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La riforma costituzionale trasformerà i sindaci in tanti «sceriffi di Nottingham». Un “no” ragionato

luglio 27, 2016 Rachele Schirle

Intervista a Guido Castelli, sindaco di Ascoli Piceno e responsabile Anci per la finanza locale, autore del libro “No, caro Matteo”: «Diventeremo puri esattori per conto dello Stato»

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«Non saremo sceriffi di Nottingham». Il No al referendum sulla nuova Costituzione ha una ragione particolare per Guido Castelli, sindaco di Ascoli Piceno e responsabile nazionale di Anci (l’Associazione nazionale Comuni italiani) per la finanza locale: la ragione che nasce dal ruolo di sindaco. La Costituzione voluta da Matteo Renzi sarà una pietra tombale sul principio di sussidiarietà e su ogni forma reale di autonomia locale. È la tesi sostenuta da Castelli, cinquantenne, centrodestra, nel pamphlet scritto sotto forma di lettera aperta al premier (No, caro Matteo, dEste, pagg. 122). Verrebbe costituzionalizzata quella che negli anni Settanta veniva definita “finanza derivata”. Da prassi a norma: lo Stato centrale deciderà ogni anno quanto destinare ai bilanci degli enti locali, lasciando ai sindaci il compito di tassare, con tributi locali che non andranno a migliorare i servizi per i cittadini, ma serviranno solo per colmare il debito pubblico.

«Diventeremo come il personaggio nemico di Robin Hood – spiega Castelli – puri esattori per conto dello Stato. Addio all’autonomia, ma anche alla responsabilità: le tasse locali devono essere “misurabili” (rendicontabili) dai cittadini. Se finiscono al servizio del debito pubblico sono un esercizio prefettizio. Il sindaco è scelto dai cittadini. Il sindaco è sottoposto al giudizio e al consenso. Non è un funzionario della Pubblica Amministrazione». La riforma della Costituzione, tra le tante criticità, manifesta questa. E non è poca cosa. È un problema che incide sulla vita di tutte le comunità. «E mi rammarico che questo pasticcio contro l’autonomia locale sia voluto da chi, ex sindaco, aveva detto di voler essere il sindaco d’Italia», aggiunge Castelli.

Un “j’accuse” rivolto a chi nel passato aveva fatto tanto per ribadire autonomia e responsabilità per gli amministratori locali. Per Castelli, Renzi ha cambiato idea. In perfetta continuità con il disegno del governo Monti, Renzi vuole oggi che i sindaci diventino prefetti agli ordini dello Stato centrale. «Io no. Io credo alla sussidiarietà, all’autonomia locale, alle città pubbliche, in cui si possano rifondare i valori della democrazia», continua Castelli. Mentre il nuovo centralismo di Monti arrivava con una crisi complessiva della sovranità nazionale, quello che viene codificato da Renzi avrebbe il sigillo della nuova Costituzione. Con la nuova Costituzione il Comune sarà ridotto a livello di un esattore di balzelli fiscali sempre più aspri. Tasse sempre più alte a livello locale, raccolte dai Municipi per conto dello Stato centrale.

Un sogno infranto, una speranza tradita: il Comune sembrava l’ultima istituzione che potesse essere “compresa” dai cittadini. Un capitolo del libro è dedicato al “mestiere” e al “ruolo” del sindaco e si dà conto di quante minacce ricevano oggi i primi cittadini e quante violenze subiscano gli amministratori locali: destinatari di tutte le domande della comunità, senza aver più le risorse (i bilanci dei Comuni italiani in cinque anni sono stati tagliati di 12 miliardi di euro: l’unica spending review eseguita) per poter rispondere, diventano bersagli per ogni tipo di protesta. «No al referendum costituzionale – conclude Castelli – per me, e per molti sindaci come me, vuol dire sì al principio di sussidiarietà e all’autonomia locale».

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