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«Le cellule staminali adulte esistono!». Ma media e opinione pubblica le ignorano

gennaio 8, 2013 Andrea Costanzi

Intervista a Colin McGuckin, medico e scienziato che lasciò il Regno Unito per portare avanti lo studio sulle cellule adulte. E oggi ne spiega i risultati

Nel 2008, Colin McGuckin, all’epoca professore di Medicina Rigenerativa all’Università di Newcastle, ci è stato compagno di una battaglia, perduta, contro lo Human Fertilization and Embriology Act, una legge che nel Regno Unito consente di creare embrioni chimera da linee cellulari umane e animali a scopo di ricerca. McGuckin fece scalpore nell’ottobre dello stesso anno per le sue dimissioni dall’Università di Newcastle ed il trasferimento di tutto il suo team di ricercatori a Lione. «Almeno lì sanno che le cellule staminali adulte esistono, non come in Gran Bretagna», disse all’epoca. Oggi è in grado di riprodurre organi tridimensionali a partire da cellule staminali adulte. Così ha creato un mini-fegato da cellule di cordone ombelicale da utilizzare per test farmacologici evitando sperimentazioni di altro tipo.

Professor McGuckin, di cosa si occupa il suo istituto di ricerca a Lione?
Siamo specializzati nel prendere cellule staminali adulte da bambini e adulti, e svilupparle in tessuti diversi per le terapie. Siamo stati i primi al mondo a produrre cellule del fegato da sangue del cordone ombelicale umano da neonati e anche da altri tessuti come pancreas e sistema nervoso. Le abbiamo sviluppate per le sperimentazioni cliniche – soprattutto per i bambini, ma anche per gli adulti – e siamo concentrati nel cercare di ottenere le cellule staminali per l’utilizzo clinico il più rapidamente possibile

Come è iniziato questo lavoro?
Nel 2008 abbiamo creato il fondo di beneficenza Novus Sanguis che si occupava di ricerca sulle cellule sanguigne da cordone ombelicale. Nello stesso anno ci siamo trasferiti da Newcastle (Regno Unito) a Lione per sviluppare qualcosa di completamente diverso – un Istituto “privato” di ricerca in grado di lavorare con i diversi organismi, ospedali, aziende e privati, su una base più libera di quella di un sistema universitario. Nel “CTI-LYON” (Cell Therapy Research Institute di Lione), abbiamo creato una casa più indipendente dove abbiamo potuto svolgere in libertà ricerca etica. Non è stata una decisione facile in quanto la ricerca etica è più difficile e genera profitti molto inferiori. Nonostante la crisi finanziaria globale, io non me ne pento e possiamo rimanere fedeli ai nostri principi. Abbiamo nel corso degli ultimi quattro anni addestrato una nuova generazione di scienziati, farmacisti e medici nel settore delle cellule staminali adulte, non solo in Europa, ma anche in altre parti del mondo.

Quali sono i risultati più significativi che avete ottenuto?
Nel 2004, siamo andati negli Stati Uniti per cercare di sviluppare un sistema tridimensionale di crescita cellulare – perché non volevamo far crescere le cellule in due dimensioni, in una capsula di Petri. Al fine di farle crescere in 3D, abbiamo lavorato con la Nasa per la tecnologia spaziale per mantenere le cellule in movimento in 3D, per replicare il nostro fegato o qualcosa che gli assomigliasse. Ci siamo pertanto specializzati in cellule e a capire come crescono. Per trasformare una cellula in una cellula del fegato, è necessario comprendere l’ambiente e questa tecnologia richiede nuovi biomateriali per tenere insieme le cellule. Questo richiede competenze bioingegneristiche completamente diverse. Quando cerchiamo di crescere cellule che sono simili a quelle dei vasi sanguigni, abbiamo bisogno di una specialità meccanica per mantenere le cellule in movimento.

Che visione ha del futuro in questo campo di ricerca?
Penso che per la prima volta nella storia della ricerca medica, la sola comprensione di come si sviluppa una cellula non è più sufficiente. Abbiamo bisogno di scienziati, ingegneri, bioingegneri, ogni sorta di specialità che non avevamo mai contemplato prima. La mia visione per il futuro è quella di cercare di portare tutte le persone coinvolte insieme per raggiungere quello che non potevano fare individualmente. Voglio fare questo in un modo che sia etico e disponibile nel mondo occidentale e nei paesi in via di sviluppo. La visione di CTI-Lione è quello di aiutare più persone possibile, nel più breve tempo possibile, con le minori risorse possibili, in quanti più paesi possibile.

