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La partita energetica dietro il caso Tymoshenko

maggio 1, 2012 Daniele Ciacci

Le fotografie della Giovanna d’Arco d’Ucraina spingono molti a chiedere il boicottaggio degli Europei di calcio. Luigi Spinola ci spiega quali lotte per il controllo energetico stiano alla base della vicenda.

In vista del prossimo campionato Europeo – in Ucraina e Polonia – Angela Merkel ha voluto ricordare all’Ue la drammatica situazione di Yulia Tymoshenko. L’ex premier della Nazione, leader della Rivoluzione arancione del 2004, appellata dai giornali occidentali la “Giovanna d’Arco” dei giorni nostri, è incarcerata dall’undici ottobre dello scorso anno. Dopo che la corte d’appello ha confermato la sentenza di primo grado, la situazione è degenerata. Ora la Tymoshenko – vittima di una grave ernia al disco – attende l’esito della Corte europea per i diritti umani, che vaglia il caso con attenzione. Intanto, l’ex primo ministro ha mostrato alla stampa ferite infertele dal corpo di sicurezza del carcere. Mentre l’Europa minaccia il boicottaggio della manifestazione sportiva, la figlia Eugenia Tymoshenko viaggia per tutta l’Europa sensibilizzando i grandi leader sull’ingiusta prigionia della madre. Tempi.it ne discute con Luigi Spinola, giornalista di Radiotremondo che ha seguito le vicende ucraine sulle pagine del Riformista.

Angela Merkel minaccia il boicottaggio dei Campionati Europei in Ucraina se non si fa luce sul caso Tymoshenko.

Il caso è complicato. Come per ogni sentenza, è difficile rispondere con un’asserzione unica. L’impressione è che ci siano dei grandi vantaggi politici ed energetici per l’attuale presidente Janukovic. L’interesse principale è levarsi di torno il leader dell’opposizione, che nel ballottaggio delle elezioni del 2010 si è scontrata proprio contro Janukovic.

Perché la Tymoshenko è in carcere?

La condanna è abbastanza particolare. La Tymoshenko è rea d’aver firmato degli accordi energetici con la Russia che prevedevano un nuovo prezzo del gas dopo la cosiddetta “guerra del gas” del 2009. I prezzi – considerati dal tribunale lesivi dell’interesse nazionale perché troppo alti – hanno creato un contenzioso tra le parti politiche. Yulia Tymoshenko è un’oligarca dell’energia, una delle donne più ricche dell’Ucraina. In patria è chiamata anche la “Principessa del gas”.

Quindi pesano anche gli interessi economici?

Finché la Tymoshenko è in galera, l’Ucraina ha una posizione di forza rispetto alla Russia. È colpevole di aver stabilito un negoziato sconveniente. Se dovessero liberarla, come è chiesto da più parti, Janukovic dovrebbe ammettere l’infondatezza dell’accusa, e che i prezzi su cui Tymoshenko e Russia si erano accordati non sono lesivi all’interesse nazionale. È un braccio di ferro sul prezzo del gas. La mia impressione è che ci siano ragioni politiche ed energetiche abbastanza evidenti.

Ma il problema sventolato dall’Europa riguarda i diritti umani.

Il boicottaggio parte da un dato di fatto e cioè il trattamento scandaloso del prigioniero. L’indignazione è scoppiata negli ultimi giorni per due ragioni: lo sciopero della fame avanzato dall’ex premier e le foto scattatele dalla figlia che ritraevano i lividi inferti alla madre dalle guardie. La Tymoshenko, non fidandosi dei dottori dello stato, chiede di essere curata in Germania, per poi chiedere asilo politico.

A cosa è dovuto il pressante interesse della Cancelliera tedesca?

Anche dietro le azioni di Angela Merkel c’è una partita politica ed energetica. La condanna europea verso la giustizia selettiva ucraina ha probabilmente un sottofondo politico. Non è soltanto la cancelliera tedesca a chiedere un gesto di clemenza, ma anche Mosca. È chiaro: se l’Ucraina dichiara di aver sbagliato, si pone in una posizione di maggior debolezza nel negoziare i suoi contratti energetici.

Il boicottaggio può essere un’arma efficace?

Sì. Anche solo il rifiuto di presenziare da parte delle autorità può essere una mossa forte. Personalmente sono contrario ai boicottaggi, soprattutto quando sono stati fatti a metà. Come nel 2008, quando la rivolta tibetana era stata sedata nel sangue dal governo cinese. Tutti avevano gridato al boicottaggio, ma tutto si risolse con un nulla di fatto. La Cina è una potenza, non così l’Ucraina che non è neppure nell’Ue.

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