica che Cristo è la chiave di tutto, il cristianesimo diventa zero. (…) La mentalità mondana si inserisce in noi per la paura nostra di essere minoranza, di non essere considerati al passo”».

LA CONTESTAZIONE ECCLESIALE. E ancora nel 1969 in riferimento alla situazione della contestazione ecclesiale dalla quale Giussani si dissocia. Così si esprime durante un incontro del Gruppo adulto: «Il contestatore non è affatto che voglia la distruzione del cristianesimo, è che in lui il fattore predominante è la modulazione del cristianesimo alle categorie mondane. Insomma, il fattore prevalente è il mondano; in nome della concretezza, in nome dei poveri, in nome della serietà, in nome dell’impegno, in nome di tutto quello che volete è la ri-emergenza del fatto mondano, del fattore mondano come prevalente. (…) La nostra posizione è quella per cui è chiaro che il cristianesimo è l’annuncio dell’eterno al mondo. L’eterno non è affatto qualche cosa di sovrastante il mondo, ma è il significato che è dentro il mondo, il tempo e lo spazio. Per cui è l’annuncio di qualche cosa che è permanente. Ma che cosa è permanente? Non è la flessione sociale, non è la flessione culturale, perché quella cambia di generazione in generazione. Il permanente è nella persona e basta, come avvenimento».

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9 Commenti

  1. Rosa scrive:

    VV D. Giussani!!! Anche perché crede in quello che dice…

    • fausto scrive:

      se per questo anche socrate e epicuro credevano a quello che dicevano, ed anche Lenin e togliatti. il problema è se vivevano il Cristianesimo, l’avvenimento di Cristo nella loro vita oppure no, oppure se lo riducevano a modo loro. Non credo che il Gius, per quel che me ne ricordo, sarebbe stato felice di sentire urlare Viva don Giussani, piuttosto avrebbe risposto viva Altro.
      a me comunque dispiace questa posticcia apologia di don Giussani rispetto al Papa Bergoglio, come se solo adesso è venuta la luce ad illuminare don Giussani. la Chiesa e l’avvenimento cristiano, la Chiesa millenaria e i papi tutti illuminano don Giussani e la sua testimonianza illumina la Chiesa intera ed i papi che lui ha conosciuto. in ogni parola del magistero si ritrova il carisma di don Giussani. questa storicizzazione posticcia adombra inutile entusiasmo e a volte esagerata piaggeria.

  2. mike scrive:

    condivido molto di quanto si dice. aggiungerei ai vari in nome “in nome del divertimento”. e se proprio si può fare una critica a giussani è che poteva dirlo in modo più chiaro che si può: il cristianesimo è l’annuncio dell’unico vero Dio, da cui noi veniamo e cioè di cui tutti siamo figli. ed in virtù di questo siamo fratelli ossia dobbiamo portarci rispetto, ossia fare agli altri quanto vorremmo fosse fatto a noi. e sempre col suo aiuto.
    io il cristianesimo lo vedo così.
    personalmente, e con tutto il rispetto poiché giussani più mi capita di leggerne una frase più mi intriga, la frase circa l’eterno nel mondo mi risulta un po’ sibillina. forse capisco ma forse non so se ho capito.

  3. ana scrive:

    Si vede che D. Giussani credeva in quello che diceva exatamente perchè non riduceva làvvenimento di Cristo a ideologia ed in ogni parola del magistero si ritrova il carisma di D. Giuss. Anche a me dispiace questa apologia rispeto a Papa Bergoglio. Ma Fausto, sono d´accordo con te!
    Dunque credo che si púo e si deve dire: Viva Cristo che se trova nella Sua Chiesa di sempre e vv D. Giussani!

  4. Rosa scrive:

    … ma credo che oggi giorno sia meglio gridare comme gli cristeros ” VV Cristo Re”

    • fausto scrive:

      vero, Viva Cristo Re e a questo punto ci può anche stare viva don Giussani, ma solo perché testimone vero della regalità di Cristo.

      un abbraccio Rosa

      f

      • leo aletti scrive:

        ho conosciuto don Giussani, ho molta nostalgia di Lui come uomo come tutto.

        • Giulio Dante Guerra scrive:

          Io, invece, non ho mai conosciuto don Giussani, anche perché non abitavo a Milano. Con CL ebbi un “contatto” nei primi anni ’70 del secolo scorso, quando capitai ad una loro riunione, che si aprì con dei canti, che mi parvero composti allo scopo d’invitare alla conversione gli ex-sessantottari delusi. Provenendo da tutt’altra parte, il, chiamiamolo così, “anti-sessantotto”, ed avendo, nel frattempo, scoperto il pensiero della scuola contro-rivoluzionaria e la Dottrina Sociale della Chiesa – all’epoca piuttosto “snobbata” dagli intellettuali e dai sociologi cattolici “à la page” – mi sentii in un “luogo di vocazione particolare” abbastanza diversa dalla mia, e chiusi i contatti.

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