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Pisapia non va più bene ai centri sociali: «È cambiata l’orchestra, non la musica»

aprile 3, 2012 Redazione

Dopo le promesse elettorali, nel mondo della sinistra antagonista milanese sono tanti i disillusi e i segnali di malumore aumentano. Il rapporto col Leonkavallo, le baruffe coi No Tav e gli sgomberi. «Pisapia deve ancora dimostrare che il vento è cambiato per davvero per le donne, i bambini e gli uomini rom di Milano».

Appena eletto sindaco di Milano, Giuliano Pisapia si era recato a trovare Norina Brambilla, vedova del comandante partigiano Pesce. Poi aveva promesso di regolarizzare il Leoncavallo, storico centro sociale autogestito della città, perennemente sotto sfratto. Gesti simbolici, che avevano fatto ben sperare la sinistra estrema. 
Davide Farina, allora portavoce del centro sociale, aveva esultato. Farina, oggi coordinatore cittadino di Sinistra ecologia e libertà a Milano, preme per una «nuova stagione tra il Leoncavallo e l’amministrazione». Qualche giorno fa è stato presentato un patto per la città con una serie di attività e servizi offerti al quartiere. A marzo, però, l’ufficiale giudiziario si è presentato comunque: lo sfratto è stato rinviato, ancora una volta, al 16 maggio 2012.
«Le Associazioni con la presentazione del patto con la città 2.0 hanno invitato il Comune di Milano a costituire un tavolo di lavoro per coordinare le proprie attività con quelle del Comune istituzionalmente svolte. Entro quella data confidano in un avanzamento nel percorso di soluzione politica che riconsegnerà alla città di Milano 10.000 metri quadri di funzioni e servizi collettivi». Così si legge in un comunicato stampa. Non è chiaro se il Comune abbia accettato l’invito. Di certo Pisapia ha voluto mandare un segnale importante, presenziando alla cerimonia con cui i giardini di piazza Durante sono stati dedicati a Fausto e Iaio, i due ragazzi assassinati da estremisti di destra nel 1978. 

Fin qui le rose e i fiori. Ecco, però le spine. Perché il rapporto tra il sindaco e i centri sociali sta diventando, soprattutto negli ultimi tempi, più complicato.
In primo luogo ci sono le gelosie e le invidie che altri spazi autogestiti, dal Cantiere al T28, mostrano nei confronti del Leoncavallo. Il T28 ha scritto una lettera aperta alla città, invitando il sindaco a non usare due pesi e due misure: «Questa esperienza rischia di chiudere, che ironia sarebbe, proprio quando cambia il vento a Milano. Non accettiamo lo sgombero, ma non chiediamo trattative o comodati o corsie preferenziali». 
Il 27 marzo gli antagonisti del Cantiere assieme ai no Tav” hanno fatto irruzione a Palazzo Marino, occupando, indisturbati, la sala Alessi. Nel mirino un convegno sulla legalità con il procuratore capo di Torino, Giancarlo Caselli, e del presidente dell’Anpi, Carlo Smuraglia. Il motivo lo spiegano sul loro sito, in una lettera aperta: «Il Comune di Pisapia, eletto grazie alla mobilitazione di una grossa fetta della metropoli milanese che non ne poteva più di una città soffocata dal razzismo becero e dall’onnipotenza dei palazzinari, fa forse finta di dimenticarsi da che parte soffia il vento? Dovremmo forse pensare che il popolo arancione è Sì Tav?». Si prosegue rivendicando di aver riempito le piazze «per cacciare la Moratti, ma anche perché immaginavano una città e magari un mondo diversi».

Non è la prima volta che i centri sociali protestano contro una gestione della città ritenuta eccessivamente morbida: i comitati anti-sfratto, per esempio, sono scesi sempre in campo ogni volta che il Comune ha allontanato famiglie abusive delle case popolari. Le speranze c’erano: lo scorso anno era apparso davanti a Palazzo Marino uno striscione con la scritta: «Che il vento spazzi via gli sgomberi. Destra o sinistra, chi sgombera è un fascista». Inoltre i no global del Cantiere avevano chiesto al sindaco di istituire una sanatoria, e la sostituzione dei vertici dell’Aler. Quando però l’assessore alla casa, Lucia Castellano, ha parlato (ottobre 2011) di sospensione degli sgomberi, distinguendo tra «poveracci» e «delinquenti», è stato il sindaco a dover correggere il tiro, ricordando che «occupare è reato».

L’insoddisfazione serpeggia anche per quanto riguarda i rom: «Gli sgomberi di sinistra non fanno meno male», si legge in rete nei blog degli antagonisti. «Quando li faceva il centrodestra erano bollati come atti persecutori, inutili e pure un po’ fascisti! L’ha detto anche Amnesty International. Pisapia deve ancora dimostrare che il vento è cambiato per davvero per le donne, i bambini e gli uomini rom di Milano». E ancora: «Promesse non mantenute». «È cambiata l’orchestra, ma non la musica».

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