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Meeting. L’infinita ricchezza della realtà spiegata da tre scienziati di fama internazionale. «Com’è possibile? È un mistero»

agosto 28, 2014 Leone Grotti

All’incontro “Dal particolare al tutto” il matematico Lafforgue, l’astrofisico Impey e il paleontologo Coppens alle prese con la sfida del Papa: «Essere amanti della realtà»

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Rimini. È un dettaglio, ma ci sono voluti dieci minuti solo per elencare in modo stringato i curriculum dei tre ricercatori che ieri al Meeting in Auditorium hanno cercato di rispondere alla provocazione di papa Francesco: «Non perdere mai il contatto con la realtà, anzi, essere amanti della realtà» vivendo, come diceva don Luigi Giussani, «senza preclusioni, cioè senza rinnegare e dimenticare nulla».

meeting-rimini-lafforgue-scienza1«COM’È POSSIBILE?». Questo è «un atteggiamento fondamentale» quando si maneggia il metodo scientifico, che più viene applicato in modo serio e più porta alla conclusione che la realtà è «un mistero». Christopher Impey, astrofisico, vicedirettore del dipartimento di Astronomia all’università dell’Arizona, la vede così: «La potenza del metodo scientifico è incredibile. Ci ha portato ad andare sulla Luna, a ispezionare pianeti a trilioni di miglia di distanza da noi, ad avventurarci sulle periferie di buchi neri, ad arrivare ad un trilionesimo di secondo dal Big Bang. Eppure questo mondo così complesso è retto da quattro leggi fisiche e da una matematica austera. Com’è possibile? È un mistero». E non è l’unico: «Noi pensiamo che la matematica sia una creazione della mente dell’uomo, eppure più andiamo avanti e più capiamo che l’universo è un’entità matematica da noi comprensibile. Com’è possibile? È un mistero».

DA SCIENZIATO A FILOSOFO. La reazione dell’astrofisico è la stessa del paleo-antropologo Yves Coppens, l’uomo che detiene il record mondiale di ominidi scoperti ai quali ha dato il nome: «La vita si è sviluppata sulla Terra quattro miliardi di anni fa, i mammiferi 200 milioni di anni fa, i primati 70 milioni, gli uomini 3 milioni soltanto. Ogni passaggio di questa storia mi sorprende e mi meraviglia. Da piccolo la mia curiosità era dettata dalla voglia di diventare uno scienziato e fare scoperte importanti, meravigliose: oggi è cambiata e pur non essendo io un filosofo, la maturità mi obbliga a farmi domande profonde sull’origine della vita e dell’uomo. Io sono sconvolto dal fatto che l’Universo, ad esempio, sia retto da 14 miliardi di anni dalle stesse identiche leggi».

meeting-rimini-lafforgue-scienza3ARIDITÀ E RICCHEZZA. Anche se il campo di ricerca è diversissimo, questa è la stessa esperienza fatta negli anni anche da Laurent Lafforgue, vincitore nel 2002 dell’equivalente del Nobel per la matematica, il premio Fields: «Io mi sento la periferia della periferia della periferia. Perché se quando loro vi parlano di buchi neri o ominidi tutti capite cosa stanno dicendo, se io vi parlassi della mia specialità, le teorie di Langlands, sarebbe un miracolo se due su migliaia che siete qui capissero anche solo l’ambito di riferimento».
Ma «io mi rendo conto che in matematica ci sono verità che non dipendono da noi e che noi non possiamo cambiare, perché non le stabiliamo noi. Ma che questa verità, sotto forma di numeri, esista e che noi siamo in grado di comprenderla è esaltante, fonte di un misteriosa gioia immensa. Soprattutto è incredibile che la matematica, il più povero e arido di tutti i campi del sapere, contenga una ricchezza infinita che ancora oggi non riusciamo ad esaurire».

«DESTINO NON CI HA LASCIATI SOLI».Tutta questa scienza e questo mistero, secondo l’ospite di casa Marco Bersanelli, hanno però solitamente una conseguenza sgradevole: «Nella mentalità comune, sembra che più si scopre la natura scientifica e più il mondo si svuoti di significato, diventando un gigantesco meccanismo privo di senso. Che cosa vuol dire allora che il destino non ha lasciato solo l’uomo?». Geniale la risposta di Lafforgue: «Noi facciamo esperienza solo della periferia, tutte le nostre esperienze sono periferiche. Vediamo solo un’infima parte della verità. Ma il solo fatto di parlare di periferia indica che abbiamo nostalgia del centro. Noi capiamo che desideriamo il centro, che la nostra periferia non ci basta. E quando diventiamo consapevoli di questo desiderio, cresce la fragile e tenue speranza che il destino non abbia lasciato solo l’uomo. Io so che i programmi di Langlands che studio non sono necessari per vivere. Ma il fatto che la nostra mente possa anche solo gustare questa ricchezza, goderne e meravigliarsi di essa, investigandola sempre più a fondo, questo fatto per me è un segno che alimenta la speranza che il destino non ci abbia lasciati soli».

