Google+

Nigeria, ecco perché i “talebani africani” di Boko Haram odiano i cristiani

giugno 28, 2013 Daniele Trenca

Il paese fu evangelizzato nello scorso secolo dai missionari irlandesi, e la convivenza pacifica tra le religioni è appurata e dura da tempo. Troppo per i terroristi islamici

Articolo di Daniele Trenca, tratto da Zenit.org – Nell’Est della Nigeria, c’è uno spicchio di Paese dove è presente la diocesi più pericolosa del Continente Nero. Le malattie e la fame sono problemi che esistono, ma a rendere ancor più caldo il clima dello Stato più popoloso d’Africa non è il sole torrido o le strade polverose, ma la piaga del fondamentalismo islamico.

In particolare il fantasma della setta Boko Haram è sempre presente e rappresenta un pericolo costante per tutti gli abitanti del posto, cristiani in testa. L’ambiente nigeriano si trova ad essere una bomba ad orologeria pronta ad esplodere in qualsiasi momento. Qui il terrorismo è continuo, brutale e preferisce il coltello al kalashnikov, facendo dell’odio verso i cristiani il punto di forza di questa setta integralista.

Dal punto di vista socio economico la Nigeria rappresenta un importante nodo di scambio. Fu evangelizzata nello scorso secolo dai missionari irlandesi, e la convivenza pacifica tra le religioni è sempre stata una conseguenza appurata.

Boko Haram invece fa rima con odio fanatico, poiché questo gruppo mira a dividere e sconvolgere una volta per tutte questa compatibilità religiosa che dura, secondo loro, da troppo tempo. I musulmani devono abbracciare il fanatismo, altrimenti diventano bersaglio dei guerriglieri, mentre i cristiani se ne devono andare, oppure devono convertirsi. Chi non si piega a questo feroce dualismo viene ucciso, o vive nel terrore di subire violenza da un momento all’altro. Secondo Boko Haram la cultura rende liberi ed è peccato. Per questo vogliono che i giovani crescano nell’ignoranza, essendo così più facili da manovrare.

Il gruppo si rifà molto a quello dei talebani afghani, ma il loro vero obiettivo è quello di instaurare in Nigeria uno stato islamico.

In questo fronte anche la Chiesa dà il suo contributo: i sacerdoti ed i vescovi restano al loro posto. Hanno le idee chiare e rifiutano scorta ed auto blindate, restando fedeli alla loro missione di non abbandonare i fedeli finché non resti una sola anima di cui prendersi cura.

L’ex vescovo della capitale Abuja è oggi il Cardinale John Onaiyekan, che incontrammo a novembre scorso, subito dopo che Papa Benedetto XVI lo nominò Cardinale. Egli stesso ci disse della necessità e dell’aiuto che anche i mass media moderni possono dare alla popolazione nigeriana, in modo da diffondere un messaggio di speranza e di pace per le persone del suo Paese.

Essendo uno Stato in eterna lotta, uno dei problemi più ricorrenti sono gli attentati, come quello avvenuto il 25 dicembre 2011 durante la Santa Messa di Natale.

A raccontarci questa esperienza è Jean Paul Kayihura, responsabile continentale di Radio Maria in Africa, che in quel periodo era presente proprio nella capitale nigeriana. Cinque esplosioni che provocarono un centinaio di morti: «Mi trovavo in una Chiesa vicina a quella dell’attentato. Sono rimasto profondamente scioccato perché la gente era andata lì a pregare, per questo era innocente, poiché in queste situazioni non c’è e non deve esserci nessuna manifestazione della violenza. Probabilmente sono altri i motivi di questi gruppi di musulmani fanatici, che utilizzano la religione per mascherarla. Ogni volta, infatti, che si verifica un attentato tutti i capi religiosi lo condannano».

Secondo lo stesso rappresentante della radio cattolica molto attiva in Africa, la soluzione potrebbe arrivare dallo Stato: «Deve garantire la sicurezza», prosegue. «Bisogna amplificare il messaggio della pace fino a quando ogni nigeriano si senta coinvolto nella ricerca della pace, in modo da evitare che un piccolo gruppo disturbi la collettività o lo sviluppo del Paese. Solo la sicurezza permette lo sviluppo. Per questo bisogna insistere sull’educazione alla pace di tutte le religioni».

Ricevi le nostre notizie via email:

Leggi gli articoli sull'app:

Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter per ricevere tutte le nostre notizie!

La rassegna stampa di Tempi
MailUp - Osservatorio statistico 2017 - banner download
Banco alimentare

Tempi Motori – a cura di Red Live

In quattro anni se ne possono preparare tante di novità e i ragazzi californiani non si sono certo risparmiati. A partire dal telaio, che dalla lega di alluminio è passato alla fibra di carbonio, nello specifico UHC Advanced con specifiche Felt, per poter meglio distribuire rigidezza e flex nei punti giusti. NUOVO TELAIO  La fibra […]

L'articolo Felt Compulsion m.y. 2018 proviene da RED Live.

Ispirata dalle moto café racer (e non solo), questa edizione limitata vuole segnare un'epoca. Con una personalizzazione originale e stilosa, sia fuori sia dentro l'abitacolo

L'articolo DS 3 Café Racer, quando la DS suona il rock proviene da RED Live.

Ride the revolution, questo il claim della nuova Yamaha Niken. Un claim che abbiamo sperimentato di persona lungo i 280 km di curve austriache di questo test. Tante curve, tante situazioni meteo differenti per scoprire una moto "normale" che fa cose eccezionali.

L'articolo Prova Yamaha Niken <br> la “carver bike” proviene da RED Live.

Pronto per la seconda metà del 2018, questo sistema promette di ridurre emissioni e consumi e arriverà su molti modelli del costruttore coreano. A cominciare dalla SUV compatta con motore a gasolio. Perché il diesel è tutt'altro che morto...

L'articolo Kia, arriva il Mild-Hybrid sul Diesel proviene da RED Live.

La terza generazione della Volkswagen Touareg si butta nella mischia dei SUV premium forte di numerosi accessori hi-tech. Disponibile per ora solo con motore 3.0 V6 TDI, ha prezzi che partono da 61.000 euro

L'articolo Prova Volkswagen Touareg 2018 proviene da RED Live.