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Lynn è «assolutamente pro choice» ma davanti alla malattia del feto non ha abortito: «Essere malati è forse un delitto?»

maggio 25, 2014 Benedetta

I medici volevano che abortisse a tutti i costi ma lei «improvvisamente, dopo 20 anni di egoismo edonista», si è rifiutata. Oggi il figlio che doveva morire prima di nascere ha 10 anni

Schermata 2014-05-23 a 17.03.28Lynn Ferguson, scrittrice e presentatrice scozzese, «assolutamente e totalmente pro choice», si è scoperta incinta in età abbastanza avanzata, a 37 anni, e «improvvisamente, dopo 20 anni di egoismo edonista», nonostante i medici le abbiano proposto più volte di abortire per i problemi riscontrati al feto, «dissi di no, per me la possibilità non era nemmeno contemplabile». «Non era colpa del bambino, la responsabilità era mia», racconta la donna la sua storia all’emittente di New York The Moth.

SCONTRO CON I MEDICI. I medici cercarono in ogni modo di convincere Lynn a fare l’amniocentesi per verificare lo stato di salute del piccolo: «Più diventavano insistenti, più mi facevano pensare che avrei dovuto farla». Ma sapendo che la procedura diagnostica poteva danneggiare il piccolo o provocare un aborto, Lynn si oppose: «Forse che questo esame potrà dirmi se mio figlio sarà uno sciagurato?».

SINDROME DI DOWN. Alla 20esima settimana di gravidanza, l’ecografia rivelò un’anomalia: «Aveva una testa statisticamente grande. Poi guardando il cranio di mio figlio dissero che aveva delle cisti al plesso coroideo lungo una parete del cervello». Secondo i medici il bambino era affetto dalla sindrome di Down. «La sindrome di Down non era esattamente quello che avevamo pianificato. E sapevo che sarebbe stato probabilmente difficile affrontarla, per noi e per lui, in un modo che non sapevamo ancora». Eppure la fiera pro choice ha difeso il bambino così: «Essere Down non equivale certo ad essere delle brutte persone, vi sembra?».

«TE NE VAI VIA?». Quando i medici scoprirono che il bambino non aveva la sindrome di Down ma la trisomia 18, una malattia genetica presentata spesso come incompatibile con la vita, le consigliarono di abortire. Lynn fu informata che suo figlio sarebbe morto prima di nascere o appena nato e le chiesero di fare almeno un test invasivo per accertare definitivamente la malattia. Lei, però, si oppose ancora: cosa cambia sapere prima o dopo se mio figlio è malato? «Avevo già fatto molte ecografie e mi bastavano. Avevo visto il cuore di mio figlio. Avevo guardato dentro i suoi occhi. Avevo visto le sue mani e i suoi piedi: in un’immagine teneva la mano alzata verso la parte anteriore del mio corpo come per dirmi: “Te ne vai via?”». I medici insistettero nuovamente per l’aborto ma Lynn non fece una piega: «Moriremo tutti. Ma prima è meglio incontrarsi». «Mio figlio aveva bisogno di me», «dipendeva da me fare la scelta giusta e quindi dissi di no».

«VOLEVO VEDERE IL MIO BAMBINO». All’ennesima pressione da parte dei medici perché interrompesse la gravidanza, «non avevamo più scelta: mi chiesero di abortire alla 25esima settimana, dovevamo cambiare ospedale. Ormai era chiaro: volevano vincere una battaglia, mentre io volevo solo vedere il mio bambino». Lynn partorì alla 35esima settimana e poiché il neonato non piangeva pensò «di averlo deluso».
Alla radio si commuove ancora quando ricorda come un dottore riuscì a rianimarlo e a metterglielo in braccio: «Era perfetto. Mi ha guardato negli occhi come per dirmi: “Quella non era che una prova”. “Sono felice che sei qui”, risposi». Il bambino è sopravvissuto in modo inaspettato al primo anno di vita. Non solo, perché «mio figlio oggi ha 10 anni, e a volte è ancora perfetto», fa notare Lynn con ironia. «E come suo padre ha una testa statisticamente grande».