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14 Commenti

  1. luca says:

    scienziati, ma de che?
    va bè dai co ste cavolate, scusate, ma questi sono scienziati quanto io sono ballerina a las vegas

    • luca says:

      scusate, mi correggo Lafforgue lo conosco e conosco molto parzialmente i suoi ambiti di ricerca… per capirci lui studia algebra, che è una parte della matematica molto primitiva e per questo difficilissima che si propone di studiare le rappresentazione, classificazioni e proprietà di insiemi una volta muniti di semplici operazioni tra i loro elementi (gruppi, monoidi, magmi, anelli, spazi vettoriali, algebre, campi, corpi, etc), io invece sono un analista.
      nonostante la mia alta stima per una persona che ha perseguito i più alti conseguimenti possibili in matematica, soprattutto in un campo tanto difficile, mi sembra che le parole qui riportare siano molto, molto, molto suscettibili di interpretazione: stando a questo articolo lui ha detto che nonostante la matematica ti dimostri che la presenza di un divino è inutile nel cuore di moltissimi matematici la rimane la speranza che un essere supremo esista… il che può essere a favore di tutte e nessuna religione…
      dai non strumentializziamo discorsi generici per favore!!!

      ps
      a me sembra incredibile che la frase “…è incredibile che la matematica, il più povero e arido di tutti i campi del sapere…” sia stata mai pronunciata da un solo collega matematico, perché è chiaro a tutti quelli che si avvicinano a questa straordinaria scienza quanto questa sia intrisa di creatività, ricchezza e colore….. che abbiate travisato?

    • kan63 says:

      Tranquillo Luca, il fatto che tu non li conosci non vuol dire che non esistano. Prova a cercare un po’ magari scopri che sono diventati famosi senza dirtelo…

  2. kan63 says:

    Secondo me puoi chiedere se è possibile avere una copia della sbobinatura degli interventi. Per un uomo di scienza come te dovrebbe bastare.

    • luca says:

      a Kan figurati, solo mi sembra strano che un matematico parli in tal senso della matematica…
      ora ti spiego, il concetto che la matematica sia arida e fredda e poco creativa appartiene ai profani, chi invece si è interessato un minimo alla matematica sa che non esiste nulla di più creativo… tutto qui.
      poi magari potrebbe anche averlo detto.
      però ripeto, il discorso che hanno riportato in questo articolo in sostanza dice: la scienza è una cosa, la religione un altra, ma meravigliati di tanta complessità rappresentabile da poche semplici regole ci chiediamo se non sia possibile che esista anche un divino….bene, ognuno si può chiedere quello che vuole questo certamente non implica che la risposta sia si o che la domanda sia fondata….

      • Kan63 says:

        Vero, ma resta il fatto che capita spesso che uomini di scienza che cercano in modo scientifico le regole che governano il cosmo o la materia o la matematica (penso che il definirla arida sia nell’accezione di non contatto diretto, almeno per i matematici puri, con la “materia”), oppure l’evoluzione (come un paleontologo) arrivando a avvicinarsi a queste regole si pongano delle domande sulla natura, l’origine e la raggiungibilitá (insondabile mistero) di queste stesse regole.
        Poi quasi sempre restano atei o agnostici ma con una domanda di fondo.
        E questo fatto un po’ interroga perché se la domanda su Dio me la pongo io che vivo di pane e caciotta, lascia sorpresi che simili personaggi più o meno esplicitamente o indirettamente si pongano domande “simili” e mentre avanzano nelle loro scoperte e come se avanzassero nelle loro incertezze.

        • luca says:

          Kan io sono ateo al 100% e la domanda me la sono posta e me la pongo infinite volte… ma questo non significa molto sai…
          anche perché, anche volendo ammettere l’esistenza di un entità superiore (alla quale cmq la maggior parte degli scienziati non credono), non esiste nessuna necessità che tale entità sia proprio quella alla quale credete voi… per chiarirtelo, anche se uno scienziato si interrogasse sull’esistenza di un creatore e arrivasse alla conclusione che tale creatore esiste, esso sarebbe ben lontano dal creatore da voi descritto

          • Kan63 says:

            Anch’io ero ateo al 100% fino a vent’anni (non agnostico, proprio razionalmente ateo) e quindi capisco bene quello che dici e ne apprezzo l’onestà intellettuale.
            Ma restano due cose:
            1) hai anche tu una domanda che non sai da dove arriva (che poi la domanda su Dio è quella sul nostro senso e quindi sulla nostra realizzazione/felicità quindi se c’è é un po’ difficile metterla via, infatti te la poni “infinite volte”).
            2) tu puoi dire che io non ho la certezza scientifica che Dio sia come lo immagino io ma non puoi egualmente affermare con certezza che non lo sia.

