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La correzione fraterna al centro dell’Angelus del Papa

settembre 5, 2011 Angela Ambrogetti

Durante il consueto Angelus domenicale papa Benedetto XVI ha spiegato ai fedeli il significato vero della correzione fraterna. «Essa non è una reazione all’offesa subita, ma è mossa dall’amore per il proprio fratello»

Per chi ha frequentato da piccolo un gruppo parrocchiale o ha fatto parte di un movimento, di una associazione o magari è stato scout sentir parlare di “correzione fraterna” rievoca ricordi dolci e amari. Dolci perché dopo la “correzione” arrivava il perdono, amari perché alla fine ci si vergognava un po’ di essere stati ripresi davanti a tutti gli altri. Per chi è rimasto qualche dubbio domenica prima della preghiera dell’Angelus a mezzogiorno è arrivato papa Benedetto XVI a spazzare via le nubi. «C’è una corresponsabilità nel cammino della vita cristiana: ciascuno, consapevole dei propri limiti e difetti, è chiamato ad accogliere la correzione fraterna e ad aiutare gli altri con questo particolare servizio»  ha detto il Papa commentando il Vangelo del giorno. Una riflessone «sul tema della carità fraterna nella comunità dei credenti, che ha la sua sorgente nella comunione della Trinità».  La correzione fraterna in cosa consiste? «L’amore fraterno comporta anche un senso di responsabilità reciproca, per cui, se il mio fratello commette una colpa contro di me, io devo usare carità verso di lui e, prima di tutto, parlargli personalmente, facendogli presente che ciò che ha detto o fatto non è buono. Questo modo di agire si chiama correzione fraterna: essa non è una reazione all’offesa subita, ma è mossa dall’amore per il proprio fratello».
 
 
Gesù indica tre livelli di correzione: «Prima tornare a parlargli con altre due o tre persone, per aiutarlo meglio a rendersi conto di quello che ha fatto; se, malgrado questo, egli respinge ancora l’osservazione, bisogna dirlo alla comunità; e se non ascolta neppure la comunità, occorre fargli percepire il distacco che lui stesso ha provocato, separandosi dalla comunione della Chiesa». Altro frutto della carità è la preghiera comune e concorde. «La preghiera personale – spiega il Papa – è certamente importante, anzi, indispensabile, ma il Signore assicura la sua presenza alla comunità che – pur se molto piccola – è unita e unanime, perché essa riflette la realtà stessa di Dio Uno e Trino, perfetta comunione d’amore». Queste forme di carità vanno esercitate, la correzione fraterna richiede molta umiltà e semplicità di cuore, e la preghiera, deve salire a Dio da una comunità veramente unita in Cristo».
 

Salutando i fedeli il Papa ha ricordato l’apertura del  XXVI Congresso Eucaristico Nazionale ad Ancona dove si recherà domenica prossima. Un «evento di grazia, che nel santissimo Sacramento dell’Eucaristia adora e loda Cristo, sorgente di vita e di speranza per ogni uomo e per il mondo intero». Il Papa ha salutato in modo particolare I bambini e i giovani che iniziano un nuovo anno scolastico e catechistico. «Quest’anno sia per tutti voi un tempo per crescere in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini . Invoco la luce e la forza dello Spirito Santo per gli educatori, affinché il loro impegno porti abbondanti frutti nei giovani cuori». In Italiano poi un saluto alle ACLI, Associazioni Cristiane dei Lavoratori Italiani, al termine dell’Incontro di studio sul tema del lavoro, a 30 anni dall’Enciclica Laborem exercens del Beato Giovanni Paolo II. Un apprezzamento per la attenzione a questo documento «che rimane come una delle pietre miliari della dottrina sociale della Chiesa».

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