Le cellule staminali adulte sono quindi già impiegate nella pratica clinica. Perché l’opinione pubblica è ancora all’oscuro dei risultati attuali e delle prospettive future? Quali sono i successi più recenti?
È un paradosso. Noi stiamo facendo un buon lavoro per aiutare i malati, ma i mezzi di comunicazione, i giornali e la televisione non sono così interessati al nostro lavoro perché non è controverso. Le brutte notizie fanno sempre più notizia. Noi e altri ricercatori abbiamo compiuto passi avanti nei trattamenti con le cellule staminali adulte e il nostro lavoro per esempio sta contribuendo oggi alla sperimentazione clinica nel trattamento di bambini affetti da ipossia alla nascita (cui può conseguire paralisi cerebrale infantile), e stiamo anche sviluppando trattamenti ossei per la riparazione della palatoschisi e di altre malformazioni ossee.

Lei ha abbandonato il Regno Unito, al fine di fare ricerca adeguata sulle cellule staminali adulte. Oggi ci sono ancora molti investimenti irragionevoli sulle cellule staminali embrionali?
È deplorevole che così tanto denaro sia stato investito nella ricerca su un solo tipo di cellule staminali negli ultimi anni, con così poca prospettiva di risultato. Edifici di grandi dimensioni sono stati creati per ospitare questo tipo di ricerca, non da ultimo in California, ma non ne è risultata alcuna applicazione clinica. C’è un’espressione: “Meglio non mettere tutte le uova in un paniere”, che è appropriata in ogni campo della medicina.

Qual è la sua esperienza personale prima e dopo aver lasciato il Regno Unito? Sta incontrando maggiore sostegno nella ricerca sulle cellule staminali adulte?
Il mondo è cambiato. La recessione globale e la crisi finanziaria hanno reso molti aspetti della ricerca medica più difficile. Le banche sono state rifinanziate dai governi, mentre gli ospedali e le università sono stati lasciati a soffrire e certamente ci sono meno soldi per la ricerca e le sperimentazioni cliniche ora. Purtroppo per la ricerca e l’impiego delle cellule staminali adulte non è un buon momento, ma noi e altri come noi, si sforzano di continuare. Le persone interessate a una ricerca etica dovrebbero pensare di contribuire sin d’ora al nostro lavoro.

Dal 2008 ad oggi sembra essere cambiato molto nel suo campo di ricerca, è stato anche assegnato un premio Nobel alla ricerca sulle cellule staminali adulte. È ancora accettabile dare lo stesso valore alla ricerca nel campo delle cellule staminali embrionali e adulte?
Mi congratulo con il professor Yamanaka per il suo Premio Nobel. Alcuni sono sorpresi dal premio, ma ciò che è chiaro è che l’entusiasmo per le cellule staminali ha raggiunto tutte le branche della medicina, anche se i risultati non sono ancora consolidati. Le cellule staminali adulte e le embrionali hanno alcune somiglianze, ma in realtà, le prime sono più utili come strumento di ricerca per creare linee cellulari per lo sviluppo di farmaci e per la comprensione delle malattie particolari. Finora le linee di cellule staminali embrionali non hanno contribuito al progresso. Le IPS (cellule staminali pluripotenti indotte forzatamente a svilupparsi in una direzione) e altri tipi di cellule staminali adulte sembrano essere la strada da percorrere.

C’è ancora molta confusione sulla ricerca sulle cellule staminali: questo premio Nobel potrebbe rendere più chiara la strada da seguire?
Il Premio Nobel per la ricerca premia risultati già raggiunti. La commissione del Nobel dà credito ad un lavoro che potrebbe andare avanti e contribuire ampiamente in medicina, ma nessuno può prevedere il futuro. Il pubblico è ancora estremamente confuso su questo tema, ma sicuramente il lavoro sulle IPS è stato indispensabile per fornire alternative credibili all’uso di cellule staminali embrionali umane, in quanto strumento di ricerca più etico e soprattutto più efficace.

Ci sono grandi aspettative da parte dei malati sulla vostra ricerca. Cosa bisogna comunicare?
Dobbiamo spiegarci con la gente, se non lo facciamo, si arriva al tipo di confusione che attualmente regna nel mondo delle cellule staminali. Oggi si pensa che in molti campi la cura sia ormai prossima a venire. Invece dobbiamo chiarire che solo in alcuni casi siamo in grado di aiutare i malati, in altri non possiamo. È solo dicendo la verità e spiegando come la ricerca funziona veramente che possiamo essere di aiuto.

Vede un ruolo di primo piano per la Chiesa cattolica e i suoi organismi scientifici per sostenere lo sforzo di chi si sta occupando sulle cellule staminali adulte?
Ci sono settori della Chiesa che credono nella promozione di questo settore e sono grato a loro. Tuttavia, di fronte a una crisi finanziaria globale come l’attuale, la Chiesa è molto impegnata ad aiutare nella lotta contro la povertà e contro la carenza di assistenza sanitaria di base in molti paesi. La Chiesa deve preoccuparsi di fornire la leadership in molti settori, ma dobbiamo anche cercare di aiutare i più bisognosi.

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2 Commenti

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