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Mr Family Day spiega il suo No al referendum

novembre 23, 2016 Rodolfo Casadei

«Non è un voto contro Renzi. Ma contro la deriva di un governo che ha riscritto ideologicamente l’antropologia della famiglia». Parla Massimo Gandolfini

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Instancabile, Massimo Gandolfini, coordinatore del Family Day e presidente del Comitato Difendiamo i nostri figli, percorre l’Italia animando incontri per il No al referendum del 4 dicembre. Tempi lo ha intervistato.

Gandolfini, perché il Comitato Difendiamo i nostri figli ha sentito il bisogno di creare un Comitato per il No al referendum costituzionale e perché lei sta girando l’Italia tenendo comizi per il No? È una rappresaglia contro Renzi che non ha mai voluto parlare con voi?
Non è una rappresaglia contro la persona del presidente del Consiglio, anche se amareggia profondamente che lui non cerchi un’interlocuzione con i rappresentanti di milioni di cittadini italiani che si sono espressi attraverso i Family Day. Si ha l’impressione che il presidente del Consiglio sia molto più interessato a intessere rapporti lobbistici che a conoscere e interpretare il comune sentire delle persone. La decisione di votare No non è una vendetta, ma la logica conseguenza di due fatti: il governo ha mostrato una vocazione autoritaria per il modo con cui ha voluto riscrivere ideologicamente l’antropologia della famiglia italiana con due voti di fiducia, impedendo il dibattito parlamentare e senza ascoltare le voci del popolo; la lettura del testo della riforma mostra che il filo rosso che la attraversa è l’accentramento dei poteri nelle mani dell’esecutivo. Un esecutivo che ha già mostrato la sua vocazione autoritaria nell’approvazione della legge sulle unioni civili e che preannuncia di voler approvare le adozioni per tutti, l’educazione gender nelle scuole, la legalizzazione della cannabis, l’eutanasia, eccetera, va contrastato e non assecondato. La riforma darebbe al premier più poteri per fare tutto questo. Per contrastare questa deriva abbiamo costituito il Comitato per il No.

Il premier Renzi doveva misurarsi con lei in un dibattito pubblico sulla riforma costituzionale. A quando l’appuntamento?
La proposta era nata dal premier stesso: all’indomani della nostra manifestazione del 30 gennaio disse: «Mi confronterò parrocchia per parrocchia con Mr Family Day». Mi sono dichiarato disponibile al confronto, ma sto ancora aspettando l’invito. Ne deduco che il premier non ha nessuna intenzione di mantenere fede alla parola data. Cosa che fa un po’ parte delle sue abitudini.

Cosa sta succedendo nelle scuole italiane? Cosa c’è di pericoloso nell’educazione al gender? Non si tratta di un provvedimento mirato esclusivamente a prevenire il bullismo?
La legge sulla Buona scuola contiene, fra le altre cose, la previsione di introdurre in tutte le scuole corsi contro la violenza sessuale e contro la discriminazione di identità di genere e di orientamento di genere. Questa è una denominazione terribilmente ambigua, attraverso la quale si può introdurre nell’educazione dei nostri figli l’ideologia di genere. Se il vero scopo è introdurre una sana educazione contro ogni forma di bullismo e di discriminazione, è sufficiente che i ragazzi siano aiutati ad approfondire l’articolo 3 della Costituzione, che dice che nessun cittadino italiano può essere discriminato per condizioni personali o sociali. Per fugare ogni dubbio, togliamo di mezzo la parola genere, che evoca l’ideologia gender secondo cui non esistono solo due generi, il maschile e il femminile, ma 56 generi diversi. E stabiliamo che i genitori debbano essere coinvolti: devono conoscere il contenuto dei corsi, devono dare un consenso informato preventivo. I contenuti poi devono essere specificati in modo dettagliato nel Piano di offerta formativa e fare parte di un percorso extracurricolare, quindi facoltativo.

Se le proposte di legge lesive della famiglia e della dignità della persona umana alle quali prima ha accennato saranno approvate, voi cosa farete? Organizzerete atti di disobbedienza civile, chiederete l’introduzione dell’obiezione di coscienza rispetto ai contenuti delle leggi?
Certamente non staremo con le mani in mano, siamo attentissimi ai lavori parlamentari. Se passeranno proposte di legge sull’utero in affitto o sull’adozione di bambini da parte di coppie dello stesso sesso, faremo sentire di nuovo la nostra voce, magari con una nuova convocazione a Roma di cittadini che condividono le nostre preoccupazioni.

