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Lezione americana per la sinistra italiana. A New York sono i democratici a difendere le “scuole libere”

marzo 8, 2014 Redazione

La manifestazione dei sindacati per togliere i finanziamenti alle “paritarie” Usa ha portato in piazza 1500 persone. Quella per sostenerle 11 mila. Un caso molto istruttivo anche per noi

A New York c’è uno scontro interno al partito democratico e il motivo del contendere sono le charter school. Le scuole gestite da organizzazioni no profit private e finanziate solo in parte dal sistema pubblico contrappongono il governatore dello Stato, Andrew Cuomo, che le sostiene, al sindaco della grande mela, Bill De Blasio, che vorrebbe chiuderle. De Blasio e Cuomo si sono sfidati a distanza nel corso di due raduni tenuti martedì scorso. Il risultato? Con De Blasio hanno manifestato non più di 1.500 persone, soprattutto sindacalisti, con Cuomo 11 mila, per lo più studenti e genitori. La superiorità della manifestazione in difesa delle scuole “paritarie” newyorkesi e il discorso trascinante di Cuomo è stato tale, che il New York Times ha paragonato la manifestazione dei detrattori delle “scuole del prestito” e di De Blasio a un «pizza party» in confronto al «super bowl».

LIBERTÀ DI SCELTA. «Siamo qui oggi per dirvi che siamo con voi», ha detto Cuomo alla folla, nel suo discorso alla manifestazione contro le politiche statalistiche di De Blasio. «Voi non siete soli. Noi salveremo le scuole charter». Il Governatore non si è limitato alle rassicurazioni, e ha fatto un discorso trascinante: «Nonostante il freddo pungente – fa notare il New York Times – il raduno è avvenuto in un clima di festa, e il signor Cuomo ha sfruttato l’emozione della folla: “Dicono che fa freddo qui fuori”, ha esordito Cuomo. “Ma non mi sento freddo. Mi sento caldo”». Cuomo ha promesso poi di difendere attivamente l’autonomia scolastica e di contrapporsi alle politiche del suo compagno di partito, De Blasio, che vorrebbe togliere i finanziamenti pubblici alle charter school. Per il governatore di New York, infatti, la scuola charter è «salutare per l’istruzione», e lo dimostrano i 70 mila bambini dello Stato che sono nelle liste d’attesa per entrare le scuole alternative a quelle statali. Il governatore ha promesso di garantire alle scuole charter la «capacità finanziaria, lo spazio fisico e il sostegno del governo per prosperare e crescere», perché, ha spiegato, «i genitori meritano di avere la possibilità di scegliere». «Sappiamo che molte scuole pubbliche stanno fallendo», ha detto aggiunto Cuomo, per questo «abbiamo bisogno di nuove idee».

LA CHIUSURE DI DE BLASIO. Il discorso di Cuomo ha gelato l’entusiasmo del novello sindaco di New York, De Blasio. Davanti al presidio organizzato dai sindacalisti a New York, De Blasio aveva promesso di rallentare la crescita delle scuole charter, già dotate, a suo dire, dei soldi necessari per sopravvivere. Dopo il raduno dei pro-charter, De Blasio, ha raddrizzato il tiro, almeno a parole, spiegando di essere stato incompreso dai media e che la sua intenzione non è chiuderle, ma garantire «eguaglianza di trattamento con le scuole pubbliche tradizionali». Insomma: non è vero che vuole rallentare la crescita delle charter, semplicemente non vuole favorirla.
Però, da quando ha assunto la carica, il primo cittadino, democratico e italo-americano come il suo avversario Cuomo, è accusato di aver fatto di tutto per frenare la crescita e fare chiudere le scuole autonome. Uno dei suoi primi atti in carica quest’anno è stato di riassegnare 210 milioni dollari da un fondo originariamente riservato alle scuole charter e altri gruppi senza scopo di lucro. L’ultimo episodio è stato il ritiro da parte degli spazi pubblici concessi a tre scuole gestite da privati dall’amministrazione Bloomberg.  Tre scuole che – sottolineano i critici – avevano già assunto presidi e insegnanti ed erano nel bel mezzo del reclutamento di studenti. Certamente è nuovo l’atteggiamento di un sindaco che fino alla settimana scorsa definiva «aberranti» le politiche per le charter del sindaco Bloomberg, spiegando che quel sistema «deve smettere di essere tollerato, permesso, sostenuto».

IL DIBATTITO SULLE CHARTER. Secondo il New York Times, «la decisione di Cuomo di parlare al raduno pro-charter ha portato la questione sulla scena». Cuomo non solo «ha distolto l’attenzione dal raduno di De Blasio, ma ha impostato una battaglia politica». Lo scontro, spiega il quotidiano americano, «potrebbe avere ampie implicazioni nazionali visto che l’efficacia delle scuole charter è oggetto di dibattito in tutti gli Stati Uniti» e che il movimento della scuola charter ha ottenuto «il sostegno di molti esponenti del partito democratico, compreso il presidente Obama».

