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«La Spagna evita il salvataggio» ma le proteste a Madrid continuano

giugno 11, 2012 Chiara Sirianni

L’Ue stanzia 100 miliardi di euro per le banche spagnole. Il governo non parla di salvataggio ma la tensione sociale aumenta.

Niente allarmismi: «Ci si salva tutti assieme o perlomeno nessuno si salva da solo». Così il ministro per lo Sviluppo economico Corrado Passera ha commentato l’intervento dell’Europa per il salvataggio della Spagna. Si tratta di circa 100 miliardi di euro che l’Ue ha deciso di erogare sotto forma di prestiti del fondo salva stati. E anche il premier spagnolo Mariano Rajoy mostra ottimismo: gli aiuti accordati alle banche iberiche si devono «alla credibilità che la Spagna si è guadagnata negli ultimi cinque mesi» e «rappresentano la vittoria della “credibilità dell’euro e della stessa Ue». Non chiamatelo salvataggio, insomma. Secondo Passera, «la Spagna ha presentato un piano credibile e l’Europa ha detto di sì».

Nessun rischio contagio per l’Italia? «Lasciar disintegrare l’euro sarebbe immensamente più costoso rispetto ad aiutare i paesi in difficoltà a riprendersi». Anche da Bruxelles fanno sapere che non c’è nessun “caso Spagna”: si tratta solo di «solidarietà». L’obiettivo sembra essere quello di evitare speculazioni su una possibile inadeguatezza degli aiuti offerti. E in effetti quello profilato per la Spagna è un programma rivolto al solo settore finanziario, diverso da quello predisposto per gli altri paesi in difficoltà (Portogallo e Grecia). Lo ha ribadito anche Amadeu Altafaj, portavoce del commissario europeo per gli Affari economici e monetari, Olli Rehn: «Il Fondo monetario non sta finanziando questo programma». Il Wall Street Journal, però, è meno rassicurante: «Due anni e tre salvataggi dopo, l’Europa è in recessione e il contagio si è allargato alla Spagna e probabilmente si avvicina all’Italia». Ora è cruciale per il futuro dell’area euro vedere «se la Spagna potrà evitare un salvataggio completo». Perché  un «completo salvataggio della Spagna sarebbe un cataclisma per l’Europa. L’attenzione è tutta sulle elezioni in Grecia, che costituiscono la “maggiore minaccia”».

La crisi in Spagna ha generato un alto tasso di disoccupazione, un rapido aumento degli ammortizzatori sociali e grandi perdite da parte delle banche, Bankia in testa. Si tratta della quarta banca spagnola per dimensioni, nazionalizzata di recente dal governo. La stampa ha raccontato di una vera e propria corsa agli sportelli bancari, nel mese di maggio: in totale i clienti avrebbero prelevato oltre un miliardo di euro (l’istituto bancario, però, ha smentito la notizia). E la stampa spagnola, come ha reagito? «Salvataggio delle banche» è il titolo di prima pagina del  quotidiano catalano La Vanguardia, mentre la stampa più vicina al governo, ABC, precisa che «l’Europa finanza il settore bancario senza imporre le sue condizioni alla Spagna». Addirittura La Razon (filo-governativo)  titola: «La Spagna evita il salvataggio». Il quotidiano di centrosinistra El Pais è favorevole e parla di «tragedia evitata», mentre El Mundo (centrodestra) è molto più critico, titolando un editoriale «chiamiamolo sequestro». Le colpe? Sia del governo Zapatero che, secondo alcuni, di Rajoy, assieme agli amministratori delle regioni e ai rappresentanti del settore bancario.

Nel frattempo, la tensione sociale aumenta: uno spagnolo su quattro è disoccupato. A Barcellona si susseguono le “Caceroladas”, che consistono nello scendere in piazza armati di pentole. Nell’occhio del ciclone il sistema bancario e in particolare Bankia, i cui uffici sono stati occupati dai manifestanti. A Madrid gli indignados hanno protestato a Puerta del Sol. La terza giornata di mobilitazione (per l’anniversario del movimento 15-M) si è conclusa con otto arresti per resistenza a pubblico ufficiale. Negli scontri tre persone sono rimaste ferite. «Dovrebbero darli ai cittadini quei soldi, non alle banche» è il loro slogan. Anche perché gli stessi istituti bancari, che ora richiedono fondi all’Ue, sono i protagonisti dell’80% degli sfratti a Madrid. Con un tasso di disoccupazione del 23,6% i pignoramenti sono infatti all’ordine del giorno. Il motivo? Senza dubbio le ipoteche, gonfiate dalla speculazione edilizia, e soprattutto una legislazione che prevede – in caso di mancato pagamento – che la banca possa chiedere un ordine di sfratto. A quel punto viene convocata un’asta, e l’istituto di credito può aggiudicarsi l’immobile al 50% del suo valore. Al creditore, senza più una casa, spetta anche l’obbligo di pagare il restante 50%, assieme alle spese giudiziarie. Un vero e proprio cappio al collo, che ha coinvolto dal 2007 ad oggi oltre un milione di persone.

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3 Commenti

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