Google+

La pillola del giorno dopo non è abortiva? Non ci sono prove. Perché l’Aifa ha cambiato parere?

febbraio 12, 2014 Francesco Amicone

La pillola non ha alcun effetto sulla salute pubblica e «le evidenze prodotte non sono assolutamente in grado di escludere gli effetti antinidatori, il cui esito è l’aborto». Intervista a Renzo Puccetti

Puccetti«La pillola del giorno dopo è un farmaco potenzialmente abortivo. Mi sorprende che l’Aifa abbia cambiato la dicitura, eliminando questa informazione dalle avvertenze del farmaco». Renzo Puccetti, medico e docente di bioetica, membro della Research Unit della European Medical Association, referenti di Promed Galileo e socio fondatore dell’Associazione Scienza&Vita, confessa il suo stupore di fronte all’improvviso mutamento di parere dell’Aifa sulla pillola a base di levonorgestrel e prodotta dalla Norlevo. «L’autorità del farmaco italiana – spiega a tempi.it – dovrebbe rendere pubblico l’iter e i passaggi che hanno portato a questo cambiamento. Dovrebbe spiegare quale letteratura scientifica è stata citata e come è stata vagliata. E da ultimo dovrebbe comunicare se questo mutamento di parere è l’esito di una istanza partita dall’azienda produttrice della pillola».

Perché tutte queste richieste? La pillola non è già stata sdoganata dalle autorità del farmaco straniere come “contraccettivo d’emergenza”, smentendo ogni suo potenziale effetto abortivo?
Non appartiene alla metodologia scientifica proporre cambiamenti di dicitura sugli effetti di un farmaco solo sulla base dell’autorità che le ha proposte. Si devono controllare le pubblicazioni. Anche nel lavoro del giornalista si va sempre a vedere qual è la fonte primaria, soprattutto se si sta scrivendo un articolo delicato. Non ci si basa soltanto sulle informazioni degli altri giornali. È vero che ci sono dei “position statement”, pareri, sia da parte della Federazione internazionale ginecologia e ostetricia del 2008, sia da parte dell’Associazione ginecologi americani del 2013, che escludono che la pillola possa indurre un aborto, ma la loro attendibilità scientifica lascia molto a desiderare. Si basa su una letteratura specialistica qualitativamente bassa.

Sta dicendo che l’Aifa potrebbe aver eliminato dalle informazioni della pillola il rischio di aborto, basandosi su pubblicazioni scientificamente poco attendibili?
Vorrei sapere come sono arrivati a cambiare la dicitura. La posizione più corretta, dal punto di vista scientifico, sulla pillola del giorno dopo è che le evidenze prodotte non sono assolutamente in grado di escludere effetti antinidatori del farmaco, il cui esito è l’aborto. Sono aspetti estremamente tecnici, ma importantissimi dal punto di vista etico.

Perché insiste nel dire che gli studi che smentiscono gli effetti abortivi della pillola non sono credibili?
Purtroppo è abbastanza diffuso in tutto l’ambito della cosiddetta salute riproduttiva trarre conclusioni forti da ricerche deboli o, peggio, da dati sperimentali che non le confermano assolutamente. Quando si va a vedere i position statement sulla pillola del giorno dopo di quelle associazioni che smentiscono i suoi effetti potenzialmente abortivi, uno penserebbe di trovare un’estesa citazione della letteratura scientifica, viceversa si trova una citazione di tutte le voci bibliografiche orientate e largamente omissive. Inoltre molti di quegli studi giungono alle loro conclusioni grazie alla citazione di altre pubblicazioni che però – se si va a controllare – non dicono affatto quello che gli è stato fatto dire. In quasi tutti le pubblicazioni che propagandano i benefici della pillola del giorno si assiste a questo sovvertimento della realtà. C’è un controllo di qualità estremamente basso su questi studi, molti dei quali pubblicati da autori che o sono in rapporto di collaborazione con le aziende produttrici di questo farmaco o sono in rapporto di collaborazione con strutture che lo dispensano. Difficile dar loro credito.