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19 Commenti

  1. Cisco scrive:

    La battaglia per garantire l’accesso di tutti a una scuola pubblica e a basso costo, che sia statale o “charter”, dovrebbe essere appunto “democratica”, quindi sorprende De Blasio, non certo Cuomo (e Obama, se è vero che le sostiene).

  2. Shiva101 scrive:

    Tutti i soldi pubblici date alle scuole private devono confluire in quella pubblica cosi possono essere risolti tutti i problemi legati all’istruzione avendo a disposizione una scuola onesta, della migliore qualità possibile e veramente di tutti.

    Se volete fare proselitismo religioso potete sempre mandare i bambini (senza i quali la chiesa non avrebbe futuro) in parrocchia per l’indottrinamento, le scuole servono ad altro.

    • Cisco scrive:

      E’ vero Shiva, i tuoi ragionamenti come sempre non fanno una piega, anzi una sì: senza i bambini non solo la chiesa cattolica, ma anche quella atea non ha futuro. E tra contraccezione, aborto, eutanasia e droga libera sono seriamente preoccupato per voi: che stiate applicando l’eugenetica su voi stessi per migliorare il mondo?

  3. filomena scrive:

    Shiva,
    condivido ciò che sostieni, aggiungo però che se le scuole paritarie in Italia fossero laiche il problema dello squilibrio di educazione sarebbe inferiore. Ti assicuro che sebbene pochissime esistono scuole private laiche che offrono una alta qualità di istruzione e senza indottrinamenti religiosi.

    • beppe scrive:

      shiva e filomena, andate a leccarvi tra voi su un alto blog. la scuola statale è un parcheggio privato gestito dai sindacati. una roccaforte ideologica, altro che il catechismo della parrocchia. basta con questa favola dell’indottrinamento. e le mitiche scuole LAICHE immagino che sarebbero NEUTRE. SIETE IPOCRITI .

  4. Giuseppe scrive:

    Shiva e Filomena, certo che di confusione in testa e frasi fatte ne avete a iosa! Eccone almeno due, in estrema sintesi.
    1. La scuola di ispirazione cattolica non è “indottrinamento”; è libera scelta dei genitori circa il fondamento educativo dei figli. E’ la solita (voluta?) confusione tra la scuola e il catechismo in parrocchia: sono momenti e ambiti diversi, per quanto complementari nella logica educativa di una famiglia.
    2. Togliendo i soldi statali alle paritarie “possono essere risolti tutti i problemi legati all’istruzione avendo a disposizione una scuola onesta, della migliore qualità possibile e veramente di tutti”. Ma quando mai? Filomena, sei veramente esilarante!!!!!! Un bambino delle elementari costa allo stato 6.500 euro l’anno, per fornire il bel servizio che sappiamo. La retta di una paritaria cattolica è di 2.500. Ammesso che lo stato versi i 500 promessi (con ritardo di anni…), fanno 3.000. Ora, sapete dirmi chi si pappa gli altri 3.500?
    Allo stato – cioè a tutti noi – conviene dare direttamente i 3.000 alle famiglie che scelgono la scuola paritaria, risparmiando un sacco di soldi: con la spesa attuale per due bambini darebbe la scuola a quattro (e avanzano ancora 1.000 euro!). Lo stesso vale ovviamente per le paritarie non cattoliche.
    P.S. La questione è chiara. Se poi uno ha le fette di salame dell’ideologia sugli occhi …. amen!
    P.S. 2 – Filomena: senza bambini non ha futuro non solo la Chiesa. Non ha futuro il mondo intero. Almeno questo ti è chiaro?

    • beppe scrive:

      CIAO GIUSEPPE, GRAZIE PER IL RINFORZO.

    • filomena scrive:

      Vedo che descrivere la realtà dei fatti irrita qualcuno. Quando fa comodo a voi il progresso è indottrinamento di lobby gay ecc ecc. Quando invece si parla di istruzione scolastica che legge la realtà con gli occhiali dei sacri testi allora è libertà di educazione. Non entro poi nel merito delle cifre perché andrebbero analizzate in modo più approfondito.
      Inoltre se legge i bene il mio post ho detto chiaramente che non sono contraria alle scuole private in linea do principio, posto che come tu sostieni costerebbero meno della scuola pubblica. Il valore aggiunto di una scuola pubblica o privata che sia oltre alla qualità degli insegnamenti deve essere la laicità. Se vuoi educare tuo figlio ad essere cattolico lo mandi in parrocchia… dopo scuola.

      • Cisco scrive:

        Certo Filomena/Eloisa: e chi decide cos’è la laicità? Io sono allo stesso tempo cattolico e laico, come tu sei atea e laica.

        • filomena scrive:

          La scuola dovrebbe essere atea nel senso di senza Dio. Per questo come ho già detto c’è la parrocchia.

