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Lucio Dalla, dopo il funerale ricordiamolo con le sue parole

marzo 5, 2012 Carlo Candiani

Vita, amore, religiosità, fede: Lucio Dalla raccontato dalle liriche delle sue canzoni più belle. «Cosa sarà (…) che ti getta nel mare e ti viene a salvare, che ti fa lasciare la bicicletta sul muro e camminare a sera con un amico a parlar del futuro».

Nelle ore immediatamente successive alla notizia della morte di Lucio Dalla, i media (televisioni, giornali, siti e blog) hanno raccontato la vita e la carriera artistica del musicista. Ognuno con la propria sensibilità: chi si è fermato alle vicende artistiche e chi ha azzardato riflessioni sull’uomo. Come avevamo anticipato, ora lasciamo parlare Lucio, attraverso le liriche delle sue canzoni introdotte da alcuni passaggi di una intervista pubblicata il 5 novembre 2011 sulle pagine di Io Donna.

AMORE
“C’è un filo rosso, una sorta di mistero religioso nell’amore. È un processo di assoluta ricreazione, un sentimento ingestibile, incontenibile. L’amore e la vita sono due cose combinate insieme”.

Da Cara: “Conosco un posto nel mio cuore dove tira sempre il vento, per i tuoi pochi anni e per i miei che sono cento. Non c’è niente da capire, basta sedersi ad ascoltare, perché ho scritto una canzone per ogni pentimento”.

Da Futura: “Nascerà e non avrà paura nostro figlio, e chissà come sarà lui domani, su quali strade camminerà, cosa avrà fra le sue mani”.

Da Chissà se lo sai: “Così parliamo delle distanze, del cielo, e di dove va a dormire la luna quando esce il sole. Chissà com’era la Terra prima che ci fosse l’amore e sotto quale stella, tra mille anni, se ci sarà una stella, ci si potrà abbracciare. Poi la notte con il suo silenzio regolare, quel silenzio che a volte sembra la morte, mi dà il coraggio di parlare e di dirti tranquillamente, di dirtelo finalmente che ti amo e di amarti non smetterò mai, così adesso lo sai, così adesso lo sai”.

VITA
“È una cosa straordinaria. È l’elemento dove il Mistero, la trascendenza, c’entra di più”.

Da Tutta la vita: “ Tutta la vita con questo orribile rumore, su e giù nel buio delle scale, le spalle contro quella porta, tutta la vita a far suonare un pianoforte, lasciandoci dentro anche le dita, su e giù o nel mezzo la tastiera, siamo sicuri che era musica”.

Da Non basta saper cantare: “Ci vuole orecchio e pazienza, per questa piccola voce, muscoli e competenza, anche per portare la croce. Ma una canzone non basta e non basta saper cantare”.

Da Ciao: “Come ad esempio una canzone: mentre la stai cantando di là qualcuno muore, qualcun altro sta nascendo, è il gioco della vita, lo dobbiamo preparare, che non ci sfugga tra le dita, come la sabbia in riva al mare”.

RELIGIOSITÀ
“È sempre rimasto intatto questo mio stupore davanti al Mistero. Credo di più nelle cose che non si vedono che in quelle che si vedono. Sono tutto fuorchè un saggio; ma alla fine ho visto molto”.

Da Cosa sarà: “Cosa sarà che fa crescere gli alberi, la felicità, che fa morire a vent’anni anche se vivi fino a cento. Cosa sarà a far muovere il vento, a dare la morte per un pezzo di pane o un bacio non dato. Che ti porta a cercare il giusto dove giustizia non c’è, che ti getta nel mare e ti viene a salvare, che ti fa lasciare la bicicletta sul muro e camminare a sera con un amico a parlar del futuro. Cosa sarà che dobbiamo cercare”.

Da Itaca: “Capitano, che risolvi con l’astuzia ogni avventura, ti ricordi di un soldato che ogni giorno ha più paura, ma anche la paura in fondo, mi dà sempre un gusto strano: se ci fosse ancora mondo, sono pronto, dove andiamo?”.

Da Piazza Grande: “A modo mio avrei bisogno di carezze anch’io, avrei bisogno di pregare Dio, ma la mia vita non la cambierò mai”.

Da Rispondimi: “Ma tu difendimi, dalle monotonie e banalità, da questa specie di spavento che ci prende e se ne va, ma che ci cambia tutti dentro, ma come fa. Rispondimi”.

Da Henna: “Forse c’è qualcosa che ci cambierà: io credo che il dolore, è il dolore che ci cambierà. Ma io ti cercherò, anche da così lontano ti telefonerò: forse ti chiamerò, perché vedi, io credo che l’amore, è l’amore che ci salverà”.

FEDE
“Non è tanto dalla ragione che nasce la fede: il meccanismo del credere è dentro di noi, nasce insieme a noi. Credere è una rigenerazione. Io sono credente, sono disposto a credere. Anzi, faccio fatica a capire quelli che non credono. Io credo che la morte sia solo la fine del primo tempo”.

Da 4/3/43: “E forse fu per gioco, o forse per amore che mi volle chiamare come nostro Signore. Della sua breve vita il ricordo più grosso è tutto in questo nome che io mi porto addosso”.

Da I.N.R.I.: “Tra mille mondi te ne vai e splendi, o appeso in croce in un garage. Io non ho dubbi tu esisti e splendi, ci guardi e splendi. Di cercarti io non smetterò: abbiamo tutti voglia di parlarti, mi senti? Sono tuo figlio anch’io”.

Da Chi sarò io: “Ti ho visto nascere domani, vorrei conoscere le tue mani. Tempo, dammi il tempo di imparare e il sole per potermi asciugare, un cielo nuvoloso dove venirti a cercare, una nuvola per nascondermi e una nuova bocca per poterti baciare”.

Da Se io fossi un angelo: “Io so che gli angeli sono milioni di milioni e non li vedi nei cieli ma fra gli uomini: sono i poveri e i più soli, quelli presi tra le reti. E se tra gli uomini nascesse ancora Dio, gli ubbidirei, amandolo a modo mio”.

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