Il premier è cattolico. Secondo lei come si schiererà su temi come l’eutanasia, la cannabis legalizzata, le adozioni per le coppie dello stesso sesso?
Se per cattolico si intende una persona che dovrebbe fare riferimento con chiarezza e rigore al magistero millenario della Chiesa, non c’è dubbio: qualsiasi tipo di legge che vada contro la difesa della vita dal concepimento alla morte naturale e alla famiglia formata da padre, madre e figli, società naturale fondata sul matrimonio, dovrebbe essere dal cattolico immediatamente rigettata. Ma stiamo assistendo a un film diverso. Stiamo assistendo ad una narrazione nella quale, invocando una pretesa libertà personale, ognuno tira la coperta corta del magistero cattolico dalla propria parte, finendo per smentirne i cardini stessi, perché non esistono nel magistero cattolico l’omogenitorialità, la fecondazione assistita, l’utero in affitto, l’eutanasia, ecc. Un capo di governo che si proclama cattolico e approva queste cose, lascia francamente perplessi.

Al tempo dei due Family Day, papa Francesco non ha disapprovato le iniziative ma non si è nemmeno mostrato entusiasta. Come sono oggi i vostri rapporti con lui?
Il Santo Padre è stato informato in maniera non completa sui Family Day. Fece quel magnifico discorso in cui diceva che doveva iniziare una nuova stagione del popolo italiano, nella quale i vescovi non dovevano più fare i piloti, perché protagonisti devono essere i laici. Abbiamo preso tanto seriamente questo appello che noi laici abbiamo organizzato autonomamente due Family Day. Solo chiediamo che i vescovi siano pastori che fanno sentire la loro voce e richiamano i valori millenari immodificabili della antropologia cristiana. Oggi il Santo Padre ci aiuta moltissimo con i suoi interventi contro l’ideologia gender. Ha parlato di «guerra mondiale contro la famiglia», di «colonizzazioni ideologiche», del gender come «uno sbaglio della mente umana». Sono frasi efficaci, come è consuetudine per gli interventi di questo papa, che ci sono di grande aiuto.

In quante città e province è attivo il Comitato Difendiamo i nostri figli? Quanto siete radicati?
Abbiamo 96 comitati attivi sul territorio nazionale. In alcune zone ci sono gruppi spontanei non ancora strutturati in comitati, curati da esponenti di comitati di zone vicine. Quando si è tenuto l’ultimo Family Day a gennaio i comitati erano 25 adesso sono quasi cento.

Quanto spazio hanno le vostre iniziative sui media? Siete soddisfatti del trattamento che vi riserva la stampa cattolica?
No, per nulla. Abbiamo la sensazione di trovarci di fronte a una congiura del silenzio. Quello che facciamo viene ignorato dai media secolari, perché contrastiamo il loro politically correct. Ma in larga parte la stampa cattolica fa la stessa cosa. In più, alcuni ci danno dei cattofascisti, bigotti, fondamentalisti, integralisti, sanfedisti, anche se le nostre iniziative ricalcano semplicemente il magistero della Chiesa. I muri che non si vogliono più alzare nei confronti dei laicisti vengono alzati contro di noi.

Il 26 novembre a Verona organizzate una grande manifestazione. Qual è l’oggetto?
Sarà la manifestazione nazionale di chiusura delle famiglie per il No al referendum e rilanceremo la nostra linea contro la deriva antropologica, in particolare sul tema dell’introduzione della ideologia gender a scuola. Oggi la politica non interpreta più il sentire delle persone, è autoreferenziale. Chiediamo che venga costituita una forza politica che su questi temi non sia disponibile a mediazioni al ribasso: avrebbe i nostri voti.

Lei ha ambizioni politiche? Si presenterebbe alle prossime elezioni?
No. Voglio continuare a servire questo popolo. Guidare questo movimento di popolo, della società civile contraria alla deriva antropologica è il compito che sento mio. Spetterà ad altri il livello della rappresentanza parlamentare, e posso dire che abbiamo sicuramente all’interno del nostro popolo uomini, donne e giovani che potranno rappresentare in parlamento queste istanze.

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