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Se fossimo perfetti non ci converrebbe obbedire. Intervista a Costanza Miriano

giugno 6, 2014 Benedetta Frigerio

«C’è chi mi testimonia che amare la banalità dell’istante dà pace e serenità, perché ti puoi abbandonare a ciò che ti è dato senza continuare a preoccuparti di creare o immaginare qualcosa»

Dopo Sposati e sii sottomessa e Sposati e muori per lei, Costanza Miriano è tornata in libreria con un nuovo libro: Obbedire è meglio. Le regole della compagnia dell’agnello (Sonzogno, pp 173, 15 euro). Alla scrittrice e giornalista piacciono i titoli che ribaltano i luoghi comuni. È il caso anche di quest’ultimo volume che, come i precedenti, mostra con prosa scanzonata e profonda che la vera rivoluzione oggi è il cristianesimo. «Sempre più impopolare, perché incompreso», spiega Miriano.

Miriano, lei vive per trasformarsi in agnello, ma questa è una società di lupi. Non ha paura?
Il libro parla della “compagnia dell’agnello”, cioè dell’amicizia cristiana. Per me vivere come Cristo significa vivere al meglio. Si può diventare agnelli solo con qualcuno che lo incarni, che lo segua e che ci faccia vedere che è possibile vivere così. Dio non ci ha consegnato delle regole da applicare da soli. Al contrario, si è fatto parte di me e di te, vive negli uomini che appartengono alla sua Chiesa con cui abbiamo necessità di bere, mangiare, ridere e piangere. È così che passa la paura: io il matrimonio l’ho imparato guardando spose felici che si barcamenano fra figli e lavoro. Dalla bontà di donne che servono docilmente amici, colleghi e parenti. Da donne abbandonate ma fedeli alla famiglia, tanto belle e femminili da fare invidia.

Leggendo il suo libro pare di capire che, se fosse stato per lei, oggi non sarebbe né giornalista, né sposa, né madre. La compagnia dell’agnello l’ha portata, invece, a essere tutte e tre le cose. Come mai?
Nell’amicizia cristiana accade che, se sei stanca, c’è chi ti incoraggia; se sbagli, c’è chi ti corregge; se fai una cosa giusta, ti conferma. Quelli di cui parlo nel libro sono tutti amici incontrati in questi anni, gente che vive una santità quotidiana, nascosta. Ognuno con una caratteristica che serve a compensare la mancanza dell’altro. È così che insieme diventiamo una potenza. Portando ciascuno le gioie e i pesi altrui. Credo che tutti abbiano bisogno di questo, non solo i cristiani.

costanza-mirianoLei dice che questa nostra vita, in cui capitano cose fastidiose come le bollette da pagare o le zanzare, non è sbagliata; anzi, è il luogo in cui Dio ci trasforma a sua immagine e somiglianza. Scusi, ma lei che cosa ci guadagna a vivere così?
Premetto che non sempre abbraccio le cose che ho da fare, spesso mi ribello: ho la sindrome di “Sliding doors”, quella che affligge la maggioranza dei moderni: fantastico molto, penso a come sarebbe stata la mia esistenza se non mi fossi sposata o se avessi accettato quel lavoro negli Stati Uniti, ma così rimango inquieta, insoddisfatta. Per fortuna, però, c’è chi mi testimonia che amare la banalità dell’istante dà pace e serenità, perché ti puoi abbandonare a ciò che ti è dato senza continuare a preoccuparti di creare o immaginare qualcosa.

Obbedire è meglio. Perché?
Guardi, anche io sono un tipo che vorrebbe decidere tutto della sua vita. Ma poi, quando faccio ciò che istintivamente vorrei, anziché sentirmi più libera, mi viene l’ansia. La verità è che per essere liberi abbiamo bisogno di seguire un altro. È così perché l’uomo non è sano, in lui c’è qualcosa che non funziona e che noi cristiani chiamiamo peccato originale. L’obbedienza serve quindi a guarirci dal nostro inconscio sballato, dalle nostre paturnie e agitazioni. Quando facevo l’università avrei voluto cambiare facoltà dieci volte e i miei genitori mi dissero: «Sì, sì, Costanza, comincia a finire quello che hai cominciato». Grazie a Dio obbedii, altrimenti non avrei mai costruito nulla. Lo stesso vale per il mio matrimonio che mi protegge dalla fuga verso mille tentativi. Insomma, obbedisco perché voglio essere salvata.

