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Mps e i difficili equilibri delle fondazioni bancarie. Ma non è tutto da buttare

gennaio 25, 2013 Massimo Giardina

Il caso Mps riapre la polemica sulle fondazioni italiane: sono un’anomalia? O è Monte Paschi ad avere creato un sistema clientelare?

La scossa tellurica del credito senese pone una serie di interrogativi sul sistema bancario nazionale e capita spesso di imbattersi in giudizi che peccano di approssimazione poiché tendono a far leva sul sentimento popolare, specialmente in campagna elettorale.
Uno fra i temi affrontati riguarda la bontà o meno del sistema delle fondazioni, ovvero le realtà territoriali a capo delle banche che, per la loro natura no profit, distribuiscono gli utili alle opere ritenute meritorie. 
La vicenda Mps ha però fatto sorgere una serie di domande: le fondazioni sono un’anomalia italiana? Rappresentano la stanza di compensazione tra l’attività bancaria e il territorio caratterizzato in senso politico?
 Non ci si può nascondere dietro ad un dito: il collegamento tra politica e credito c’è e Mps non è un caso anomalo ed isolato. Ma è sufficiente per mettere ombra su tutto il modello?

NON TUTTI COME MPS. Vi sono degli esempi di virtuosità che, contrariamente a Mps, sembrerebbero dire il contrario e dove l’intervento su ambiti di interesse territoriale non avviene in modo patologico. Un esempio può essere l’operazione della Cassa Depositi e Prestiti per il piano di edilizia sociale dove le fondazioni hanno partecipato attraverso fondi regionali per la costruzione di 20-30 mila alloggi di residenza agevolata. 
Lo scorso ottobre, Giuseppe Guzzetti, presidente della fondazione Cariplo e dell’Acri ha risposto a coloro che, senza distinguere caso per caso, attaccavano il “modello fondazioni”: «Come vedete sto parlando di fatti, di iniziative concrete che danno corpo e sostanza alla ragion d’essere delle fondazioni. E sono questi fatti che contrapponiamo alle generiche accuse che da qualche mese alcuni, pochi in verità, economisti ci rivolgono, conducendo su giornali e mass media una faziosa campagna contro le nostre fondazioni. Ne contestano la natura: le Fondazioni sarebbero ibridi pubblico-privati. Su questo punto mi sono chiesto se costoro siano solo a digiuno di diritto o mistificatori. I patrimoni delle fondazioni di origine bancaria non sono dello Stato, ma delle comunità di riferimento, che sono rappresentate nei loro organi di governo».

IL PD E’ LA BANCA E LA BANCA E’ IL PD. Le parole di Guzzetti sono corrette e sarebbero state corrette anche per Monte dei Paschi di Siena se non avessero pagato Antonveneta uno sproposito, se avessero ceduto Banca Toscana in tempi opportuni, se non avessero inventato degli utili per mantenere un certo sistema clientelare, ecc. 
Le fondazioni bancarie sono per loro natura un punto di equilibrio fra azionisti, ergo la bontà del modello dipende da come si costruisce l’equilibrio e se si trascura l’attività bancaria o, peggio, se la si fa andar male per poi inventare dei flussi di cassa destinati finanziare le realtà interessate. Questo è un cattivo equilibrio.
Le casse di risparmio nacquero a fine Ottocento come attuazione della Rerum novarum di Leone XIII e nella prassi vedevano nei parroci i maggiori promotori: persone di fiducia che conoscevano il territorio e che, attraverso le forme cooperativistiche di credito, riuscirono a sviluppare le realtà locali, dalle realtà produttive a quelle no profit.. 
La patologia di Mps è profondamente diversa: finanziamenti a sproposito e indipendenti dalla ricchezza prodotta dalla banca a causa di una politica di matrice assistenzialistica che ha avuto la pretesa di egemonizzare il sistema: a Siena tutto passava da Rocca Salimbeni (cultura, sport, istruzione, ecc.). Bersani dice che il «Pd è il Pd e la banca è la banca»: difficile trovare le differenze.

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