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14 Commenti

  1. Ale scrive:

    Che storia. Mi sono venute le lacrime agli occhi. Una mia amica sta vivendo una situazione analoga e spero tanto che vada tutto bene ma anche nel suo caso l’hanno convinta a fare l’amniocentesi. Mi auguro con tutto il cuore che non sia pericolosa per il bimbo. Quando mi ha detto vedessi come si muove !!! Le volevo dire di non farla… Le volevo dire appunto che suo marito e’ un uomo alto con una discreta ossatura e forse non sarebbe il caso di dare troppo spazio alla statistica…ma chi sono io per influenzare le sue scelte?! Lei ed il marito l’hanno cercato tanto questo bimbo e prego per loro che vada tutto bene. Ma invece di godersi questi mesi sono angosciati.

  2. filomena scrive:

    Essere pro choice non significa necessariamente abortire, significa scegliere. La scelta di questa donna va rispettata nella stessa misura in cui sarebbe stata rispettata quella di abortire. Si tratta sempre di una scelta legittima.

  3. mario scrive:

    L’aborto è il peggiore dei tradimenti, perché a seviziare e a uccidere il figlio è la madre stessa, colei, cioè, che più dovrebbe amarlo e proteggerlo.

    • Chiara scrive:

      Una malattia non è certo un delitto, infatti a soffrirne è prevalentemente la persona malata non gli altri.
      La madre ama il figlio, questo è scontato, ma come proteggerlo da ciò che la malattia comporta?
      In alcuni casi la malattia cromosomica è tala che la persona non può nemmeno controllare i movimenti, parlare o tenere dritta la testa. L’amore dei genitori quindi è l’unica cosa che serve a vivere? Non credo proprio. Non sento mai discorsi che riguardino l’adulto che il bambino diventa e cosa fa giorno per giorno DA ADULTO.
      Sappiamo tutti che essere malati è solo una grande sfortuna e non un reato o una colpa, che non c’è niente di male nell’esserlo. Niente di male per gli altri che tanto stanno bene, ma per la persona malata stessa?
      Credete davvero che la madre possa proteggere un bambino affetto da treto-spirosi-spastica o malattie del genere? Potrà amarlo e sacrificare tutto per lui, ma non sarà mai abbastanza per rendergli la vita diversa da una punizione. Le madri sono spesso convinte di poter essere l’intero mondo del figlio, forse è così quando è un bambino piccolo, ma di certo non dopo. La persona costretta in carrozzella che non può parlare, mangiare da sola e nemmeno tenere dritto il collo e che non avrà una vita affettiva con i propri coetanei, con l’altro sesso ecc sarà davvero appagato per tutta la vita dell’amore della madre?? Mi sembra francamente presuntuoso. E morti i genitori chi se ne occupa? E non venite a drimi i parenti perchè anche quelli invecchiano e muoiono.

    • Chiara scrive:

      Una malattia non è certo un delitto, infatti a soffrirne è prevalentemente la persona malata non gli altri. La madre ama il figlio, questo è scontato, ma come proteggerlo da ciò che la malattia comporta. In alcuni casi la malattia cromosomica è tala che la persona non può nemmeno controllare i movimenti, parlare o tenere dritta la testa. L’amore dei genitori quindi è l’unica cosa che serve a vivere? Non credo proprio. Non sento mai discorsi che riguardino l’adulto che il bambino diventa e cosa fa giorno per giorno DA ADULTO.
      Sappiamo tutti che essere malati è solo una grand e sfortuna e non un reato o una colpa, che non c’è niente di male nell’esserlo. Niente di male per gli altri che tanto stanno bene, ma perchè la persona malata stessa?
      Credete davvero che la madre possa proteggere un bambino affetto da treto-spirosi-spastica o malattie del genere? Potrà amarlo e sacrificare tutto per lui, ma non sarà mai abbastanza per rendergli la vita diversa da una punizione. Le madri sono spesso convinte di poter essere l’intero mondo del figlio, forse è così quando è un bambino piccolo, ma di certo non dopo. La persona costretta in carrozzella che non può parlare, mangiare da sola e nemmeno tenere dritto il collo e che non avrà una vita affettiva con i propri coetanei, con l’altro sesso ecc sarà davvero appagato per tutta la vita dell’amore della madre?? Mi sembra francamente presuntuoso.
      Quando muoiono i genitori chi se ne occupa? E non ditemi i parenti perchè invecchiano anche quelli.

  4. Nino scrive:

    La libertà di scegliere, in questi contesti, è essenziale. E’ ovvio che anche una scelta buona, se non è scelta, diventa costrizione.

  5. Bifocale scrive:

    Essere «pro choice» non significa necessariamente abortire ‘in automatico’, significa poter dare ad ogni donna, in base alle circostanze, il diritto di poter scegliere.