Cosa intende quando scrive che «bisogna imparare a deludere qualcuno»?
La donna, molto più dell’uomo, ha bisogno di essere guardata. Ecco perché, mediamente, le ragazze a scuola amano essere le più brave e sentirsi buone. Vogliono essere riconosciute. Abbiamo un vuoto strutturale che nella sua accezione positiva è il tramite per accogliere la vita e per amare, ma dobbiamo vigilare su quale sia lo sguardo che lo riempie, altrimenti finiamo per illuderci, correndo dietro a tutti, fino all’esaurimento. Io, ad esempio, quando mi intervistano o mi chiamano a parlare, devo vigilare sulla mia vanità che mi porta a dire sempre di sì. Ed ecco ancora una volta il matrimonio che arriva in mio soccorso. Questa sono io con mio marito: «Senti Guido mi hanno chiesto di andare, ho detto no, ma poi…». E lui: «Costanza, no». E io: «Lo so, ma senti le ragioni…». E lui: «Costanza, sei pericolosa, stai ferma». Il matrimonio aiuta a contenere i deliri di onnipotenza che ci sfiancano, ordinando le priorità che sono la preghiera, i figli e il marito. Lo stesso vale per la “sindrome della crocerossina”, una cosa buona finché non diventa presunzione, come se, senza di noi, Dio fosse impotente. Meglio imparare ad affidare nella preghiera.

Lei scrive che è conveniente ringraziare chi sbaglia, ci insulta o critica. Perché?
Quando assistiamo all’ingiustizia nei confronti di una persona più debole, un bambino o un collega che viene maltrattato, parlare è un dovere. Ma quando il male viene fatto a noi, se vogliamo metterlo in scacco, dobbiamo trarne vantaggio. Ad esempio, se in una cattiveria c’è anche solo una scintilla di vero, la posso usare per correggermi e migliorare. Ho visto tante “compagne” non rispondere agli insulti, alle cattiverie, agli sfruttamenti e non perché stupide, come penserebbero molti, ma perché scelgono di non appropriarsi del male. Le parole poi cambiano e influenzano molto il nostro modo di pensare, quindi meglio non ribattere o sparlare, altrimenti la mente si fissa su parametri negativi che poi usiamo per giudicare noi stessi. Al contrario, sottolineare il bene ci fa pensare al nostro, ci pacifica.

Lei parla molto del suo padre spirituale. Cosa c’entra con la compagnia dell’agnello?
Lui non solo ne fa parte, ma la conduce, lui è la guida che ci aiuta a farci agnelli. Credo che tutti dovremmo averne una. Per me è come uno specchio: davanti a lui vedo i miei limiti, i punti su cui devo correggermi.

Lei confessa pacificamente di predicare bene e razzolare male. Sa che oggi potrebbero linciarla per questo?
È pazzesco: non sopportano l’incoerenza, salvo poi negarla perché non riescono a superarla. E così trasformano l’errore in bene e smettono di indicare l’ideale. Accade perché la nostra società, che rifiuta Dio, quello incarnato, cerca di salvarsi da sola e abbassa il livello ad una umanità mediocre. Motivo per cui ci si accontenta di essere buoni facendo la raccolta differenziata. Noi cristiani, invece, sappiamo che l’uomo è malato, che non si salva da sé, ma che c’è Uno che può rialzarci continuamente verso mete molto alte.

Per lei maschile e femminile sono due universi non perfettamente complementari. Se l’uomo e la donna non si basteranno mai a che serve sposarsi?
Il cardinale di Milano, Angelo Scola, usò un’espressione bellissima, quando disse che l’altro sesso è il segnaposto del totalmente Altro. È vero: l’altro ti ricorda che solo l’infinito che è Dio può colmare il tuo desiderio sconfinato ed è così che ti accompagna verso la meta. Ecco perché l’ideologia gender è pericolosa: vuole sbarazzarsi del promemoria, che non ci permette di dimenticare che l’uomo non basta all’uomo. Alla base dell’attacco violento contro la differenza sessuale c’è proprio il rifiuto di Dio, dell’alterità. Una ribellione totale ed estrema verso il Creatore.