L’autorità del farmaco italiana rischia di trarre in inganno i consumatori, i medici, i farmacisti, non facendo una corretta informazione? Non c’è un problema deontologico?
Questa domanda è stata affrontata anche all’interno del dibattito scientifico. Sono stati contati almeno cinque studi, fra varie popolazioni, europee e americane, e tutti sono concordi sul fatto che vi sono tantissime donne che non assumerebbero un prodotto che è venduto come contraccettivo d’emergenza quando ha un meccanismo d’azione che è anche solo possibilmente di tipo abortivo. Molte donne affermano che se stessero assumendo uno di questi presidi, venute a conoscenza di questo meccanismo, lo interromperebbero.

Alla luce di questi studi, qualcuno potrebbe aver pensato che fosse meglio eliminare il problema, almeno solo sulla carta. Che effetti potrebbe avere questo comportamento?
Qui si tratta di un problema enorme che riguarda la validazione del consenso informato. Allorquando mi venga prescritto un medicamento che possa essere confliggente con quelle che sono le mie convinzioni etiche si può addirittura profilare un danno alla persona. E che la pillola del giorno dopo possa provocare l’aborto è contemplato dalla letteratura scientifica. Questo fatto non si può ignorare. Basti rimandare al lavoro di Bruno Mozzanega, che ha pubblicato 170 lavori sulle riviste internazionali. Un minimo di serenità nel verificare i dati di cui tutti gli esperti sono a conoscenza.

Perché non si riesce?
C’è un problema di correttezza per quanto riguarda la trasparenza. Quando le comunità scientifiche prendono determinate posizioni sarebbe corretto che allegassero alla presa di posizione una “disclosure” sui loro possibili conflitti d’interesse. D’altra parte, l’autore quando fa una pubblicazione deve comunicare quelli che sono i possibili conflitti d’interesse.

Potrebbe però esserci un motivo sociale e umanitario dietro questo inganno. Meglio la pillola del giorno che abortire in ospedale, si dice.
In realtà la pillola del giorno dopo non ha fermato gli aborti, dove è stata utilizzata. È un dato ormai acclarato in letteratura. Conosciuto e dimostrato da almeno quattro revisioni della letteratura, di cui tre dall’istituto più prestigioso in questo senso che è l’istituto Cochrane. In Francia, per esempio, l’ultimo dato dice che a fronte di 1 milione e 100 mila pillole del giorno dopo distribuite anche nelle scuole, nell’ultimo anno ci sono stati 220 mila aborti, con un tasso di abortività nettamente più alto fra le adolescenti francesi che quelle italiane. Che la diffusione della pillola del giorno dopo non esplichi alcun effetto nell’ambito della salute pubblica è un dato consolidato.

Ricevi le nostre notizie via email:

Leggi gli articoli sull'app:

Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter per ricevere tutte le nostre notizie!

16 Commenti

  1. filomena says:

    Sostenere che una cellula potenzialmente fecondata a cui viene impedito l’annidamento sia considerato aborto è semplicemente ridicolo. Qui più che difendere la vita umana si difende l’idea di vita. Del resto c’è chi sostiene che anche l’uso del preservativo sia interferire con il “grande disegno” imperscrutabile della vita.

    • Fran'cesco says:

      Filomena,
      ne tu ne io siamo esperti in materia.
      Qualcuno ha una risposta alla domanda:
      “una cellula fecondata che non si annida, muore?”

      • filomena says:

        Il mio post era provocatorio perché la medicina non ha mai definito l’inizio della vita. Lo dico da sanitario. E’ però ragionevole al netto delle convinzioni morali, religiose o personali prima dell’annidamento si parla di un numero molto basso di suddivisioni della cellula che oggettivamente non si può considerare una persona.

        • Fran'cesco says:

          Quindi la risposta e’: si. Una cellula fecondata che non si annida (a causa della pillola o per altri motivi) muore.

