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Pakistan. La decisione scandalosa della Corte d’appello che ha confermato la condanna a morte di Asia Bibi

ottobre 16, 2014 Leone Grotti

«Oggi il caso di Asia Bibi è stato discusso a lungo ma la Corte ha rigettato l’appello», ha scritto in una nota ottenuta da tempi.it Sardar Mushtaq Gill, uno degli avvocati della cristiana pakistana

asia-bibiL’Alta corte di Lahore ha confermato in appello la condanna a morte di Asia Bibi. «Oggi il caso di Asia Bibi è stato discusso a lungo ma la Corte ha rigettato l’appello», ha scritto in una nota ottenuta da tempi.it Sardar Mushtaq Gill, uno degli avvocati della cristiana pakistana condannata a morte nel 2010 e in carcere da oltre cinque anni per false accuse di blasfemia.

UDIENZE RINVIATE. I giudici hanno evitato di esprimersi fino a oggi, rinviando le udienze per diversi motivi per ben cinque volte. Secondo gli avvocati della donna, le accuse di blasfemia a suo carico sono completamente false e infondate e per questo si erano detti fiduciosi che oggi il giudice avrebbe assolto Asia Bibi.

MINACCE. Così però non è stato. Gi avvocati avevano detto di «confidare nella buona fede e nell’indipendenza della magistratura», anche perché il giudice Anwar Ul Haq «è persona stimata e corretta». Ma spesso i giudici vengono minacciati di morte da estremisti islamici e sono così spinti a dare verdetti ingiusti. Come in questo caso.

«GIUSTIZIA IN MANO A ESTREMISTI». Come dichiarato a Fides da un altro avvocato della donna, Naeem Shakir, «il giudice ha ritenuto valide e credibili le accuse delle due donne musulmane (due sorelle) che hanno testimoniato sulla presunta blasfemia commessa da Asia. La giustizia è sempre più in mano agli estremisti». Ora gli avvocati faranno un ultimo ricorso, quello alla Corte suprema. Se questa non capovolgerà il verdetto, Asia Bibi sarà giustiziata.

I FATTI. La donna pakistana, di fede cattolica, ha marito e cinque figli. Il 14 giugno del 2009, giorno in cui è cominciato tutto, lavorava nei campi come sempre. Era andata a prendere dell’acqua da un pozzo per ristorarsi e poi l’ha offerta alle donne musulmane che lavoravano con lei, ma loro le hanno risposto accusandola di avere infettato la fonte. Perché lei, in quanto cristiana, è un’infedele. Asia Bibi ha respinto quell’appellativo e si è rifiutata di convertirsi all’islam, spiegando quanto fosse grande tutto quello che Dio aveva fatto per lei nella vita. Di conseguenza, le donne l’hanno accusata di blasfemia per insulti al profeta Maometto. Solo cinque giorni dopo, il 19 giugno, il mullah musulmano Qari Muhammad Sallam ha formalizzato l’accusa davanti alla polizia.

LEGGE SULLA BLASFEMIA. Non c’è peggiore disgrazia per un cristiano che essere accusato di blasfemia. La cosiddetta “legge nera” è stata introdotta nel codice penale pakistano nel 1976. Le pene per chi insulta l’islam, Allah o Maometto, includono l’ergastolo e la condanna a morte. Recentemente, la Corte della sharia ha chiesto che la norma venga cambiata e che l’unica sanzione possibile sia la condanna a morte. Nella stragrande maggioranza dei casi la legge viene utilizzata in modo strumentale per vendette personali o ragioni economiche: gli accusati, infatti, sono spesso costretti ad abbandonare le loro proprietà, che vengono rilevate per due soldi o addirittura sequestrate dagli accusatori. Ne è prova il fatto che oltre il 95 per cento di queste accuse si rivelano in sede giudiziaria false e infondate. Ma nonostante questo non c’è scampo per chi viene accusato di blasfemia: molti cristiani sono stati uccisi mentre entravano in tribunale per il processo, perché per i gruppi fanatici islamici non c’è giustizia umana che possa contraddire quella divina. Questo è il motivo per cui sempre più spesso gli imputati non assistono ai dibattimenti in aula e, anche quando vengono assolti, sono costretti a lasciare il paese per sempre.

