«Le persecuzioni contro i cristiani dell’Iraq sono arrivate all’improvviso, come la morte». Il racconto di don Georges Jahola
«L’identità di un popolo si rafforza e si radica quando è legata a un pezzo di terra. Un diritto oggi negato alle comunità cristiane perseguitate in Iraq, sia da parte degli attori delle violenze sia da parte di chi, in tutto il mondo ma soprattutto nel mio Paese, sta in silenzio di fronte a quanto accade». Lo ha detto don Georges Jahola, sacerdote della chiesa siro-cattolica nella diocesi di Mosul, nato a Qaraqosh (Niniveh), ora in Italia, in occasione di un incontro giovedì 14 agosto presso la Sala delle Colonne del Duomo. L’appuntamento è stato organizzato dalla Scuola della Cattedrale di Milano e dal Tribunale Rabbinico del Centro Nord Italia.
UNA PRESENZA MILLENARIA. «La situazione – ha esordito Jahola – è drammatica in tutti i sensi: i cristiani, che dieci anni fa erano un milione, ora sono 300 mila». E di questi già 100 mila sono stati costretti a lasciare il Paese a causa della persecuzione perpetrata dalle milizie jihadiste dell’Isil, acronomio di Stato islamico dell’Iraq e dell Levante. «Stiamo parlando di una presenza che risale al primo secolo, di un popolo che custodisce la lingua parlata da Gesù, l’aramaico, forse purtroppo destinato a sparire, di seminatori di pace e civilizzazione che hanno dato un importante contributo in campo medico, scientifico e filosofico, facendo affidamento su una sola arma: la testimonianza della loro fede». Le persecuzioni, però, ha proseguito Jahola, «sono arrivate in città all’improvviso, come la morte, così che siamo stati costretti dall’oggi al domani a voltare le spalle alla nostra terra, alle nostre case e alle nostre chiese. Ed è quello che è accaduto anche ad altre minoranze». Come quella degli Yazidi, costretti a ripararsi sui monti.


PREGHIERA E RACCOLTA FONDI. La Chiesa di Milano, per decisione del suo arcivescovo Angelo Scola, intanto, ha promosso, oltre alla Giornata di preghiera per i cristiani vittime di persecuzione indetta, a livello nazionale dalla Cei, anche una raccolta fondi per aiutare i profughi della fede cristiana e della minoranza etnica degli Yazidi che verrà gestita dalla Caritas ambrosiana. I soldi così raccolti saranno inviati direttamente a Caritas Iraq che già sta assistendo nel Paese circa un milione e mezzo di profughi. Gli estremi per le donazioni si trovano sul sito www.caritasambrosiana.it.
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