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L’Antitrust americana accusa la Apple di aver fatto cartello contro Amazon

aprile 14, 2012 Daniele Ciacci

Steve Jobs insieme a cinque grandi editori americani avrebbe organizzato una “model agency” aumentando il prezzo degli ebook. Il motivo? Evitare il monopolio Amazon e permettere alle case editrici di arricchirsi. L’Antitrust accusa la ditta di Cupertino di aver minato il libero commercio. I giochi sono appena iniziati.

I rapporti tra Apple e Amazon, già minati dalle leggi canoniche del libero mercato, sono ai ferri corti. Mercoledì 11 aprile il Dipartimento di Giustizia di New York ha accusato la Apple e cinque case editrici della Big Six – Hachette, HarperCollins, Macmillan, Penguin e Simon&Schuster – di aver applicato un cartello al prezzo degli ebook, a svantaggio dell’agguerrita concorrenza di Amazon. Il procuratore Eric Holder ha formalizzato così la vicenda: «A cominciare dall’estate del 2009, riteniamo che le persone a capo delle compagnie – preoccupate dal fatto che i rivenditori di ebook avessero ridotto i prezzi – hanno collaborato per eliminare la competizione tra i negozi, arrivando così ad aumentare i costi per i consumatori». In un clima da “mezzogiorno di fuoco”, non è tardata la risposta di Tom Neumayr, portavoce della ditta di Cupertino: «L’accusa di collusione è semplicemente falsa». Ma, a differenza dei vecchi western dove il buono è un angioletto e il cattivo una macchietta, qui la vicenda acquista sfaccettature interessanti che è bene approfondire. Allora, partiamo dall’inizio.

Siamo nel 2009. L’azienda di Steve Jobs sta progettando di lanciare sul mercato l’iPad e si organizza per fornire, tra i vari servizi della piattaforma, l’iBookstore, dove l’utente può comprare libri in formato “digital” e sistemarli comodamente nelle scaffalature della sua biblioteca virtuale. In questo modo, Apple può risicare ad Amazon una fetta di profitti. L’azienda di Jeff Bezos detiene circa il 90 per cento dell’intero mercato dell’editoria digitale e si è creata una folta schiera di nemici tra gli editori cartacei. Sul Kindle, il tablet di Amazon, si possono sfogliare i bestseller del momento pagando la modica cifra di 9,99 dollari: un prezzo insostenibile per i più grandi produttori di testi stampati. Steve Jobs avrebbe quindi invitato i rappresentanti delle cinque grandi testate a una serie di cene al Chef’s Wine Cellar, validissima enoteca nel cuore di Manhattan e avrebbe strutturato, con il loro beneplacito, un agency model. Le case editrici concordano tra loro i prezzi di vendita e Apple ne assorbe il 30 per cento, garantendo il prezzo da esse stabilito nel proprio iBookstore.

L’azienda di Bezos è solita comprare dalle BigSix l’intero titolo, per poi rivenderlo ai prezzi stabiliti dalla gestione interna. Non avendo da versare percentuali di profitto alle case editrici, può garantire un prezzo al ribasso. Tuttavia, a causa della popolarità del tablet di Cupertino, Amazon si è vista mangiare fette sempre più ampie di mercato. Gli editori, forti della propria intesa, evitano la concorrenza e mantengono prezzi elevati. D’altronde, era questo l’obiettivo dichiarato dello stesso Jobs. Secondo gli atti d’accusa, avrebbe detto: «I consumatori pagheranno un po’ di più, ma è questo che voi (gli editori, ndr) volete in ogni caso». Ma l’Antitrust di New York, venuta a capo del complotto, ha accusato i membri della model agency di aver attentato alla libera concorrenza. «Amazon deve essere incredibilmente felice oggi – ha detto Michael Norris, analista della società di market intelligence Simba Information specializzata in editoria digitale – non avrebbe potuto chiedere di meglio». Infatti, Jeff Bezos e compagni hanno già fatto sapere che il prezzo dei titoli virtuali si abbasserà ulteriormente.

La quiete dopo la tempesta, tuttavia, potrebbe essere più dannosa della tempesta stessa. La battaglia legale che garantirebbe la libera concorrenza rischia di spianare la strada a un monopolio Amazon tutt’altro che astratto. Scott Turow, presidente della Authors Guild (una specie di sindacato degli autori), in un lungo articolo su Bloomberg ha addirittura definito Amazon il «Darth Vader del mondo letterario» che, con il suo immenso potenziale economico, fa il bello e il cattivo tempo, arrivando persino a bloccare la vendita dei testi di quelle case editrici che non accettano in toto i contratti proposti da Bezos (come rivela, tra l’altro, John Sargent, CEO dell’editrice MacMillan). Almeno finché Steve Jobs non è entrato in gioco, proponendo una soluzione che arride agli editori ma scontenta i lettori, che si vedono lievitare i costi del libro digitale. E adesso Amazon, indebolita la concorrenza, può muovere le proprie pedine senza ostacoli. Innanzitutto, abbassando i prezzi. La qual cosa, nonostante faccia brillare gli occhi ai librofili informatici d’ultima generazione, rischia di rilevarsi come il tassello finale per il dominio completo della scacchiera del mercato editoriale.

twitter: @DanieleCiacci

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