Perché scrive che l’amore è un giudizio?
Amare è come mordere un sasso, diceva il poeta Oscar V. Milosz, ma conviene. Ci sono momenti che il sentimento scompare, ma questi ti ricordano perché hai sposato quella persona maldestra o pantofolaia. Se assecondassi i miei istinti senza giudicarli, rimarrei con un pugno di mosche in mano, distruggerei ciò che mi custodisce. La fedeltà allo scopo, invece, fa sì che nel tempo il desiderio non scompaia, ma si trasformi, somigliando sempre più all’amore vero e totale che bramiamo, quello di Cristo che ha dato la vita per noi. Conoscere gli agnelli per credere.

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31 Commenti

  1. filomena says:

    La Miriano in questa intervista generalizza aspetti che lei sostiene le appartengano a tutte le persone e in particolare alle donne. In realtà emerge che lei è una persona molto istintiva e che da sola non è in grado di dare una priorità alle cose importanti e che a causa di questa sua carenza di razionalità necessita sempre di una guida a cui obbedire perché a dispetto del suo nome non sarebbe in grado di perseguire costantemente un obiettivo.
    Inoltre questo “vuoto” che attribuisce a tutte le donne finalizzato ad essere riempito dalla maternità, da l’idea di una incompletezza oltre che una grande insicurezza di se tanto che lei stessa ammette di aver sempre bisogno che qualcuno scelga per lei (prima i genitori poi il marito). Per fortuna la maggior parte delle donne non è così e comunque dimostrano di sapere esattamente quello che vogliono e di perseguire gli obiettivi che si sono date con molta razionalità.

    • luca says:

      invece secondo me se ti guardi nel profondo (come donna ma anche come uomo) trovi quel senso di incompiutezza e mancanza, quel desiderio di qualcosa di più, che nemmeno diventare la donna più ricca importante bella e stimata del mondo può riempire. spero per te che un giorno te ne accorgerai, così come me ne sono accorto io.

      • filomena says:

        Secondo me il senso di incompletezza a cui fai riferimento tuè altra cosa e lo percepiscono tutti. Poi ognuno si da le risposte che crede. Quello a cui fa riferimento la Miriano è una “mancanza” che lei attribuisce in particolare alle donne che a suo giudizio riempirebbero solo con la maternità. Emerge poi un quadro riferito alle donne che le caratterizza per essere per lo più istintive e non razionali quindi bisognoso se di una guida. Personalmente non mi identifico affatto e credo invece che le donne oggi non sono affatto così “prese dall’ansia” se qualcuno non da loro l’ordine di priorità degli obiettivi e delle cose da fare. La donna che descrive lei è una donna ottocentesca che non esiste più.

        • Fran'cesco says:

          Filomena o chi per esso,
          questa e’ un’intervista; c’e’ chi tira le conclusioni dal titolo del libro (demenziale ma e’ cosi’), chi invece da un’intervista, seppure ben fatta… e chi legge il libro e prende qualcosa per se.
          Io il libro l’ho comprato e mi accingo a leggerlo.
          Ti assicuro che vivere quello che racconta lei (che poi e’ il cristianesimo) potra’ anche apparire ottocentesco agli occhi della societa’ libertina di oggi, ma vale la pena essere vissuto, garantito.

          • luca says:

            guarda Filomena, se credi che la miriano stia discriminando le donne, mi fai solo ridere. se invece critichi il fatto che la miriano stia sottolinenado una certa differenza caratteriale che c’è tra la maggior parte degli uomini e la maggior parte delle donne, bè, mi fai ridere ancora di più

  2. leo aletti says:

    Bravissime Cstanza Miriano e Benedetta Frigerio. Approfitto per dire che domani nel Duomo di Milano viene ordinato prete don ALBERTO FRIGERIO, fratello di Benedetta.