  6. Giannino Stoppani scrive:

    Eh, eh, eh!
    Ganzi i commenti stile “Xerox” di Filomena e Bifocale!
    Della serie: “la fantasia al potere”!
    Resterebbe a questo punto solo da svelare l’arcano meccanismo mentale secondo il quale ad alcuni sembra un segno “emancipazione” il fatto che la diabolica società moderna lasci sul capo di una povera donna tutto il peso della drammatica scelta tra l’ammazzare il proprio figlio o assumersi la “colpa” di lasciarlo campare.

    • Nino scrive:

      La società non ha mai fatto abbastanza non solo per non lasciar sole le donne in questa drammatica scelta, ma soprattutto per evitare che le donne si trovassero in quella situazione.

      Io sogno un mondo (irreale) in cui ogni gravidanza sia voluta e consapevole

  7. Potclean scrive:

    essere pro choice non significa essere abortista? ma l’essere abortista significa includere la possibilità di abortire, quindi di ‘uccidere’ (chiamiamo le cose col loro nome). Davvero non capisco questa moda di ammorbidire le parole: pro choice = abortista. L’abortista non è uno che vuole l’aborto sempre, ma semplicemente uno che avalla la possibilità di abortire. stop

  8. Chiara scrive:

    Una malattia non è certo un delitto, infatti a soffrirne è prevalentemente la persona malata non gli altri. La madre ama il figlio, questo è scontato, ma come proteggerlo da ciò che la malattia comporta. In alcuni casi la malattia cromosomica è tala che la persona non può nemmeno controllare i movimenti, parlare o tenere dritta la testa. L’amore dei genitori quindi è l’unica cosa che serve a vivere? Non credo proprio. Non sento mai discorsi che riguardino l’adulto che il bambino diventa e cosa fa giorno per giorno DA ADULTO.
    Sappiamo tutti che essere malati è solo una grand e sfortuna e non un reato o una colpa, che non c’è niente di male nell’esserlo. Niente di male per gli altri che tanto stanno bene, ma per la persona malata stessa?
    Credete davvero che la madre possa proteggere un bambino affetto da treto-spirosi-spastica o malattie del genere? Potrà amarlo e sacrificare tutto per lui, ma non sarà mai abbastanza per rendergli la vita diversa da una punizione. Le madri sono spesso convinte di poter essere l’intero mondo del figlio, forse è così quando è un bambino piccolo, ma di certo non dopo. La persona costretta in carrozzella che non può parlare, mangiare da sola e nemmeno tenere dritto il collo e che non avrà una vita affettiva con i propri coetanei, con l’altro sesso ecc sarà davvero appagato per tutta la vita dell’amore della madre?? Mi sembra francamente presuntuoso. Cosa succede quando i genitori muoiono? Chi se ne occupa? O non ditemi i parenti perchè invecchiano anche quelli.

  9. Chiara scrive:

    Una malattia non è certo un delitto, infatti a soffrirne è prevalentemente la persona malata non gli altri. La madre ama il figlio, questo è scontato, ma come proteggerlo da ciò che la malattia comporta. In alcuni casi la malattia cromosomica è tala che la persona non può nemmeno controllare i movimenti, parlare o tenere dritta la testa. L’amore dei genitori quindi è l’unica cosa che serve a vivere? Non credo proprio. Non sento mai discorsi che riguardino l’adulto che il bambino diventa e cosa fa giorno per giorno DA ADULTO.
    Sappiamo tutti che essere malati è solo una grand e sfortuna e non un reato o una colpa, che non c’è niente di male nell’esserlo. Niente di male per gli altri che tanto stanno bene, ma perchè la persona malata stessa?
    Credete davvero che la madre possa proteggere un bambino affetto da treto-spirosi-spastica o malattie del genere? Potrà amarlo e sacrificare tutto per lui, ma non sarà mai abbastanza per rendergli la vita diversa da una punizione. Le madri sono spesso convinte di poter essere l’intero mondo del figlio, forse è così quando è un bambino piccolo, ma di certo non dopo. La persona costretta in carrozzella che non può parlare, mangiare da sola e nemmeno tenere dritto il collo e che non avrà una vita affettiva con i propri coetanei, con l’altro sesso ecc sarà davvero appagato per tutta la vita dell’amore della madre?? Mi sembra francamente presuntuoso.
    Quando muoiono i genitori chi se ne occupa? E non ditemi i parenti perchè invecchiano anche quelli.

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