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«L’oncologia green cura meglio e fa risparmiare»

maggio 16, 2012 Benedetta Frigerio

Roberto Labianca, primario di oncologia agli Ospedali Riuniti di Bergamo, spiega a tempi.it perché la crisi può rendere il settore oncologico più sostenibile. Grazie anche al supporto di Regione Lombardia.

«Esiste una medicina oncologica sostenibile, occasione per curare meglio e risparmiare». Sono le parole di Roberto Labianca, primario di oncologia agli Ospedali Riuniti di Bergamo, per cui «la crisi è un’opportunità da studiare». Per questo Labianca si sta ingegnando per trovare delle soluzioni insieme al Collegio dei primari oncologi medici ospedalieri (Cipomo) di cui è presidente.

Che cos’è l’oncologia sostenibile?
Al prossimo congresso Cipomo lanceremo il manifesto. Su una serie di aspetti l’oncologia deve diventare più sostenibile. Quello più urgente, per via della crisi e dei tagli, riguarda la sostenibilità economica: la terapia e la diagnostica devono essere accessibili a tutti i pazienti che abbiamo. Dobbiamo servire tutti, ma nello stesso tempo razionalizzare e migliorare le cure.

Come si possono coniugare le due cose?
Se c’è un farmaco registrato fra quelli contro il cancro polmonare, la tentazione è quella di usarlo su tutti i pazienti affetti da questa tipologia di tumore. Con la crisi si deve risparmiare e così siamo costretti a fare più attenzione: se so che probabilmente il farmaco funzionerà solamente su certi pazienti devo usarlo solo su di loro. Con un doppio vantaggio. Avremo meno sprechi e meno terapie inutili.

Si parla anche di ridurre la diagnostica.
Oggi si fanno tantissime Tac e Pet inutili. Esistono molti casi in cui si possono evitare. Bisogna creare delle linee guida che indirizzino l’azione.

La Rete oncologica lombarda (Rol) ha aiutato a sviluppare la “green oncology”?
Certamente, la Rete oncologica lombarda è lo strumento più adeguato per educare. Se intorno al tavolo regionale saremo capaci di creare delle linee guida, con la Rol si potranno diffondere più facilmente le direttive per la diffusione di un’oncologia sostenibile.

Un ambientalismo per l’ambiente o per l’uomo?

Per entrambi. Oggi si fanno tante terapie endovenose, in cui il paziente si deve muovere da casa all’ospedale. Con le terapie orali il paziente inquina meno. Riducendo quindi il malessere delle persone. L’obiettivo è la salute dell’uomo, di conseguenza si deve lavorare anche su quella dell’ambiente. Così si prevengono molte malattie e nello stesso tempo si risparmia.

La ricerca in campo oncologico può essere una risorsa?
La Lombardia sponsorizza la ricerca in modo da fare della sanità una risorsa oltre che un costo. Ci sono molti istituti di ricerca nella nostra regione. Non solo, la Regione finanzia anche la ricerca ospedaliera, che è la più sostenibile. Se si sperimenta un farmaco in ospedale, infatti, la casa farmaceutica deve darlo gratis. Poi c’è la ricerca indipendente per cui i soldi pubblici sono fondamentali: si prova a ridurre il tempo delle terapie, in modo da ridurre i costi farmacologici anche in prospettiva. La ricerca impostata in questo modo è un fattore di sostenibilità molto importante.

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