  3. gianni says:

    La Miriano in questa intervista generalizza aspetti che lei sostiene le appartengano a tutte le persone e in particolare alle donne. In realtà emerge che lei è una persona molto istintiva e che da sola non è in grado di dare una priorità alle cose importanti e che a causa di questa sua carenza di razionalità necessita sempre di una guida a cui obbedire perché a dispetto del suo nome non sarebbe in grado di perseguire costantemente un obiettivo.
    Inoltre questo “vuoto” che attribuisce a tutte le donne finalizzato ad essere riempito dalla maternità, da l’idea di una incompletezza oltre che una grande insicurezza di se tanto che lei stessa ammette di aver sempre bisogno che qualcuno scelga per lei (prima i genitori poi il marito). Per fortuna la maggior parte delle donne non è così e comunque dimostrano di sapere esattamente quello che vogliono e di perseguire gli obiettivi che si sono date con molta razionalità.

    • Filomena says:

      Gentile redazione perché con altro nome avete pubblicato il commento che prima non pubblicavate?

      • Piero says:

        Perche’ sei sempre lo stesso troll che si smaschera da solo, cara Filomena, alias Gianni, alias Manlio Pittori, e chissa’ quanti altri alias…

        • filomena says:

          Se fossi un troll non avrei detto candidamente che ho modificato il nome perché avevo difficoltà a far pubblicare un post che in tutta evidenza è lo stesso con nomi diversi. Certo che voi la sincerità non la apprezzate proprio mai eh?

          • Piero says:

            Per me hai fatto la frittata prima, e poi hai maldestramente cercato di rimediare (come l’altra volta) cercando di riprendere l’uovo con la forchetta.
            Certo, tra i milioni di nomi possibili, proprio Gianni eh? Ma guarda la coincidenza…

  4. filomena says:

    Ma vera domanda è la guida di cui dice di aver bisogno la Miriano che identifica prima nel genitore e poi nel marito a cui obbedisce, a sua volta a chi obbedisce? E non vale dire solo a Dio perché allora anche le donne potrebbero ubbidire solo a Dio e non anche al marito.

    • Fran'cesco says:

      La guida che abbiamo obbedisce a sua volta alla guida che ha avuto che a sua volta … o cavolo, ma cosi’ arriviamo a chi ci ha creato !

    • leo aletti says:

      Filomena sei braviisma. Ricordati di santificare le feste. Sii meno narcisista, altrimenti resterai sempre nel tuo brodo.

    • Toni says:

      La Miriano la cosa mi pare che spiega la cosa in maniera diversa, e se leggesse quello che scrivi tu (mi riferisco all’universo dei tuoi post) ti eccepirebbe un delirio di onnipotenza (ovvero non vedrebbe una donna sicura di se). Chissà se ha ragione?

  5. Raffaella says:

    Carino, ma cosa c’entra con l’obbedienza? Obbedire è ben altro: significa fare ciò in cui non credi in virtù di un principio che magari non condividi, ma a cui ti sottometti. Io lo chiamerei semplicemente: darsi delle priorità.

    • Fran'cesco says:

      Fare cio’ che non capisci, non che non credi. Fidarsi.

      • Raffaella says:

        Appunto: fidarsi, af-fidarsi. Però questa è una cosa reciproca, tutti ci affidiamo gli uni agli altri perché siamo tutti un pò responsabili della “salute” degli altri. Il termine obbedire non mi piace perchè esprime una verticalità, un rapporto di forza. Affidarsi è meglio.

        • filomena says:

          Sono d’accordo se come dici tu l’affidamento è reciproco ma se solo la donna deve ubbidire al marito perché si considera troppo istintiva per fare scelte razionali, allora non mi sta più bene.
          Mi rendo conto che per i maschietti qui presenti la Miriano rappresenta il loro ideale di donna ma rassegnate i è più unica che rara, non ne trovate di altre facilmente.

          • giovanni says:

            filomena chi si deve rassegnare sei tu. Chi da senso alla nostra vita è un Figlio che per obbedienza al Padre si è fatto crocifiggere, capisci perchè le tue obiezioni sull’obbedienza valgono zero

            • filomena says:

              Il Figlio appunto da senso alla vostra vita, con tutto il rispetto per le idee altrui ma forse per altri anche questo senso vale zero. Allora se vuoi rispondere, rispondi a tono nel merito dei contenuti dell’articolo e non di fede che non centra nulla in questo contesto.