          • Cisco scrive:

            Beh, Filomena, forse nella scuola che hai in mente non si studiano storia, filosofia, arte e letteratura… insomma, tutte quelle materie in cui si racconta di come l’uomo si è posto il problema di Dio, cercando di dare una risposta (che può essere anche l’ateismo). La scuola può essere “atea” solo se in essa si studia un qualche dio, visto che l’ateismo si definisce in contrapposizione a un qualche “deismo”. Senza riferirti a un dio non potresti neanche definirti atea. Ma si vede che la tua deve essere una scuola per togliere il naturale desiderio di ricerca della verità dal cuore delle persone, e vorresti decidere tu per gli altri. Ma ti faccio presente che è una pura illusione, non c’è riuscito neanche il comunismo sovietico e non ci sta riuscendo neanche quello cinese.

            • filomena scrive:

              Mi sembra ovvio che la storia, la filosofia ecc devono parlare anche del rapporto con Dio che nei secoli ha caratterizzato il pensiero dell’uomo.
              Il problema è l’interpretazione che se ne da. La scuola confessionale non lo descrive in maniera neutra ma come presupposto dell’esistenza dell’uomo.

    • Shiva101 scrive:

      “La scuola di ispirazione cattolica non è “indottrinamento”; è libera scelta dei genitori”

      un corto circuito logico!!
      Che c’entra la scelta dei genitori io ho criticato quello che avviene DENTRO la scuola religiosa.

      La scuola religiosa esiste SOLO per l’indottrinamento visto che quello è il suo scopo, pensi che la Chiesa o l’Islam creano scuole per insegnare la geografia o che 2+2 fa 4?

      “confusione tra la scuola e il catechismo in parrocchia: sono momenti e ambiti diversi”

      Ambiti diversi dove avvengono le stesse cosa: messe la mattina, comunioni, celebrazioni di riti religiosi di varia natura insomma un vero e proprio catechismo su Gesu i santi ecc..
      Che i genitori siano d’accordo è IRRILEVANTE, perche in nessuna scuola questo dovrebbe accadere.

      I bambini devono formarsi in modo LIBERO e non indottrinati, CAPITO?

      Se siete onesti dovreste battervi CONTRO le scuole cattoliche.

      “il servizio che sappiamo” è ritenuto educativamente IL MIGLIORE .. cerca con google “qualità scuole private pubbliche”

      Voi cattolici cosi facendo distruggerete la scuola pubblica, dal 2000 i fondi vengono continuamente tagliati sopratutto grazie alla Destra, mentre sempre piu soldi venogno versati alle scuole private.
      Lo Stato (e l’educazione dei vostri filgi) ci rimette soltanto.

      Questo problema si rilfette anche in altri ambiti come quello sanitario: i privati VOGLIONO che il pubblico faccia sempre piu schifo per avere sempre piu CLIENTI, CAPITO?

      Non avete un Dio a cui la vostra coscienza deve rispondere?

  5. filomena scrive:

    Inoltre posto che l’insegnamento di certe materie è comunque una carenza anche della scuola pubblica, vorrei proprio vedere come la scuola confessionale tratterebbe gli argomenti di educazione civica: descrivendo i patti lateranensi o il diritto canonico?

    • Cisco scrive:

      Filomena si vede che è un po’ che non vai a scuola, l’educazione civica non si insegna più da decenni (sempre che sia mai stata realmente insegnata). Potrebbe comunque provarci Renzi a ravvivarla, magari al posto dell’indottrinamento LGBT (e non vorrei offendere qualcuno se mi limito all’acronimo con quattro lettere invece delle oltre cinquanta possibili “varianti naturali” che riempie l’umanità).

      • filomena scrive:

        Guarda che ho premesso che ê una carenza generale della scuola. In ogni caso possiamo chiamarlo se preferisci diritto pubblico. Il problema nella scuola confessionale è l’interpretazione delle leggi che sarebbe moraleggiante. Si da il caso invece che la legge vale per tutti, la morale è individuale.

        • Cisco scrive:

          La legge e la morale non sono mai completamente separate, e lo prova il fatto che chi ritiene moralmente buoni i rapporti omosessuali, chiede una legge per far fuori chi la pensa diversamente. Così ha scritto il grande giurista liberale Böckenförde: « Lo stato liberale secolarizzato si fonda su presupposti che esso stesso non è in grado di garantire. Questo è il grande rischio che si è assunto per amore della libertà. Da una parte, esso può esistere come stato liberale solo se la libertà che garantisce ai suoi cittadini è disciplinata dall’interno, vale a dire a partire dalla sostanza morale del singolo individuo e dall’omogeneità della società. D’altro canto, se lo Stato cerca di garantire da sé queste forze regolatrici interne attraverso i mezzi della coercizione giuridica e del comando autoritativo, esso rinuncia alla propria liberalità e ricade – su un piano secolarizzato – in quella stessa istanza di totalità da cui si era tolto con le guerre civili confessionali ».

  6. filomena scrive:

    In democrazia vale la regola della maggioranza. Finché per esempio la maggioranza degli italiani non sono disposti a rinunciare alla legge 194, la morale di chi lo ritiene un omicidio testa una regola che vale solo per loro che sono una minoranza.

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