            Un ultimo punto sarebbe sul cos’è l’entità superiore in cui noi crediamo secondo te…escludendo un burbero con la barba bianca sopra una nuvola, un occhio in mezzo a un triangolo nel cielo restano aperte molte ipotesi… io ho un paio di indizi
            a) un personaggio storico che ha detto cose rivoluzionarie per i suoi tempi sugli uomini, sull’amore e dal cui insegnamento è nata una tradizione che ha plasmato gran parte del mondo. E questo tizio in qualche modo si è detto tutt’uno con il padre…
            b) una serie di segni, indizi, che nel tempo in duemila anni fino ad arrivare a me hanno dato ragione a quest’uomo (che si è detto Dio!?!?!) o per lo meno hanno lasciato un ragionevole dubbio che in qualche oscuro modo avesse ragione…

    • Laura says:

      Se la matematica sia creativa e colorata o arida e pallosa non sono in grado di dirlo.
      Ma so per certo che anche solo la contemplazione del corpo umano e il mistero della mente, che ancora conosciamo assai poco, e’ sufficiente per capire, a meno di non essere proprio gnucchi , che l’ipotesi che la realtà si sia formata per caso e’ ridicola.

      • luca says:

        laura, evidentemente sei molto poco scientificamente preparata e formata…
        per metterla in parole semplici la grande varietà delle cose che ci circonda era la condizione necessaria alla formazione di un pensiero cosciente, quindi se le cose non fossero state come sono noi non esisteremmo e non potremmo porci queste domande… quindi ogni universo che permette la vita deve offrire questo tipo di complessità, quindi c’è poco da sorprenderci che noi possiamo contemplarla.

        quindi tutti gli universi in cui esiste qualcosa in grado di porsi una tale domanda offrono tale complessità. e una tale complessità può scaturire da leggi semplicissime… se sei interessata cerca su Google equazione logistica:
        An=R An (1-A(n-1))
        (la trovi anche in altre formulazioni)
        bene questa equazione tanto semplice apre una tale complessità di comportamento che è considerata la madre della teoria del caos

  3. beppino says:

    E’ sempre interessante sentire le argomentazioni degli atei (o presunti tali). Specialmente gli atei “strutturati” sulla scienza e sulla ricerca scientifica e che sulla scienza pretendono di trovare “il” significato delle cose. La scienza é solo un mezzo, un mezzo utile a conoscere la realtà e un mezzo utile a migliorare (se va bene…) la realtà e la vita delle persone. La scienza non spiega le domande fondamentali. Anche se la scienza porta ad un X di conoscenza in quel momento ne sappiamo solo infinito-X… e non occorre essere matematico per capire che infinito-X é sempre infinito per quanto grande si possa immaginare X. E anche se per assurdo l’uomo arrivasse ad assorbire/capire il perché del tutto la logica elementare ci insegna che comunque la cosa non avrebbe senso; perché l’uomo dovrebbe arrivare a comprendere il tutto, arrivando quindi anche al perché del tutto fino anche a coincidere con Dio sapendo che la sua strada é iniziata praticamente dal niente? Fa quindi piacere quando uomini di scienza con dignitosa umiltà prendono atto dell’insignificanza in termini assoluti della realtà umana e gratificano indirettamente Chi potrebbe potenzialmente giustificare il tutto. Quel “Chi” al quale milioni di persone al mondo nel corso dei millenni hanno tentato di aspirare forse con poco ragionamento ma con molta sana e semplice umiltà.

    • Laura says:

      Luchino,
      ti correggo: la maggioranza dei grandi scienziati è stata credente (la storia non è il tuo forte)
      Tu ti poni anche domande e hai sicuramente un desiderio di bene, ma sei arruffato in tutto, nella vita come nell’esposizione.
      Sei irrazionale perché in preda a uno stato d’ansia e di astiosità perenne.
      Per inciso io non sono una matematica (né ho mai minimamente desiderato di esserlo) ma mio padre ha passato la vita a studiare e riformulare principi coinvolgendoci spessissimo nelle sue riflessioni e nei suoi studi.
      Quello che meraviglia non sono le formule ma la semplicità delle leggi che le origina.
      Tutto il creato si basa su leggi semplici e immutabili che la nostra mente può percepire.
      Non può che conseguirne che alla fonte c’è una mente perfetta e razionale che agisce, perché nel creato c’è perfezione e non caos.
      Il caos tante volte è nelle nostre teste.
      Buona serata

  4. Valentina says:

    Ciò che è “mistero” oggi potrà non esserlo più domani. Tante cose che in passato non avevano una spiegazione, e perciò erano considerate “misteri” o “miracoli”, sono state spiegate successivamente in seguito al progredire della scienza. Tutto ciò che esiste nel mondo ha una spiegazione nel mondo. Semplicemente, come avveniva in passato, anche oggi la scienza non ha gli strumenti per rispondere a tutte le domande. Ma potrà averli in futuro. È sempre stato così. Non ci sono misteri, miracoli o entità divine che regolano l’universo, la natura e le sue leggi, ma semplicemente fenomeni naturali che la scienza deve ancora studiare, capire e spiegare.

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