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12 Commenti

  1. Piero scrive:

    Con buona pace di quei “buonisti” e “misericordiosi” che, con assoluta dabbenaggine, pretendono di continuiare il Sacro “Dialogo” (fine a se’ stesso), e anzi, si calano le brache, di fronte alle prepotenze di costoro, “per non offendere”. Bravi. 7+

  2. Su Connottu scrive:

    In Pakistan purtroppo la legge Scalfarotto è già in vigore,
    vanno un po’ più per le spiccie

  3. Cisco scrive:

    «confidare nella buona fede e nell’indipendenza della magistratura»,
    Bisognerebbe invitare gli avvocati per uno stage di un paio di mesi in Italia, per capire come funziona la giustizia anche senza leggi sulla blasfemia / omofobia (per ora).

  4. angelo scrive:

    Interruzione di tutti i rapporti commerciali col Pakistan.
    Embrago e sanzioni.
    Se abbiamo le palle

    • Menelik scrive:

      Bravo !!!!!!
      Sono d’accordo, saggia e giusta decisione.
      Un momento poi…..noi cosa importiamo dal Pakistan, a parte LA DROGA?

  5. Sebastiano scrive:

    E questo sarebbe uno dei paesi “moderati” e “democratici”. Ma ce ne fosse uno decente in tutto il globo terracqueo…

  6. gladio scrive:

    In Pakistan c’ é Asia Bibi, anzi, ci sono le Asia Bibi, In Sudan ci sono le Meriam, In Kabilia hanno appena decapitato un francese, nelle Filippine un medico tedesco sta per essere trucidato ( notare che in questo paese i mussulmani sono in minoranza ), in Nigeria stiamo assistendo alla scristianizzazione violenta dell’ intero stato del Borno, in Siria ed Iraq sta succedendo quello che sta succedendo ed ancora si organizzano ” incontri interconfessionali ” come quello di Anversa in Belgio dove Monsignori ,con tanto di zucchetto e sottopancia cremisi, un bel sorriso idiota sul faccione, si fanno fotografare a spasso per le vie cittadine a braccetto di caproni barbuti ed inturbantati.

    E come se non bastasse il settimanale dei Paolini ” Famiglia Cristiana ” ci ha ricamato su un articolo dal titolo ” Non è il vero Islam” che fa letteralmente cascare le braccia:

    Nell’ articolo vengono presentate come persone pacifiche, moderate , tolleranti e dialoganti alcune alte personalità del mondo islamico:
    -Il gran muftì dell’ università di Al Azar (Al Azar è il più autorevole centro islamico Sunnita, quello che aveva interrotto unilateralmente le relazioni col Vaticano solo perchè Papa Benedeto XVI si era “permesso” di chiedere al governo Egiziano di tutelare i cristiani dopo l’ attentato alla chiesa di Alessandria )

    – Il gran Muftì d’ Egitto : ( tutti sappiamo come se la passano i cristiani in Egitto)

    -Il Gran Iman della moschea di Lahore ( tutti sappiamo come se la passano i cristiani a Lahore e nel resto del Pakistan)

    Ebbene, questi personaggi, forti dell’ ignoranza dell’ articolista e della sua casa editrice ( i Paolini per intenderci ) pur di passare per ” Moderati” contrabbandano per versetti coranici episodi che sul Corano non esistono, esistono invece, parzialmente, nella Sunna, che è tutt’ altra cosa.

    Uno di questi tre, mi pare sia il caprone di Lahore cita la sura Al Maida, verso 32 :che recita:

    Chiunque uccida un uomo che non abbia ucciso a sua volta o che non abbia sparso la corruzione sulla terra , sarà come se avesse ucciso l’umanità intera . E chi ne abbia salvato uno, sarà come se avesse salvato tutta l’umanità.

    Si guarda bene però dal citare il versetto appena successivo, il numero33 che è di ben altro tenore:

    La ricompensa di coloro che fanno la guerra ad Allah e al Suo Messaggero e che seminano la corruzione sulla terra è che siano uccisi o crocifissi, che siano loro tagliate la mano e la gamba da lati opposti o che siano esiliati sulla terra: ecco l’ignominia che li toccherà in questa vita; nell’altra vita avranno castigo immenso

    Complimenti ai Paolini e a tutto lo staff di “ Famiglia Cristiana”

    • NelMondoMaNonDelMondo scrive:

      Grazie Gladio
      I cattocomunisti ci vanno a nozze con le Paoline e Famiglia Cristiana è la loro bandiera, nonostante sia stata pubblicamente condannata come “non in linea con il pensiero della Chiesa”
      E non credo di esagerare quando penso che quelle pagine siano sporche del sangue dei tanti innocenti di cui non parlano e che hanno dato e danno la vita per Cristo in quei Paesi, disgraziatamente ci sono nati lì, che non li aiutano nè PROTEGGONO

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