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Non solo devastazione. Storie di miracoli da Hiroshima

agosto 7, 2012 Redazione

Dal convento di Nagasaki rimasto in piedi dopo l’esplosione, ai padri gesuiti illesi perché vivevano «il messaggio di Fatima». La città crollava, ma nel suo cuore qualcosa resisteva.

Tratto da korazym.org

Ad Hiroshima, quel 6 agosto 1945, c’era anche una piccola comunità di otto gesuiti. Il loro presbiterio era proprio nel raggio di devastazione della bomba atomica. Ma sia loro che il presbiterio rimasero illesi. E attribuirono il miracolo al fatto che vivevano ogni giorno il mistero di Fatima. Quando ci si ricorda di Hiroshima, della prima bomba atomica della storia sganciata su una città, si pensa subito alla devastazione e alla morte che portò quell’atto di guerra. Tre giorni dopo, il 9 agosto, l’attacco atomico toccherà a Nagasaki, una città composta per due terzi da cristiani, e anche lì avverrà che un convento rimarrà miracolosamente illeso. E poi, più nulla. Il Giappone è rimasta l’unica nazione ad essere vittima di un attacco nucleare. Ma è anche una nazione che sa come rialzarsi, e che sa ricordare. E tra i ricordi di Hiroshima, c’è anche quello del miracolo ricevuto da otto padri gesuiti.

Il 6 agosto è il giorno della Trasfigurazione del Signore, ovvero di quando Gesù, accompagnato da Pietro, Giacomo e Giovanni, andò sul monte Tabor e fu trasfigurato davanti ai loro occhi. Il 6 agosto è anche il giorno di un’altra trasfigurazione, quella di Hiroshima. Erano le 8 e 15 del mattino quando un B-29 americano, l’Enola Gay, lanciò la sua bomba “Little Boy” su Hiroshima. La bomba scoppiò a circa 600 metri sulla città. Un flash, una palla di fuoco gigante, e tutto fu praticamente vaporizzato in un raggio di poco più di un chilometro e mezzo dal punto di impatto. Si stima che circa 80 mila persone persero la vita subito, e che il numero delle vittime crebbe rapidissimamente entro l’anno, a causa delle ferite e degli effetti delle radiazioni.

Eppure, non tutto è morte e devastazione. Ad Hiroshima c’era una piccola comunità di padri Gesuiti che viveva in un presbiterio vicino la parrocchia, situata a poco più di un chilometro dal punto di detonazione, proprio nel centro del raggio di totale devastazione. E tutti gli otto membri di questa comunità scamparono praticamente illesi dagli effetti della bomba. Il presbiterio rimase in piedi, quando due terzi degli edifici di Hiroshima erano crollati e a vista d’occhio intorno a loro non c’erano altro che edifici crollati.

Uno di questi sopravvissuti era padre Hubert Schiffer, un gesuita tedesco. Aveva 30 anni al momento dell’esplosione, e visse fino a 63 anni in buona salute. Negli anni seguenti ha viaggiato per raccontare la sua esperienza. E il Catholic Herald, anni fa, ha riportato uno stralcio della sua testimonianza registrata nel 1976, quando tutti e otto i gesuiti della comunità erano ancora vivi.

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3 Commenti

  1. Alex Galvani scrive:

    Voi siete completamente impazziti.
    I morti “immediati” in quelle due citta’ furono dai 100.000 ai 200.000 esseri umani, TUTTI civili.
    E poi “qualche milione” ebbe la vita devastata per sempre, dal dolore, dalle malattie, da tutto.
    E VOI non provate alcuna vergogna, alcuno schifo a parlare di miracolo divino per 8 sopravvissuti perche’ eran cattolici?
    Ma voi a Hiroshima ci avete lasciato veramente il cervello…
    Io provo vergogna per voi.

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