              • beppe says:

                chi non vive l’affidamento o l’obbedienza seguendo l’esempio di Gesù, è semplicemente in balia anzitutto di se stesso e dei propri limiti. poi del potente di turno, dell’opinione corrente, dell’ultima moda, dell’oroscopo radiofonico e via di questo passo. confrontiamo le vite di chi si vanta di aver sempre fatto di testa sua e di chi invece ha obbedito e vediamone il risultato finale.

              • Toni says:

                @ Filomena
                Sul figlio appunto ed il senso della vita…. questo è il nodo cruciale Filomena, e credo che tu poni il problema male fin dall’origine di tutte le tue discussioni sull’argomento .
                Io credo che non è necessario per “il senso della vita” avere necessariamente un figlio. Le suore hanno una all’altissima concezione della vita, senza essere madri (ma pregano per tutti o sono al servizio di tutti). La differenza è proprio questa … puoi essere aperto alla vita (avendo o non avendo figli) od essere un egoista che pensa solo al proprio ventre. Allora ….come distinguere tra chi non ha figli per motivi diametralmente opposti? Dagli ingredienti che la compongono: un egoista, ama l’aborto, e l’eutanasia (e ci pontifica pure), non sente istinto materno (quindi non sa di cosa parla) ma vuole dare i figli ai gay perché ci sono “gli studi”… ecc …. ecc… (e credimi Filomena che posso continuare)

                • filomena says:

                  Scusa ma non hai capito il messaggio del mio commento che era in risposta a quello di Giovanni. Non mi riferivo al fatto di avere o meno un figlio ma rispondevo al “senso” che attribuiva Giovanni al Figlio cioè Gesù. In effetti nel contesto dell’articolo Gesù e la fede non centravano nulla come ho sottolineato tanto che anche tu hai travisato il senso del mio post

                  • Toni says:

                    Si ho travisato, lasciandomi condizionare da tanti tuoi precedenti post. Ma credo che ci sono cose che comunque dovresti tenerne conto.

          • Fran'cesco says:

            Filomena, al solito ti sei fermata al titolo.
            Leggiti il libro che poi ne riparliamo. Costanza non e’ sottomessa come intendi tu, tutt’altro.

  6. Filomena says:

    Non si parlava genericamente di avere un figlio ma del senso del Figlio cioè Gesù

  7. Cristiana says:

    @Joseph Pima .Sono d’accordissimo con te ! sono madre di 4 figli , ho scelto di lasciare il mio lavoro per la mia nuova famiglia , oltretuttto non ho aiuto di nonni/ nonne tate e asili nido. E’ da un po’ che seguo Costanza Miriano sul blog e ho letto anche i suoi libri. Tutto bello tutto vero C’e’ un qualcosa pero’ in Costanza Miriano che non mi convince fino in fondo. Tanta teoria ma poca vita vissuta? Non so ………….

  8. Alessandra says:

    Da come ho interpretato io, la Miriano avrebbe cambiato facoltà dieci volte se non avesse avuto i paletti posti dai genitori. Sarebbe andata in più luoghi a parlare dei suoi libri rispetto a quanto ha fatto se non avesse avuto i paletti posti dal marito. Ma come mai io, che pure sono inquieta quanto basta, riesco a costruirmi da sola e a prendere decisioni con la mia testa per quanto riguarda la mia vita? Eppure, non solo non faccio male a nessuno, ma sono anche soddisfatta. Non si deve obbedire proprio a nessuno se non al proprio vissuto, a ciò che si è in risultanza del’attitudine, del carattere e dell’esperienza. Chi ci dice che Dio non sia proprio li, nel nostro inconscio che Miriano definisce sballato ma che in realtà e’ la forza più potente sulla Terra? E se uno decide di vivere giorno per giorno seguendo una propria vocazione a non mettere radici, che male c’è? Se l’essere umano (uomo o donna che sia) fosse appagato, non avremmo scoperto un bel nulla dell’universo o dei batteri. Saremmo uguali ai pinguini, splendidi animali che si sentono appagati solo perché hanno accontentato il compagno della vita e hanno covato le uova. E pazienza se abbiamo un cervello più grande di così.

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