          • filomena says:

            Per onestà intellettuale, anche se ovviamente non lo ritengo un omicidio, si la cellula viene espulsa.

          • filomena says:

            Si viene espulsa

          • filomena says:

            Aggiungo che però non è ragionevole dal mio punto di vista parlare di omicidio

            • Gregory says:

              “omicidio”..fai un passo per volta, perché per molti a cui piace divagare coi concetti (e pure forse tu) l’aborto non é omicidio. Bene, vengo alla domanda: come la medicina definisce la morte in utero di un embrione umano? Aborto. Né piú, ne meno.

        • Lela says:

          La scienza ha dato eccome una definizione: quella di essere vivente. Esso 1)nasce 2)cresce 3)si nutre 4)si riproduce 5)muore.
          Quindi la qualifica di essere vivente allo zigote non la toglie nessuno, anche se non è lo zigote ma la morula ad annidarsi, quindi non stiamo parlando di una sola cellula ma di un organismo ai suoi albori.

          • filomena says:

            OK hai precisato alcuni passaggi che volutamente io avevo semplificato perché altrimenti per così dire il discorso diventa di lana caprina, cioè non se ne esce. Qui la cosa sconfina nell’etica e quindi parlarne da un punto di vista unicamente scientifico è di fatto riduttivo. Personalmente ne faccio un discorso di buon senso però questo vale ovviamente solo per me. Nelle fasi iniziali di suddivisione cellulare, quindi prima ancora di diventare un embrione a mio parere non si può definire essere umano vivente. Rispetto comunque chi non la pensa così e del resto mi risulta che nessuna donna è costretta ad usare la pillola del giorno dopo, come pure ad abortire.

            • Gregory says:

              il comcepito nelle fasi che precedono il suo annidamento, é giá embrione. Una conferma: come lo chiamano i procreatici della fivet quando dicono “embryo-transfer” o “congelamento embrionale”. Risposta: embrione. Quindi quell’embrione in fase pre-impianto non può che essere un continuum con la vita che stai trascorrendo ora tu. Quindi, evitiamo di creare dei “limbi-biologici” a-scientifici

La rassegna stampa di Tempi

Tempi Motori – a cura di Red Live

Dopo quattro anni, la SUV americana si rinnova a Detroit. E lo fa con un look rivisto, tanta tecnologia e nuovi angeli custodi elettronici. Top di gamma la specialistica Trailhawk

L'articolo Jeep Cherokee 2018, il restyling debutta a Detroit proviene da RED Live.

Con un look esclusivo e sospensioni più raffinate la Yamaha MT-09 SP va a porsi al vertice della gamma della hyper naked tricilindrica di Iwata. Il suo prezzo è di 10.190 euro f.c.

L'articolo Prova Yamaha MT-09 SP proviene da RED Live.

Nissan propone per il 2018 un restyling di X-Trail che rinnova senza rivoluzionare. Le forme vengono riviste e la lunghezza complessiva aumentata a vantaggio di un bagagliaio più grande. Propulsore e meccanica rimangano invariate. Andiamo a scoprirla

L'articolo Prova Nissan X-Trail 1.6 dCi 130 CVT 2WD Tekna proviene da RED Live.

Sulla breccia da 39 anni, la Classe G ha saputo resistere alle mode puntando su robustezza, affidabilità e su alcuni clienti... "importanti"

L'articolo Classe G, la storia “sporca” della off road Mercedes proviene da RED Live.

DNA OFFROAD Al Salone di Detroit 2018 la Casa della Stella ha presentato la Nuova Mercedes Classe G. Che non ha tagliato in modo brusco i ponti con il passato e – tranquilli –  non si è rammollita: a lei, le SUV moderne fanno davvero un baffo. Nel senso che la G continua ad essere […]

L'articolo Nuova Mercedes Classe G 2018: nel solco della tradizione proviene da RED Live.

MailUp - Osservatorio statistico 2017 - banner download