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Luttwak, politologo americano: «Obama ha scarsissime probabilità di vincere»

gennaio 17, 2012 Benedetta Frigerio

Intervista a Edward N. Luttwak, economista e politologo americano: «Con la disoccupazione sopra il 6 per cento, è molto difficile che il presidente venga rieletti. Obama è considerato simpatico ma non all’altezza»

L’ultimo sondaggio della Rasmussen Reports decreta Obama perdente contro
un candidato repubblicano generico, ma vincente contro Mitt Romney, il candidato in testa ai sondaggi del Gop. «Eppure Obama ha scarsissime probabilità di vincere. Anche se tutto è possibile». Edward N. Luttwak, economista e politologo americano, spiega a tempi.it perché le proiezioni elettorali preoccupano solo i democratici, che tendono a dipingere gli avversari come incapaci di incidere e poco coesi. «In realtà gli americani non sono per nulla soddisfatti di Obama. Lo vedono debole: decide una cosa, annuncia che la farà, poi interviene qualcuno e cambia idea».

Romney, però, non sembra lo sfidante adatto se nei sondaggi è addirittura dietro il presidente.
Questo perché non può ancora esprimersi con gli elettori in generale. Durante le primarie repubblicane deve parlare il linguaggio specifico dei singoli Stati e del suo partito. Non può ancora usare un gergo generico per spiegare le sue posizioni a tutta America.

C’è un fattore determinante su cui giocare la partita di novembre?
Gli americani sono emotivi, ma quando la situazione economica degenera reagiscono politicamente. Oggi la disoccupazione è sopra il 6 per cento. Quando la crisi è tale, è impossibile che il presidente, il governatore o il sindaco in carica vengano rieletti.

Dov’è finito il Tea Party? Troppo radicale anche per i repubblicani?
L’idea socialista di Obama è terribile per tutta America: ci ha creduto qualcuno all’inizio, ma ci è voluto poco per comprendere l’illusione, complice anche la crisi. Per questo il Tea Party è riuscito a convincere subito ogni cittadino che Obama doveva rifiutare il modello della socialdemocrazia europea. Il Tea Party non è un partito di fanatici o invasati, come qualcuno ha cercato di dipingerlo, ma un movimento con un obiettivo chiaro: riaffermare la tradizione americana dello Stato minimo, le tasse basse e la spesa pubblica ridotta. E afferma un ideale così consolidato che anche l’amministrazione Obama, pur avendo puntato sull’esatto opposto, si è piegata e ha rinunciato a fare politiche keynesiane e a parlare di programmi sociali. Questa è la sola ragione per cui il Tea Party non urla più.

Ora anche Obama sta attuando una politica di tagli. Cosa potrebbero fare di più i conservatori?
I democratici si stanno impegnando per snellire la spesa, ma non certo quanto potrebbero fare i loro rivali: qui sta la grande differenza tra i due partiti in questa campagna.

Quali sono le chance di Obama?
Obama è considerato un presidente simpatico, che però non è stato all’altezza del suo compito. Perciò solo se la disoccupazione scenderà di molto entro novembre potrà essere rieletto.

In questa campagna si parla molto anche dell’Europa.
È inevitabile. L’Europa sta facendo delle scelte che nessuno capisce. Sono incomprensibili a tutti. Non ci capisce nulla né Washington, né Tokyo, né Londra. È davvero inconcepibile che in un’ emergenza tale si aspetti a pensare a soluzioni comuni che rilancino tutto il continente. Se l’Europa va avanti così anche per gli Usa sarà sempre peggio: la domanda estera in calo è un freno troppo grande.

Se l’Europa non si riprende, come può sperare Obama di abbattere la disoccupazione e di vincere?
Tutto è possibile. Se non riuscirà, però, vincerà sicuramente un repubblicano. A meno che non trovino una ragazza morta o un ragazzo vivo nel suo letto. Cosa potrebbe fare di più un conservatore per risolvere una crisi non solo americana? Applicare al cento per cento il programma del Tea Party anziché l’ottanta, eliminando interi ministeri inutili, facendo tagli ancora più drastici e abolendo regolamenti inutili e costosi.

Nonostante il tema economico sia determinante, i temi sociali non passano in secondo piano.
Questo in America non accadrà mai. La concezione della vita, della famiglia e della religione è sempre presente in ogni campagna, a prescindere dalle contingenze. Gli altri temi sono più o meno sentiti a seconda delle emergenze. Per esempio, se in alcuni frangenti la politica estera ha avuto un ruolo centrale, ora non è così. Ora poi quasi tutti vogliono abbandonare l’Afghanistan.

Chi è lo sfidante del Gop più lontano da Obama e con più probabilità di vincere?
Qualsiasi candidato può battere Obama. Un repubblicano può parlare apertamente di tagliare le tasse e abolire i regolamenti inutili come la maggioranza vuole. Il presidente in carica no: se lo fa, gli si levano contro gli ambientalisti e diverse altre lobby che lo hanno sostenuto.

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