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In-Presa sbarca alla Borsa di Londra. «Sono stati loro a venire da noi, si sono affezionati ai ragazzi»

marzo 19, 2013 Matteo Rigamonti

Davide Bartesaghi, amministratore delegato di In-Presa, racconta a tempi.it come è nata la collaborazione tra la cooperativa sociale e la Borsa di Londra e soprattutto di Milano.

In-Presa sbarca alla Borsa di Londra per inaugurare una giornata di contrattazioni sui listini, in compagnia di colossi del non profit di respiro internazionale come Unicef. Giovedì scorso, infatti, i rappresentanti della cooperativa sociale che ha sede a Carate Brianza (MB) e che da quasi vent’anni opera con passione educativa e impegno concreto nell’ambito dell’affido diurno, formazione e inserimento lavorativo dei ragazzi in situazioni di difficoltà sociale, scolastica e lavorativa hanno partecipato al Charity Training Day a Londra, organizzato dalla Fondazione del London Stock Exchange Group.

Durante la giornata, i rappresentanti di In-Presa hanno avuto la possibilità di illustrare le attività svolte della cooperativa brianzola in favore dei tanti ragazzi del territorio, in particolare quelle che da un anno coinvolgono anche la Borsa di Milano, e la peculiarità del suo metodo educativo, impostato dalla fondatrice Emilia Vergani e tuttora perseguito. Altri partner dell’evento, oltre a In-Presa, sono state Friendship Works, Unicef e Habitat for Humanity. In occasione del Charity Trading Day, inoltre, le commissioni di negoziazione del giorno sui mercati azionari sono state donate in beneficenza, per un importo atteso di oltre 500 mila sterline di raccolta (più di 580 mila euro). Tempi.it ha chiesto a Davide Bartesaghi, amministratore delegato di In-Presa, di raccontare come è nata la collaborazione con la Borsa di Londra e quella di Milano e di fare un primo bilancio della partnership con London Stock Exchange Group.

Bartesaghi, come ha fatto In-Presa ad arrivare fino alla Borsa di Londra?
È stata la Borsa di Londra a venire da In-Presa. un anno fa, infatti, la Cooperativa sociale In-Presa è stata scelta dalla Fondazione del London Stock Exchange Group come Charity Partner per un periodo di tre anni.

Che cosa li ha convinti a scegliere voi?
Noi, come tanti altri enti non profit, cooperative e fondazioni, ci siamo candidati con un nostro progetto alla Borsa di Milano (che dal 2007 si è fusa con la Borsa di Londra, ndr) e loro, dopo aver svolto un’indagine interna tra i dipendenti, hanno fatto la loro scelta. A convincerli è stato il fatto che noi non gli abbiamo proposto solamente un contributo economico sotto la forma delle donazioni, che pure ci sono, ma abbiamo proposto anche il coinvolgimento operativo dei dipendenti in attività di volontariato e formazione per i nostri ragazzi.

Come si svolge il progetto?
Ci sono due distinti gruppi di ragazzi che frequentano In-Presa e che periodicamente si recano alla Borsa di Milano per fare un’esperienza di formazione e lavoro oltre lo studio: il primo si interfaccia con i professionisti della reception, della control room e assistenza ai computer; il secondo, invece, simula, guidato da un team di dipendenti della Borsa, l’impresa di lanciare sul mercato una catena di ristoranti per cui si rende necessario accedere ai finanziamenti e così scoprono anche perché esiste la Borsa.

Una cosa nuova…
Nuova eppure in linea con l’impostazione di In-Presa, che ha sempre guardato al lavoro come a una possibilità perché i ragazzi riscoprano il gusto del fare e il proprio valore, accorgendosi così che un posto per loro nel mondo c’è. Perché, come una volta ha detto uno di loro: «È dal saper fare che imparo che cosa è il sapere». E questo tipo di collaborazioni, di work-experience, che In-Presa predilige, hanno un importante valore educativo. I nostri ragazzi, infatti, tornano dalla Borsa di Milano che camminano a tre metri da terra, talmente sono entusiasti. È un’esperienza affascinante.

Pensa che chi lavora in Borsa abbia tempo da dedicare a un ragazzo?
La partecipazione dei dipendenti è una delle cose più belle. Pensi che loro si sono persino affezionati ai nostri ragazzi; fino al punto che alcuni ci hanno chiamato per offrirci chi una raccolta fondi con amici e chi di far consegnare i dolci prodotti da In-Presa ai clienti della Borsa. C’è anche chi ci ha preso come sponsor benefico per il suo gruppo iscritto alla Milano City Marathon 2013. È bello il coinvolgimento che ne è nato: i dipendenti della Borsa di Milano sentono che stanno “facendo” In-Presa, che partecipano a costruirla; mentre noi sperimentiamo che, come sempre ci diciamo, In-presa esiste solo se c’è un popolo che la sostiene, perché noi da soli non ce la faremmo a sostenerla. Il nostro desiderio di bene, da solo, non basterebbe.

E i “capi” della Borsa come vedono questa possibilità?
Una volta ho rivolto la stessa domanda a una persona, un dipendente che ci accompagna in questa avventura. Ho chiesto se i loro superiori la vedessero come una perdita di tempo, come qualcosa di innocuo da sopportare o che altro. Sa cosa mi ha risposto? Che ci tengono tantissimo. Per tre ragioni: la prima è che sono convinti che i leader del futuro dovranno avere senso di responsabilità e qui lo imparano avendo a che fare coi nostri ragazzi; la seconda è che in Borsa si è tutti abituati a comprare e vendere numeri, spesso dimenticando che dietro ad essi ci sono delle persone, e questa esperienza li riporta a poggiare i piedi sulla realtà; terzo, che riscoprono ogni volta che incontrano i ragazzi che il tempo è dato anche per fare altro oltre al lavoro e se c’è una cosa di valore in cui impegnarsi, tempo e spazio si trovano sempre.

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