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Lombardia, non si chiude l’affaire-presidi: «1000 scuole con dirigenti a mezzo servizio»

settembre 10, 2012 Daniele Ciacci

«Avremo 13mila alunni in più, ma gli stessi docenti di un anno fa», il direttore dell’Usr Giuseppe Colosio spiega le sue preoccupazioni dopo la sentenza del Tar sulle buste del concorso: «Non c’è stata alcuna violazione dell’anonimato»

«Quest’anno dovremo ospitare 13mila alunni in più in Lombardia con le stesse classi e gli stessi docenti dello scorso anno. Rischiamo di avere tantissimi alunni per classe. E presidi a mezzo servizio». A tempi.it Giuseppe Colosio, direttore dell’Ufficio scolastico regionale della Lombardia, non nasconde la sua preoccupazione. Respinta la richiesta di sospensione della sentenza del Tar che annullava il concorso per dirigenti scolastici a causa della presunta “trasparenza” di buste atte a garantire l’anonimato dei candidati, la scuola lombarda rischia di viaggiare a una velocità dimezzata rispetto al resto d’Italia, con dirigenti scolastici divisi tra più sedi in luoghi anche molto distanti. Domani, alle 11.30, l’Usr ospiterà una conferenza stampa che chiarificherà la condizione scolastica regionale.

Colosio, quali sono gli esiti della sentenza del Tar?
Sta producendo una situazione molto grave nel controllo delle istituzioni scolastiche. A fronte di un calo quantitativo dei dirigenti scolastici, ne risente la qualità della formazione. Oltre mille scuole in Lombardia avranno un preside a mezzo servizio, senza la possibilità di nominare vicari, per mancanza di fondi. Una carenza che non consente neppure di dare un mezzo di trasporto a quei presidi che dovranno muoversi da una scuola all’altra. Tuttavia, abbiamo avuto molti presidi disponibili a questo sacrificio, ed è bello vedere persone che si fanno carico di una situazione difficilmente sostenibile.

È necessario avere un preside per ogni istituto?
Sì, è importante che ogni scuola abbia il proprio preside. Quando si verificano emergenze, al momento della valutazione degli alunni, nel controllo di bilancio delle attività, quando è necessario incontrare i genitori… Il preside deve esserci. In questa condizione, invece, i dirigenti avranno tempi dimezzati per il doppio degli atti da controllare.

Che opinione ha della sentenza?
È sicuramente un grande dispiacere, perché il concorso era serio, regolare e trasparente. Ciò che rammarica è notare che nessuno ha accertato che si siano verificate le condizioni esibite dalla denuncia, altrimenti si sarebbe scoperto che esse non erano presenti. Adesso, la situazione è critica e il danno rilevante. In concreto, ripeto, non c’è stata alcuna violazione dell’anonimato, perché quando una persona compra una busta, lo fa per impedire la visione di quel che c’è dentro. È chiaro che se l’intento è violare la riservatezza, l’obiettivo può essere raggiunto in mille modi. Sarebbe stato più semplice aprirle, dato che non sono siglate. Esistono metodi molto più semplici per violare l’anonimato che osservare in controluce una busta semi-opaca. Ovviamente questo non è avvenuto.

E adesso?
Siamo convinti che la magistratura e il Consiglio di Stato alla fine si convincerà del comportamento rispettoso che ha avuto la commissione d’esame in tutte le fasi concorsuali. I candidati – mille persone – hanno potuto osservare le buste per ben due volte, e in una di esse hanno inserito il cartoncino con i dati anagrafici. Nessuno si è accorto, in quel momento, che le buste potevano essere trasparenti e ciò non avrebbe potuto garantire l’anonimato. Nessuna norma giuridica dice come debbano essere le buste, che abbiamo ordinato attraverso la Consip, una società per azioni del Ministero dell’Economia che gestisce e razionalizza le spese. Nel suo sito si trova un elenco con centinaia di tipi di buste diverse, con alcune informazioni come il peso e la dimensione. La Consip non ha in offerta buste per concorso. Se si fosse voluta invalidare l’anonimato, avremmo acquistato buste con la finestrella in plastica, ad esempio.

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1 Commenti

  1. giovanni scrive:

    Caro Colosio & Company….
    Prima del ricorso relativo alle buste erano stati vinti altri ricorsi su irregolarità al TAR per la precisione due ricorsi diversi, ove non si parlava per nulle di buste e bustarelle, ma di almeno altre 12 gravi irreglarita’ alcune delle quali riportate sulla prima sentenza, come per esempio la mancanza di collegialità, nella correzione dei compiti, nomine di commissari dimessi con gente senza titolo e presi da altre graduatorie.. correzione in ordine alfabetico dei compiti che confermano le buste… e così via. Basta leggere la senteza del Tar e si evince tutto in maniera lampante, percheè non aspettiamo il merito del Cosiglio di Stato?? cosi leggiamo bene tutte le motivazioni che ci saranno, e non saranno solo quelle delle buste, ma molte molte altre.
    “Poi ci sono i soliti richiami alla correttezza procedurale dei lavori della commissione e la certezza che la giustizia non mancherà di riconoscere tale correttezza, nonché valutare gli effetti benefici che lo sblocco delle nomine avrà sulla scuola lombarda.
    Suggerirei al Direttore Usr Lombardia di considerare qualche altro aspetto di questa martoriata procedura concorsuale: – La trasparenza delle buste non è garanzia della tutela dell’anonimato in un concorso pubblico; non si tratta di accertare la violazione o meno dell’anonimato, in quanto il Direttore sa bene che nessuno potrà mai stabilirlo con certezza.
    L’unica certezza richiesta è che tutto sia stato predisposto al meglio per garantire la tutela del diritto all’anonimato; e ciò non è avvenuto.
    – I tempi di correzione sono stati assolutamente non adeguati per una attenta valutazione degli elaborati, come a più riprese pubblicamente dichiarato anche dal commissario dimissionario, il preside D’Elia.
    – La collegialità va assicurata in ogni momento della correzione, e ciò non risulta dai verbali.
    – Alcuni commissari, forse per scarso allenamento allo studio dovuto ai molteplici impegni o alla raggiunta quiescenza, ne sanno meno dei candidati in materia di pedagogia, teorie di gestione aziendale, e forse anche nella materia normativa; questa mia supposizione è supportata anche da un’autorevole esperta in materia, la dott.ssa Anna Armone, in un articolo apparso su riviste specialistiche.
    – La giustizia amministrativa non è tenuta ad emettere sentenze che ovviino ai guasti prodotti dall’amministrazione: se il concorso Ds è stato bandito con grave ritardo, quando la situazione cattedre in Lombardia era diventata molto difficile da gestire; se il precedente concorso non ha predisposto meccanismi per impedire la fuga dei vincitori del concorso in Lombardia verso le terre di origine dopo soli due anni; se la procedura concorsuale messa in piedi è palesemente superata (le prove scritte sono il massimo dell’oscurantismo procedurale e pertanto si prestano a ricorsi per i cavilli più svariati), è la stessa amministrazione che deve rispondere dei guasti provocati, e non già invocare la giustizia affinchè valuti le conseguenze che un annullamento del concorso provocherebbe nella scuola lombarda. Io credo che di fronte ad una procedura concorsuale che è fin troppo chiaramente deficitaria, non guasterebbe un po’ di autocritica del massimo responsabile dell’istruzione lombarda; forse aiuterebbe anche un po’ smussare i toni di una contrapposizione all’interno della categoria che sta creando non poco disagio.
    “.
    Saluti

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